
Omonimia e ironia
2008, 16 AprileI casi di omonimia, si sa, creano spesso malintesi. Fastidiosi malintesi.
In questo caso all’omonimia si sono aggiunti anche il modo ammiccante e le mezze parole, le allusioni, i deittici (Peppe non ridere!!) di Roberto.
Al telefono. racconto come ho risolto il problema delle chiavi: “Niente, ho chiamato Giuseppe” vengo interrotta da un “Giuseppe? Come Giuseppe?” Cazzo, se il mio padrone di casa si chiama come la persona che sto vedendoora mica è colpa mia! E soprattutto mica esiste solo un GIUSEPPE! Sarebbe allora il padre di Gesù?!?
“Giuseppe. il padrone di casa!” sbotto.
Poi cambio argomento. Chiedo del festino di ieri sera. Stavolta quella ammiccante sono io. Chiedo se è stato con Claudia. “Tanto voi scopate!” “No, non è vero…” Va bene, tanto non m’importa. Continua con una risata fatta più per accendere la mia curiosità che per introdurre qualcosa di divertente…Sorvolo…”No, perchè avevo dimenticato di prendere una COSA…allora dovevo preparare una COSA…così poi abbiamo fatto QUALCOS’ALTRO…” Qui lo interrompo.
CAZZO! O parli o non parli. Non mi stai comunicando niente!
Poi una mail nel pomeriggio. “Mi odi ancora?” Io non odio nessuno, solo se vuoi parlare devi essere chiaro, devi DIRMI, ma solo se vuoi. Non vale leggere questi blog e permettersi d’insinuare.
Io scrivo perchè così sto bene, perchè voglio comunicare, voglio parlare e raccontarmi. Ma nessuno, come ho già scritto, può pensare che queste parole si trasformino in un’arma a doppio taglio. Non sarò ferita, perchè questa non è la chiave per capirmi, per definirmi.
alla fine ho capito che non avrò amici uomini!
Ma ti dirò,
io la penso così,
ma anche no…
Poi se la gente fa…
io che ci posso fare?