Archivio per Giugno 2008

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Inevitabile, la fine di ogni cosa

2008, 29 Giugno

La cosa migliore. L’unica da fare. Inevitabile.

Ma non so spiegare ora il mio stato d’animo.

Una mail stamattina a Giuseppe con la quale, senza appello, archivio questa storia. Egoisticamente ho deciso di non vederlo più, di non dirgli di presenza che è finita. Infantile, mi giudicherà, ma non m’importa.

Più importante, per lui, ha dimostrato essere sua moglie e la sua famiglia, e non posso biasimarlo, dato che quello è il suo posto, il suo futuro, non con me! Posso quindi solo accettare e tirarmi fuori da questa storia che mi riservava solo le briciole del suo tempo, e ultimamente neanche quelle.

Un uomo sposato che mi dichiarava il suo amore via mail. Un uomo sposato che mi accarezzava con lo sguardo. Ma era un amore condannato sin dall’inizio. Un amore che non poteva scegliere e che non ho scelto.

La cosa migliore l’ho fatta stamattina, decidendo di riservare il mio amore per qualcun altro…

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Paura!

2008, 28 Giugno

Dopo mesi ritirata a casa e al locale di Ernesto, stasera esco. Ho cortesemente declinato l’invito di andare a cena con degli amici di Ivo. Questo pomeriggio mi aveva intimorita. Si, intimorita, la mangiauomini, quella che se ne frega delle mogli, delle fidanzate, quella che con un’occhiataccia mette tutti al loro posto questo pomeriggio voleva scappare ogni volta che Ivo mi si avvicinava!

Carino questo taglio di capelli…mi viene voglia di darti un morso sul collo…

Appena rientrata a casa una lunga telefonata con Peppe. Ho guardato attentamente il display del cellulare. Indecisa. Non sapevo se rispondere o meno. Grandi ed uniche verità mi ha spiattellato, calmo, al telefono. Non posso neanche dargli torto! Sapevo che aveva una moglie e due figli.

La mia solita stupidissima voglia di romanticismo. La mia eterna ricerca del lieto fine, sfumata anche stavolta…sapevo e nonostante ciò, forse per un brevissimo attimo mi ero illusa che IO valessi la pena. Ma, come con Walter, io non ne valgo la pena, non valgo lo sforzo di trovare 5 minuti per vedermi, nè quello di inventare una bugia plausibile per scappare e venire da me. C’è sempre qualcosa di più importante, di irrimandabile che viene prima di me, che mi declassa sempre!

Metabolizzata l’ennesima sconfitta mi appresto ad uscire, ma sono terrorizzata dalla possibilità, seppur remota, di incontrare Walter stasera. Io non voglio uscire. Voglio andare a letto, per svegliarmi presto domani mattina e, avvolta dalla musica, andare al mare. Rinchiudermi nel mio romanzo e non dover affrontare la gente.

In fondo è solo una fottutissima paura di dovermi confrontare con la gente. Ma ecco Miriam…esco…

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A rifletterci bene il nome Walter fa proprio al caso suo!!

2008, 28 Giugno
Placebo: Without You I’m Nothing. “every time you vent your spleen i seem to lose the power of speech”

Si, perchè anche Peppe è riuscito a far venire fuori il peggio di me. Dice lui a causa della sua gelosia che, quantomeno, riconosce immotivata.

Ma le mie parole sono state pronunciate…non sono una sentenza definitiva, ma gli attacchi, gli insulti e le accuse restano. Forse è quello che in fondo sento, quello che fino a ieri non avevo detto per “rispetto”. Quello che lui aveva dimostrato per me e che io avevo ricambiato.

Sono tornata a casa agitata. Inseparabili sigarette mi hanno accompagnata durante il viaggio. Caldo, tir, musica a tutto volume, sempre Baustelle, ancora i Negramaro. Mi faccio coccolare da loro.

Ho detto una bugia, non so stare da sola, devo circondarmi di musica per sopravviverere far scorrere i pensieri, le parole. Due o tre amici, non mi serve altro.

Come Walter, Peppe mi sta lasciando andare, o questa almeno è la mia sensazione. Non ha trovato 5 minuti, nè le parole per trattenermi. Come Walter sta facendo decidere me. Come Walter mi ha ferita.

Non è delusione, solo amarezza. Ho come l’impressione che dietro la sua sensibilità ci sia altro. Altro che non so definire. Altro che mi spaventa e mi sta allontanando.

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Riuscirò a spiegarmi?!?

2008, 26 Giugno

Cosa ti dovevo dire? Dammi un momento per fare ordine nella mia testa…

Rischio di risultare ripetitiva, ma nessun professore munito di matita rossa e blu correggerà i miei pensieri!

Cosa volevo dirti al telefono…

Cazzo, non riesco a scriverlo! Sono terrorizzata dalla possibile banalità delle mie parole. Tutte quelle che mi vengono in mente sono state abusate e forse ormai sono prive del loro significato più intimo e profondo.

