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21 paralleli

2012, 21 gennaio

Il governo del mondo aveva deciso che per risparmiare i paralleli sarebbero stati ridotti a 21, così da riunire più stati in uno e far diminuire i costi di gestione dei governi.

Mia sorella si era alzata presto per finire di preparare la sua valigia, quella che l’avrebbe portata in una terra lontana, quella che una volta si chiamava America del sud, ora non so più come si chiami.

Ho aperto gli occhi in un letto grande, dentro una stanza ancora buia, mentre pian piano fuori iniziava ad albeggiare. Mia madre ha attraversato la stanza cercando di non fare rumore, sollevando i piedi nelle sue pantofole nuove. La persiana della stanza da letto dei miei genitori stranamente era calata fino a terra.

Ho pensato a quello che mia madre aveva detto la sera prima. Sedute ancora a tavola, lei con la sigaretta accesa ed un bicchiere di vino davanti: adesso sarà difficile andare a trovare tua sorella. Attraversare 21 paralleli costa troppi soldi, e chissà per quanto tempo non potremo vederla. Si è alzata. Ha spento tristemente la sigaretta ed è andata a letto.

Ho aperto gli occhi. Mia sorella era già sull’uscio della porta, pronta ad andare via. Neanche un saluto. Mi sono alzata e sono corsa a salutarla. Non volevo piangere, non volevo credere che non ci saremmo viste per tanto tempo. Mio padre era già uscito. Mia madre in cucina stava bevendo un’altra tazza di caffè.

Ho aperto gli occhi e ho pianto. Ho pianto per uno stupidissimo sogno. Mi sono seduta nel centro del letto, mentre stavolta la luce vera filtrava dagli scuri socchiusi. 21 paralleli in realtà non sono tanti, non credo rappresentino delle distanze insormontabili. Perchè allora, mi chiedo, io non riesco a stabilire delle relazioni stabili? Perchè mi arrovello sempre su questa domanda? Perchè questa solitudine?

Mia madre sta di nuovo male, subirà un nuovo intervento per evitare il collasso di un’altra vertebra. Io non so come starle accanto, io non so cosa fare? Io mi divido tra lei, il lavoro, qualche ora con l’uomo, piuttosto che con mia sorella. Io sono terribilmente infelice. Non mi piace questa vita fatta di ore trascorse a lavoro, per strada per spostarmi da una casa all’altra, ore che non mi appartengono.

La gente mi avvicina e poi si allontana. Io rovino tutto.

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ansia

2012, 15 gennaio

poi mi prende una specie di ansia. nel senso che se silenzio deve essere che silenzio sia, ma dato che da venerdì pomeriggio sono ormai passate 48 ore e lui non ha neanche risposto ad un mio messaggio mi chiedo, credo lecitamente, se sia successo qualcosa a lui, a suo figlio o a sua moglie (come sono premurosa!!). mi ripeto che questo non me lo merito. mi ricordo che invece è  proprio questo quello che mi spetta, che io lo sapevo sin dall’inizio, che lui, com’è noto, non li lascerà, che mi devo riprendere la mia vita e che, cazzo, almeno un messaggio avrebbe pure potuto mandarlo.

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nel frattempo

2012, 14 gennaio

nel frattempo mia madre, in bagno, piange. mi mordo il labbro, per non piangere anch’io, la imploro di uscire, venire con me al supermercato, tanto non stiamo via tanto, dai, usciamo che ti fa bene, almeno cambi aria un pochino. ma lei è irremovibile da questa decisione di non uscire di casa, alza quasi la voce un attimo per dirmi di andare via. mi sono voltata. ho salutato con un filo di voce e sono uscita. ho pianto anch’io, ma lei non lo sa.

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Poi non mi ha più parlato.

2012, 14 gennaio

E’ stata una settimana di parole che ci siamo detti, parole che si sono rincorse, parole che ci hanno fatto prendere una nuova consapevolezza, parole che non sappiamo pronunciare, che bisbigliamo impauriti che segnino la fine.

