Le 4 di un sabato notte di gennaio. Guido la Renault 4 di Walter. Torno a casa. Le nostre silenziose paure di incontrare Giuliana facevano venir meno la voglia di uscire.
Posteggio rassegnata la macchina. Recupero il tabacco, l’accendino, la borsa. Esco. Chiudo lo sportello. Un gioco di luci…sarà che ho la vista stanca, sarà che abbiamo fumato, sarà il riflesso della luce di un lampione sul finestrino sporco, ma io continuo a vedere un foglietto tutto piegato sul sedile. Ingenua credo sia uno scontrino scivoltato. Apro lo sportello. Lo prendo. Subito la sorpresa!
1 biglietto di Giuliana. Un altro. La scrittura da quattordicenne fatta di zampette allungate, vocali tonde e parole. Parole che mi piombano addosso chiare, sconcertanti, rivelatrici di una passione, la loro, che scatena in me solo l’istinto di prendere il telefono e chiamarlo.
Le 4 del mattino. L’istinto si è trasformato in azione, senza concedermi neanche un attimo per pensare ed elaborare una giustificazione plausibile che spieghi il messaggio.
2 squilli. 3 squilli: “Pronto…”Lo aggredisco, in mezzo alla strada, le 4 di notte. Urlo al telefono e gli chiedo se gli è piaciuto, se è stato bene. Affermo, senza essermene pentita da allora, che può tornare da lei, che con me ha chiuso. CHIUSO!!!
5 anni definitivamente archiviati.
Massimo, Salvo, raimondo, Rino, Tiziano, salvo, un altro salvo, Nicola, Andrea, Peppe, Ciccio, Stefano, walter, Claudio, Marco, Francesco, Ettore e Peppe…
Eccoli qua gli uomini della mia vita. Più o meno importanti, ma tutti finiti. Finite le storie più o meno lunghe e travagliate. Rimpianti…uno solo, quello di non essere più riuscita a trovare qualcuno che mi amasse incondizionatamente come aveva fatto Raimondo e di aver spacciato l’altrui egoismo per amore, solo per non soccombere alla sua assenza, alla solitudine.
La punizione che Valentina ha riservato a Peppe, dopo aver letto il mio inequivocabile msg, consiste solo nel tenerlo impegnato con i suoi figli ed i doveri familiari. Lui si spiega, si scusa con me per non poter rispettare l’appuntamento di questopomeriggio. Decido di non commentare l’altrui cecità, quel falso perbenismo borghese, nel quale io stessa ho vissuto per 29 anni, che serve a celare la debolezza, l’assenza di risolutezza e quindi l’incapacità di essere felici.
M’inchino, sconcertata, di fronte a questo spirito di sacrificio e riconosco che non fa per me. io non posso sacrificare la mia felicità per qualcosa che non mi appartiene e mai mi apparterrà. io non posso far soccombere il desiderio di essere amata , nè posso accettare l’amore a singhiozzo di un uomo che rincorre il tempo per onorare i doveri della SUA famiglia, gli impegni del SUO lavoro, gli impegni del SUO lavoro, la SUA vita.
Io proprio non posso!