Il governo del mondo aveva deciso che per risparmiare i paralleli sarebbero stati ridotti a 21, così da riunire più stati in uno e far diminuire i costi di gestione dei governi.
Mia sorella si era alzata presto per finire di preparare la sua valigia, quella che l’avrebbe portata in una terra lontana, quella che una volta si chiamava America del sud, ora non so più come si chiami.
Ho aperto gli occhi in un letto grande, dentro una stanza ancora buia, mentre pian piano fuori iniziava ad albeggiare. Mia madre ha attraversato la stanza cercando di non fare rumore, sollevando i piedi nelle sue pantofole nuove. La persiana della stanza da letto dei miei genitori stranamente era calata fino a terra.
Ho pensato a quello che mia madre aveva detto la sera prima. Sedute ancora a tavola, lei con la sigaretta accesa ed un bicchiere di vino davanti: adesso sarà difficile andare a trovare tua sorella. Attraversare 21 paralleli costa troppi soldi, e chissà per quanto tempo non potremo vederla. Si è alzata. Ha spento tristemente la sigaretta ed è andata a letto.
Ho aperto gli occhi. Mia sorella era già sull’uscio della porta, pronta ad andare via. Neanche un saluto. Mi sono alzata e sono corsa a salutarla. Non volevo piangere, non volevo credere che non ci saremmo viste per tanto tempo. Mio padre era già uscito. Mia madre in cucina stava bevendo un’altra tazza di caffè.
Ho aperto gli occhi e ho pianto. Ho pianto per uno stupidissimo sogno. Mi sono seduta nel centro del letto, mentre stavolta la luce vera filtrava dagli scuri socchiusi. 21 paralleli in realtà non sono tanti, non credo rappresentino delle distanze insormontabili. Perchè allora, mi chiedo, io non riesco a stabilire delle relazioni stabili? Perchè mi arrovello sempre su questa domanda? Perchè questa solitudine?
Mia madre sta di nuovo male, subirà un nuovo intervento per evitare il collasso di un’altra vertebra. Io non so come starle accanto, io non so cosa fare? Io mi divido tra lei, il lavoro, qualche ora con l’uomo, piuttosto che con mia sorella. Io sono terribilmente infelice. Non mi piace questa vita fatta di ore trascorse a lavoro, per strada per spostarmi da una casa all’altra, ore che non mi appartengono.
La gente mi avvicina e poi si allontana. Io rovino tutto.