Tutto è iniziato con i miei post dello scorso fine settimana. Tu su di me puoi contarci, io ci sono sempre, tu devi parlare con me. Certo, lo so che posso contare su di lui, peccato che le parole e i sentimenti non vengano fuori a comando e che il nostro sia un tempo scansito dal conto alla rovescia.

In piedi in cucina ho parlato. Sono stanca, per l’ennesima volta di questo tempo rubato, dei sabato pomeriggio davanti al computer, sperando che le ore passino velocemente, delle sere a casa, dei giorni tutti uguali, di non poterti avere accanto, di questo malessere, di vedere i desideri frustrati, la mancanza di quella condivisione di cui si parlava tanto all’inizio. Ieri abbiamo fatto una passeggiata, eppure non ero felice che fossi con me, tanto sono abituata ormai a stare da sola, è come se fosse passato quel momento, ieri noi l’abbiamo rubato a qualcun’altro, io l’ho rubato a lei e così non mi piace, non voglio più ritagli di tempo. Non vado al cinema da non so quanto tempo, come non vado a cena fuori, nè faccio una passeggiata spensierata in giro, mi è passata la voglia di fare tutto, perchè volevo fare queste cose con te, ma tu, com’è lecito, non sei ancora riuscito a parlare con lei, anzi le hai parlato, le hai detto tutto e…m’interrompe: ma non trovo il coraggio di andare via, la forza di fare le valigie ed andarmene, perchè penso a come farebbe quella donna senza di me e poi mio figlio, io non ce la faccio a lasciarli.

Io non ce la faccio a lasciarli.

Io come devo reagire a queste parole? Lasciami stare allora. Quasi non ci credevo di avere pronunciato queste parole. Lasciamo stare allora, mi ha ripetuto l’indomani. Ma ci siamo visti di nuovo il giorno successivo. Tu è come se non avessi voglia di stare con me, quando troverai un pò di tempo per me? Dopo che ne avrò trovato un pò per me. Allora domani sera non ci vediamo? No, scusa, io non avevo capito che il Catania giocava di sera, ho preso un impegno con Irene e la nostra amica che poi riparte.

Poi non mi ha più parlato.

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Antipasto

2012, 8 gennaio

Domenica a pranzo dai miei genitori, ormai, da quando sono andata a vivere a casa mia questa è diventata una tradizione. Ho fatto più tardi del solito, infatti mio padre è arrivato prima di me, ma sta facendo una doccia, così mi metto allavello in cucina e preparo una mini insalata con i ravanelli-bio.

Mia madre è accanto al piano cottura, vicino a me. Ieri sera papà l’ha portata alla guardia medica per via dei dolori alla schiena che da quattro giorni hanno ripreso a torturarla. Il medico le ha detto che si tratta di due vertebre schiacciate e che questa volta non sarà semplice come a maggio, se ci sarà un intervento sarà più complicato, come più lenta sarà la ripresa. Mia madre, da quando ha subito l’intervento per la riduzione alla miopia che ha dato inizio a questo calvario di acciacchi da cui sembra proprio non uscirne più, sembra crogiuolarsi in questo stato di malattia, dà quasi l’impressione di goderci, come se sapesse che non c’è fine a questi malesseri, come se non fosse capace di reagire, come se tutto sommato lamentarsi perchè sta male quasi quasi le piacesse.

Ad un tratto s’interrompe e dice: Senti, ti faccio un assegno, che se mi succede qualcosa, io non voglio che tuo padre sappia di quei soldi che ho in banca.

L’ho guardata sbigottita: Ma che cazzo dici?

Tituba per un attimo, insiste.

Non devi neanche dirle queste cose cazzo! Va bene, fai un assegno, lo mettiamo nel mio cassetto e appena ti riprendi lo strappiamo, ok?

Ok, dice rasserenata.

Mi chiedo, quando noi eravamo piccoli loro avevano sempre la soluzione a tutti i mali, la febbre, il raffreddore, un ginocchio sbucciato, la tosse, il naso che cola, loro sapevano farci stare meglio, io non ho una soluzione ai loro mali, non ho suggerimenti, io sono impotente, non so squoterla, non so darle un pò di buon umore come facevano loro, come devo fare io?

