
In pigiama
2008, 26 MaggioHo trascorso tutta la domenica a casa, in pigiama. Non ho messo il naso fuori. Tutta colpa di un’influenza curata male, anzi, affatto curata.
Tanto tempo a disposizione. Tantissimo. Ho fatto la spola tra il letto e il divano, la televisione, un caffè e sigarette che non avrei dovuto, il romanzo di Pinketts, Google. La mente, spesso, è stata attraversata dai ricordi. I miei e di Walter. Strano. Sono più le sue cattiverie e le sue bassezze che dovrebbero essere rimaste che altro. Invece mi scopro ad osservare le sue foto. Le nostre foto. I campeggi, la Russia, lui che dorme con Lillo accanto sul mio letto, il basso. Lo odio. Questo dovrebbe essere l’unico sentimento che dovrei provare nei suoi confronti. Eppure non c’è odio che mi preservi dalle ferite ancora non rimarginate che mi ha inferto.
Lo guardo e mi chiedo perchè mi piaceva. Ricordo tutte le sue parole. Gli attacchi. “Non hai fatto un punto…Se non fosse stato per tuo padre…Sei una privilegiata…Non hai stile” E poi tutte quelle nauseanti bugie. Uno strano desiderio di masochismo che mi faceva stare con lui nonostante tutto questo. Forse per fuggire la solitudine. Forse per abituidine. La stessa che tiene insieme oggi tante persone che si concedono piccoli strappi alla regola, chiamiamoli così, per sfuggire alla loro noia quotidiana.
In pigiama, le undici di sera passate, dovrei andare a letto, rimettermi a leggere un pò, spegnere la luce e sprofondare in attacchi di tosse che vivacizzano il mio sonno ed impediscono quellodi mia sorella. Domani sarà uguale ad oggi. E io sono stanca
Uno che parla così ha di certo meno stile di te!