
Mia madre, il mio ritorno e quello che resta…
2008, 13 LuglioAll’università ho letto un testo di Leed: La mente del viaggiatore. Il viaggio comporta una fase in cui ci si sente degli outcast, una di apertura verso il nuovo, un arricchimento del proprio sè. Quest’ultima dovrebbe corrispondere con il ritorno. Questo testo mi aveva appassionata, lo lessi più di una volta, lo utilizzai per la stesura della mia tesi di laurea, mi immedesimai nel viaggiatore. Io volevo essere quel viaggiatore, sentirmi un’outcast, per poi integrarmi e tornare piena di emozioni, racconti, profumi, ricette di cucina, regalini, ciottoli raccolti in riva al mare, fotografie da mostrare orgogliosa…
Il mio ritorno da questo viaggio. Com’è stato il mio ritorno? Funestato dalla caldissima aria dell’aereoporto che mi ha investita appena ritirati i bagagli, risposte evasive, pesantezza perchè era già presente la consapevolezza che quest’altra settimana di ferie non sarebbe stata migliore di quella appena trascorsa in Grecia.
Evasiva stamane dico a mia madre che, curiosa, mi chiede, che preferirei non parlarne. Non c’è nulla da raccontare. Ho solo brutti ricordi. Gli unici belli sono quelli di ieri sull’aereo, perchè fatti delle stesse risate che ci avevano accompagnati quando non esistevamo che noi. Ma ormai è fatta. Passato remoto anche questo.
C’è solo un piccolo e insignificante dettaglio, quello che gli altri non vedono: ho un’altra settimana di ferie da trascorrere qui a casa con i miei, e io so già che non resisterò! Non sono facoltà divinatorie, nè tanto meno il mio amico indovino Roberto (ahahahah!) mi ha predetto il futuro!
Uscendo per andare al mare con Irene ho dimenticato gli occhiali da sole. Sono risalita a casa e mia madre aveva già imbraciato le sue armi contro lo sportco, rappresentato in questo caso delle impronte lasciate sul pavimento dalle nostre scarpe e si stava affrettando ad eliminarle! Ho aperto svelta la porta. Lei lì davanti. Ho poggiato un piede, l’altro fermo a mezz’aria. “Scusa” mi muore sulle labbra…Le dico che prima di pulire di nuovo dovrebbe accertarsi che noi siamo andate via davvero, mentre penso che è dalle sette almeno che scopa, lava pavimenti, passa scopa di lana, spolvera, attacca la lavatrice, poi la lavastoviglie, pulisce i sanitari del bagno, piega le magliette di mio padre, entra nella nostra stanza e sbuffa vedendo tutto il mio disordine da rientro viaggio!
Ecco cosa mi si prospetta per la prossima settimana e io non so proprio dove fuggire! Ho provato claustrofobia, mi è mancata l’aria. Mi sono sentita male. Ho pensato che sarei scappata al mare, ma subito si è fatto avanti il senso di colpa: “Ma così la lasci da sola, Irene a pranzo non torna e papà neanche…” E allora io non so cosa fare.
Mia madre. La guardo. Sono un pò come lei, non riesco a squotermi, ma quantomeno io ho la consapevolezza dell’inutilità della mia vita e non la spreco a fare la casalinga. Io scappo, perchè chi si ferma è perduto, io fuggo da questa inutilità, cerco di occupare le mie ore per eludere la verità, il niente…
Mia madre. La guardo ancora. La sua infelicità , il suo restare immobile, la mia incapacità di restare serena e parlarle. Finisco sempre per alzare la voce solo per non piangere perchè la vedo invecchiare, la sento infelice, sempre in attesa mia, di mia sorella, di qualcuno che le racconti un pò di vita.
Mia madre. La renderò infelice anch’io o lascerò soccombere ancora una volta i miei desideri per amore?