
Errore, una spiegazione all’ottusità!
2008, 26 MaggioParliamo di errori. Quelli rossi e quelli blu. Quasi come a scuola. I miei, ultimamente, sono tutti di un bel blu profondo, irreparabili. Mi aspetto una bocciatura o dei debiti da recuperare a settembre. Io che a scuola ero considerata una brava! Certo certo era immancabile la frase che i professori sprezzanti ripetevano sempre ai miei genitori alle riunioni di fine trimestre: “Studia, ma potrebbe fare di più”. Frase che mi ripetevano i miei genitori al loro rientro a casa, quando li aspettavo orgogliosa dei voti e certa che ci sarebbero state solo parole di lode nei miei confronti.
Ecco dove comincia il senso di frustrazione. Quella cazzo di frase “…potrebbe fare di più…” Quella tremenda sensazione dell’assenza di qualcosa. Qualcosa di indefinito. Non sai cosa sia, ma sai che ne hai bisogno. La cerchi con attenzione attorno a te, perchè da qualche parte deve pur essere. Ti sforzi, fai di tutto per ottenerla, farla tua, ma non basta mai. Sei sempre un passo indietro e non c’è niente da fare.
Di qui l’errore. Un errore vago eppure persistente. Un errore commesso involontariamente che mi spinge lontano dall’ottenimento del risultato sperato. La felicità. Errore blu che indica la mia ottusità, il persistere in uno status d’infelicità, di mancata realizzazione senza saperne venire fuori. Non solo, i compagni di banco che si alternano accanto a me, sono espliciti nel suggerirmi la soluzione al problema, ma sono talmente testarda da rifiutare i loro suggerimenti. Io voglio essere indipendente anche in questo: la ricerca della soluzione che inconsciamente già conosco, anche se nel frattempo continuo a farmi male. Lo so.
Ferite invisibili, la cui esistenza è nota solo a me e pochi altri. Ferite che scaturiscono da semplicissime parole e da quel senso di dipendenza cui non so fuggire. Dipendenza dall’altro, la cui vita è già regolata da un ulteriore altro attorno a cui gravitano una serie di incontrollabili ed indefinibili incognite: lavoro, figli, tonsilliti, fare la spesa, raccontare favole, portare dal medico la prole, garantire i mezzi per la villeggiatura in Versilia e poi ancora siccità, serre scoperchiate, invasione di cavallette o formiche, onde anomale, tornadi e chissà che altro!
Ecco la coscienza dell’errore. Errore è il manifestare i miei desideri, lasciarli trasparire, prenderne coscienza e poi vederli frustrati da altre cose che io non posso controllare, perchè non dipendono da me. Errore è il non poter avere tutto sotto controllo e restare in sua balia e della sua vita. Errore è desiderare. Errore è stare male.
Errore e basta!