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Un graffio. Parte I

2008, 8 Febbraio
Roberto, sei cambiato. Sento che hai paura di me, di quello che rappresento, di quello che sono.
Al telefono avrei voluto chiederti di venire, per scolarci una bottiglia di vino e chiaccherare un pò. Mi sono trattenuta. Anch’io ho paura di essere rifiutata. E per oggi ci ha pensato Francesco. Con la sua voce sempre più pungente, quasi sghignazzando, mi ha candidamente confermato che lui neanche ci prova a capire le donne. Lo odio! Non ne vale la pena? Non ne valgo la pena? No, tu vai bene solo per scopare. Ecco cos’avrà pensato…Sono troppo complicata…perchè continua a piacermi, continuo a desiderarlo. E’ sempre così, banalità che si aggiunge a banalità. Più non posso avere una cosa più la voglio! E’ ovvio, no!
Per questo stasera avrei voluto travolgerti con tutte le mie chiacchere, per poi essere interrotta da te che mi facevi tornare a ragionare. Perchè ti avrei dato ragione e la scottatura del rifiuto sarebbe stata meno pungente. Perchè tu avresti capito come sto ora. Ma tu sapevi dall’inizio che non ci sarebbe stata nessuna amicizia. Capisco. Capisco anche questo. Capisco tutto…capisco che siete tutti degli egoisti, che non esistete altroche voi. Monadi impazzite che mi rimbalzate addosso, attirando la mia attenzione per poi allontanarvisempre di più. Ecco cosa siete.
“Anch’io odio sentirmi rifiutata, x questo non ti ho chiesto se volevi venire…credi ce la berremo un’altra bottiglia di vino insieme?”
Silenzio. Il VUOTO! Cazzo Roberto! Non adottare il mio modo di fare e non fare passare mezz’ora prima di rispondermi…ma mezz’ora è già passata e io sono abbastanza sconvolta per aspettare ancora.
Metto in loop “Un graffio” e tento di convincermi che
C’E’ UN POSTO ANCHE PER NOI/ IN QUESTO ANGOLO/ PER RIMANERE INSIEME
Canto!
Tu leggerai domani…

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