Irene dice che noi dobbiamo farci la nostra vita che mio padre e mia madre dovrebbero prendersi cura l’uno dell’altra, ma non è così, mia madre non parla, non chiede, mio padre fa altrettanto, la loro è una strana convivenza. Io non riesco ad avere il giusto distacco, sono i miei genitori, ma non so cosa fare. Mi sento impotente anche nei loro confronti.

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Il riccio

2012, 7 gennaio

Ma il mio malessere non è assolutamente dovuto all’assenza dell’uomo. Io sto male perchè mi sento impotente. Impotente di fronte ai problemi di salute di mia madre, di fronte alla crisi di mia sorella che tra pochi giorni finirà un altro contrratto a progetto e sarà di nuovo a spasso, di fronte a mio padre con il quale non parlo più. Io vorrei essere più forte, fare sorridere mia madre, saper consigliare mia sorella, riuscire ad aprirmi di nuovo con mio padre. Invece mi sto rinchiudendo sempre più a riccio, sono assente. Mi giro nel letto, agogno il lunedì mattina per sentirmi viva a lavoro, ma anche lì alla fine sono da sola.

Essere un riccio sicuramente non dà la possibilità agli altri di avvicinarti. Io vorrei che gli altri capissero senza bisogno di tante parole, come faccio io guardandoli negli occhi. Con me pare non ci riesca nessuno. Io sono piena di contraddizioni, vorrei e non vorrei, aspetto e desidero, resto immobile e con la testa scappo via, vorrei parlare, ma non trovo le parole, il momento giusto, in realtà, è sempre quello sbagliato.

E’ duro avere coscienza di quello che mi sta accadendo e non poterlo dire a nessuno.

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Il carbone nella calza

2012, 6 gennaio

Cos’avevo scritto solo pochi giorni fa? Che volevo stare bene, godere il momento certa che prima o poi sarebbero arrivati tempi migliori, mi pare o giù di lì. I soliti buoni propositi cui non so mantenere fede.

Di nuovo sono stata travolta da un’altra crisi, una di quelle che non vivevo dai bei tempi andati del buon Walter, di quel Lui modicano, del Gay, di quegli uomini che in cuor mio sentivo di amare e che mi hanno fatta a pezzi. Ho pianto di nuovo come non succedeva da tempo, lacrime che si erano raccolte in due borse nascoste e che stamattina si sono rovesciate dagli occhi.

Potessi almeno dire che è tutta colpa dell’Uomo e della sua incapacità di risolversi, forse mi sentirei meglio, saprei a chi dare la colpa di questo stato d’animo. Ma non è così semplice, non è affatto così, non è da lui che dipendono i miei stati d’animo. La sua assenza non fa altro che portarmi a riflettere sulla mia vita. Io sono peggio della sorella di mia madre. Lei, per quanto abbia un carattere di merda, per quanto sia stata invidiosa e gelosa delle altrui fortune, almeno una cazzo di amica è riuscita a mantenerla. Io neanche questo. Io neanche questo. Neanche questo. E mi ritrovo da sola ad affrontare le sere d’inverno, l’assenza dell’uomo, la crisi che c’è in atto, senza avere nessuno con cui parlare, neanche lui.

Ti stai allontanando, ma ti prego stammi vicino, avrei tante cose da dirti, ma non aggiungo altro, tu sai tutto…

Ecco cosa mi scrive lui. Io non riesco a stargli vicino. Come si può stare vicino ad un uomo che puntualmente ogni sera, dal lunedì al venerdì, alle otto va via? Come posso stargli vicino se ora passiamo sempre meno tempo insieme? Come posso fare se poi ci sono anche i giorni festivi in cui non riusciamo a sentirci al telefono?