Dopo mesi rifletto su quello che c’è stato; quello che abbiamo fatto, quello che io NON ho fatto, la tua tolleranza e pazienza, perchè con me ce ne vuole tanta, insomma, tu ed io. Dopo mesi mi accorgo che le mie perplessità sono quelle di una ragazzina viziata che si è sentita trascurata. faccio ammenda e riconosco che il nostro tempo non è finito. Immotivata gelosia ed invidia avevano fatto insorgere il dubbio in me.

Siamo all’inizio di qualcosa o forse è la continuazione di qualcosa già iniziato. Qualcosa che continuo a non sapere definire. L’unica parola che ricorre è amore, ma non so se sia quella giusta.

Amore. Quello che va oltre la distanza che ci separa. Fatto di risate al telefono; brevi, buffe e numerose mail che mi fanno sorridere. Il tuo silenzio mentre mi raccontavo. Tutto l’amore con cui mi sono aperta a te.

Amore…o forse amaro e mesto egoismo. Il mio.

Amore, o semplice paura di perderti.

E, in tutta questa confusione che mi travaglia, io vorrei dirti, forse, di lasciarmi stare, me e  quello che io chiamo amore. Sbagliati e inutili.

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I miei numeri

2008, 25 Giugno

Le 4 di un sabato notte di gennaio. Guido la Renault 4 di Walter. Torno a casa. Le nostre silenziose paure di incontrare Giuliana facevano venir meno la voglia di uscire.

Posteggio rassegnata la macchina. Recupero il tabacco, l’accendino, la borsa. Esco. Chiudo lo sportello. Un gioco di luci…sarà che ho la vista stanca, sarà che abbiamo fumato, sarà il riflesso della luce di un lampione sul finestrino sporco, ma io continuo a vedere un foglietto tutto piegato sul sedile. Ingenua credo sia uno scontrino scivoltato. Apro lo sportello. Lo prendo. Subito la sorpresa!

1 biglietto di Giuliana. Un altro. La scrittura da quattordicenne fatta di zampette allungate, vocali tonde e parole. Parole che mi piombano addosso chiare, sconcertanti, rivelatrici di una passione, la loro, che scatena in me solo l’istinto di prendere il telefono e chiamarlo.

Le 4 del mattino. L’istinto si è trasformato in azione, senza concedermi neanche un attimo per pensare ed elaborare una giustificazione plausibile che spieghi il messaggio.

2 squilli. 3 squilli: “Pronto…”Lo aggredisco, in mezzo alla strada, le 4 di notte. Urlo al telefono e gli chiedo se gli è piaciuto, se è stato bene. Affermo, senza essermene pentita da allora, che può tornare da lei, che con me ha chiuso. CHIUSO!!!

 5 anni definitivamente archiviati.

Massimo, Salvo, raimondo, Rino, Tiziano, salvo, un altro salvo, Nicola, Andrea, Peppe, Ciccio, Stefano, walter, Claudio, Marco, Francesco, Ettore e Peppe…

Eccoli qua gli uomini della mia vita. Più o meno importanti, ma tutti finiti. Finite le storie più o meno lunghe e travagliate. Rimpianti…uno solo, quello di non essere più riuscita a trovare qualcuno che mi amasse incondizionatamente come aveva fatto Raimondo e di aver spacciato l’altrui egoismo per amore, solo per non soccombere alla sua assenza, alla solitudine.

La punizione che Valentina ha riservato a Peppe, dopo aver letto il mio inequivocabile msg, consiste solo nel tenerlo impegnato con i suoi figli ed i doveri familiari. Lui si spiega, si scusa con me per non poter rispettare l’appuntamento di questopomeriggio. Decido di non commentare l’altrui cecità, quel falso perbenismo borghese, nel quale io stessa ho vissuto per 29 anni, che serve a celare la debolezza, l’assenza di risolutezza e quindi l’incapacità di essere felici.

M’inchino, sconcertata, di fronte a questo spirito di sacrificio e riconosco che non fa per me. io non posso sacrificare la mia felicità per qualcosa che non mi appartiene e mai mi apparterrà. io non posso far soccombere il desiderio di essere amata , nè posso accettare l’amore a singhiozzo di un uomo che rincorre il tempo per onorare i doveri della SUA famiglia, gli impegni del SUO lavoro, gli impegni del SUO lavoro, la SUA vita.

Io proprio non posso!

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L’antidoto ad Adriana

2008, 25 Giugno

La frangetta tirata, anzi stirata alla perfezione fino a coprirmi gli occhi. Una visiera dietro la quale mi nascondo per sfuggire alla mia stessa impotenza.

A lavoro ho pianto chiusa in bagno.

A casa ho confessato a me stessa che sto impazzendo di nuovo. Tra le lacrime ora riconosco che è tutto immotivato. Questo star male. Questo rifuggiarmi a casa. Questa vita.

La mia frangetta umida delle mie lacrime, quelle che non so trattenere, quelle che copiose raccolgo in un fazzoletto macchiato di mascara.

 Accendo una sigaretta. Il fumo mi distrae dal pianto. Copre il suo profumo, quello che, egoista, mi ha regalato per il compleanno. Quello che, testarda, indosso la mattina per ovviare alla sua assenza. In effetti mi è stata riconosciuta un’ottima capacità di problem solving!!

Ma non basta! A stento controllo la mia vita. La lascio scorrere, impotente.

Non bastano le dichiarazioni di affetto di Roberto. Lui presto non ci sarà più per me. E’ inutile affermare il contrario. Io non lo riconosco più.

Io ho quest’assurda capacità di allontanare da me le persone, di servire loro l’antidoto ad Adriana…

lo troverà anche Peppe- lo trovano tutti e io sprofondo sempre più giù, sempre più sola.

Pettino la mia frangetta. Ho lavato via lacrime e trucco. Mi nascondo davanti allo specchio al mio stesso sguardo. ho paura di quello che vedrei. La mia infelicità. I miei occhi.

Io davvero, di nuovo, non so più cosa fare. Sono solo stanca.

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A lavoro

2008, 24 Giugno

Sorrido cortese. Dissimulo così tutto il mio disprezzo. Mi sento in gabbia in questo ufficio. La libertà di vestirmi come preferisco è solo un contentino.

8:20 del mattino. Reprimo paurosi conati di vomito e sfoggio un bel sorriso. Mi chiudo nel mio silenzio. C’è davvero poco da dire. Un lavoro che non capisco ma che faccio pensando ad altro. Ritornelli nella testa e sempre costante ed inesorabile attesa. DI QUALSIASI COSA PERCHE’ STO DI NUOVO MALE!

E penso solo: Roberto mi dispiace per quest’inverno. Mi dispiace quando la mattina, uscendo di casa, saluto testarda una foto silenziosa del mio cane e scoppio a piangere perchè l’ho abbandonato ed è morto mentre non c’ero. Mi dispiace mentire ai miei e rassicurarli che va tutto bene. Mi dispiace essere così! Mi dispiace desiderare Peppe. Mi dispiace che valentina dissimuli il suo star male causato da me. Solo da me.

Mi dispiace non essere più risoluta e farla finita.

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2008, 23 Giugno
I Negramaro in sottofondo

Io che, insensibile, ho ironizzato sul suo amore.

Io che, stupida, ho tentato di esorcizzarlo così per allontanarlo.

Io che da sola ascolto Via le mani dagli occhi e vorrei chiamarlo, ma non lo faccio.

Io che trattengo a stento le lacrime perchè non saprei cosa dirgli.

Io che sono pentita e non glielo so dire.

Io che l’ho perso per sempre.

Io che da sola, in ritardo, mi accorgo dei mieierrori.

Via le mani dagli occhi, ma ormai è tardi…se potessi far tornare indietro il mondo, farei tornare poi senz’altro te per un attimo di eterno e di profondo.

Silenziosa ti dedico questa canzone, consapevole che il mondo non tornerà indietro per noi. Che ormai è tutto perso, per sempre…

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Le cose che non ho!!

2008, 23 Giugno

La verità è sempre diversa, cambia con me e io non posso farci davvero mai nulla!

Ho trascorso un fine settimana all’insegna del mare, tanto sole, un pò di chiaccere accompagnate da tante sigarette sotto l’ombrellone…il vuoto e l’inutilità assoluti!! Se ci penso mi viene pure da ridere!

Sono la solita indecisa e inconcludente che non sa mai davvero cosa vuole. Quella che si fa avvicinare dalle persone e dà tutto di sè, ma che è incapace di mantenere dei rapporti saldi con le persone. Io non ci riesco…io faccio scappare le persone.

Così le persone riprendono la loro strada, si fanno la loro vita mentre io resto a guardarli! Non so reagire, non so squotermi, non so ripartire!!

Roberto diceva che non sarebbe cambiato niente. Non è andata così! Non sta andando così!

Le persone si dimenticano di me e oggi è più forte la sensazione di solitudine. Se dovessi fare uno pseudo bilancio della mia vita, sarebbero di più le cose che non ho, come quelle che cantavano i Subsonica…

Mi riprendo pensando che più tardi sarà passata!!

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Una poesia

2008, 18 Giugno

Non sono mai stata brava ad imparare le poesie a memoria. Ce n’è però una che, all’università, mi colpì particolarmente.

e. e. cummings scrisse:

loneliness

a

l

e

a

f

falling

Sono io questa foglia. Spinta dal vento. Mi muovo, vago senza direzione e senza perchè. Sola. solitudine. Una foglia che, con un cenno, si allontana dal viso. Un cenno di rifiuto. Tutti i NO che sto incassando. Tutti i NO a cui non posso oppormi.

Una foglia. Senza nome…non mi oppongo neanche quando mi si chiama per cognome. Aumenta solo lo sconforto. Mi chiedo chi sono. Chi sono io per voi? Non so…una foglia solitaria!