11 mesi aveva detto. Ma poi c’era la cresima di suo figlio, il compleanno, le ferie estive, l’inizio della scuola, il momento giusto che non arrivava mai, anzi quello poi è arrivato con il mio biglietto per il viaggio a Cuba e di lì la catastrofe, le crisi, i dubbi, si certo, perchè io non sono equilibrata, io potrei cambiare idea da un momento all’altro, e allora forse è meglio mettersi al sicuro e comprare una casa, e fino al giorno dell’atto non si può affrontare nessun altro discorso, così aspetto, mentre arriva natale, capodanno, sabato e domenica, il ponte dell’epifania, sempre trascorsi rigorosamente da sola, mentre lui sta a casa con al sua famiglia e mi manda messaggi in cui dice che si annoia, che lei lo bracca, che vorrebbe essere con me, ma prima però bisogna sistemare la nuova casa, prima di poter affrontare di nuovo il discorso con lei. Così si fa largo in me quella brutta sensazione di non essere abbastanza, nonostante le sue dichiarazioni in senso contrario.

Non è un j’accuse questo. Sono i miei pensieri. In 10 mesi tanti discorsi sarebbero potuti essere affrontati, parlare con suo figlio, cercare di chiarire, sistemare o distruggere tutto per sempre. Si temporeggia invece, perchè io non  sono abbastanza, io lo spavento, forse più di sua moglie. Io non verrò scelta. Non parlo da Sfinge, sono solo una donna stanca, terribilemente stanca di questa solitudine senza fine, del barlume sempre più tenue di una vita felice, della gente che ti porta via tutto, dei colleghi che ti sorridono e ti abbandonano, dei sorrisi di circostanza, delle promesse, di quello che desidero e non c’è.

Se così deve essere la mia vita allora che inizi di nuovo e presto, io non ci credo più nella felicità. Sono sola anche oggi, lo sarò domani e sempre. Io non ci credo più.

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Buoni propositi ante Maya

2012, 1 gennaio

Sopravvissuta anche al capodanno!! Serata trascorsa velocemente, come la giornata di natale! Non me ne sono quasi accorta, saranno stati i litri di aperol spritz preparati dalla Roby o la conversazione, i cani che abbaiavano, i botti per strada. L’importante è che sia passato e che mi abbia lasciato un nuovo stato d’animo, quello di vivere le cose con maggior leggerezza, avwer deciso di non voler stare più male, non voler soffrire se le cose ch edesidero non posso ancora averle, perchè se è destino che si realizzino si realizzeranno, quindi non voglio più essere triste se devo aspettare, voglio vivere ceracndo di non aver rimpianti! mi sa che questo è il mio buon proposito per questo nuovo anno, in attesa dei Maya!!

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natale 2011

2011, 25 dicembre

Incredibile, è passato veloce e leggero!!

Quasi quasi  mi è piaciuto!

Auguri

:)

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il derby siciliano

2011, 18 dicembre

oggi a catania si gioca il derby con il palermo. lui sarebbe dovuto venire a prendermi, con la scusa dello stadio, per trascorrere un paio d’ore insieme. ha mandato un messaggio a ora di pranzo scusandosi che era sorto un problema e non ce l’avrebbe fatta. per la prima volta non ci sono rimasta male per un appuntamento mancato. per la prima volta in questi mesi ho preso atto della sua assenza e nient’altro. non ci sono rimasta male, non mi è dispiaciuto, non ho provato niente. ho solo pensato che la mia vita è fatta davvero di poco e che se per un motivo qualsiasi che non dipende dalla mia volontà viene a mancare qualcos’altro, io ne posso fare a meno, perchè tanto era un di più, qualcosa che non era previsto dovesse esserci, quindi se non c’è non ci fa niente vado avanti.

sono stanca di aspettare, di stare male, sono stanca di questa stasi. non gliene faccio una colpa. è giusto che lui si prenda del tempo, che lasciare una moglie, un figlio, una casa costruita con tanti sacrifici non è una cosa che si decide dall’alba al tramonto…io non ho fatto pressioni. continuo a non farne. sono stanca. lui conosce il mio stato d’animo.

ho deciso di ascoltare altra musica, qualcosa di più allegro, che mi faccia sorridere. ci sto riuscendo. cerco di ripartire da me!

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