
Back in the past!
2008, 6 SettembreQuando ero piccola, ancora prima di andare a scuola, il sabato era un’abitudine stare con mio padre. Era quello il suo unico giorno libero. Facevamo delle passeggiate in campagna, andavamo a comprare il vino o a trovare mia madre in ufficio, se era estate andavamo al mare. Ero piuttosto piccola, tra i quattro e i cinque anni…incredibile come, a distanza di così tanto tempo,io ricordi ancora certe cose.
Primavera o autunno, sabato mattina, mio padre dice che ha dimenticato una cosa a casa. Io e mia sorella restiamo ad aspettarlo in macchina e cantiamo le canzoni di Bimbo Mix (!) che suona la radio. Passa una quantità di tempo indefinibile e mio padre rientra in macchina. Seduta sul sedile anteriore lo guardo e vedo una chiara macchia di rossetto al bordo della sua bocca. Data la tinta del rossetto e dato soprattutto il fatto che mia madre è a lavoro, deduco che mio padre deve avere baciato la signora Maria – trattasi della signora che ha accudito me e mia sorella da quando eravamo piccole e della quale purtoppo non ci siamo ancora liberati! Ricordate la storia delle dipendenze? Questa deve essere una di queste!
Ad ogni modo, in questo back in the past della storia della mia famiglia, del mio vissuto, del perchè io odi così tanto la gente, del perchè io non creda più nell’amore, facciamo un salto avanti nel tempo….1991, estate, di nuovo un sabato mattina, stavolta però siamo tutti a casa, signora Maria inclusa, perchè, nonostante io e mia sorella fossimo cresciute, lei era diventata la colf ed una famiglia medio borghese certo non poteva privarsene! Mi alzo, le 9, la porta della stanza dei miei è chiusa, immagino stiano dormendo, vado in cucina a dare il buon giorno alla cara signora Maria, ma l’essere educati a volte punisce! Gli occhi ancora pieni di sonno, varco la soglia della cucina e pronuncio un “Ciao” stentato. Purtoppo, la vista non mi tradisce e quello che vedo è certo una delle immagini più disgustose che io avessi visto fino a quel momento. Mio padre e la signora Maria abbracciati. La paralisi da imbarazzo e sdegno dura circa 5 secondi, poi trovo la forza di scollarmi dal pavimento, e chiudermi in bagno.
A 13 anni non riesco a piangere, non riesco ad urlare, ho solo gli occhi sbarrati, una terribile nausea e non so cosa fare. A 13 anni non so cosa cazzo devo fare e divento complice. Mi chiudo nel mio silenzio, esco dal bagno e torno a letto. A 13 anni pensi sia solo la continuazione del brutto sogno fatto quando ne avevi 4 o 5, ma non è così. E allora ti chiedi se tua madre sappia, ti chiedi se sia normale, si, se sia normale odiare tuo padre, odiare tua madre, la sua cecità, il loro stupidissimo matrimonio, odiare te stessa e tua sorella che siete l’unico motivo per cui loro continuano questa farsa, odiare tutto il mondo e non poterlo dire.
Ma l’odio e lo sdegno aumentano di lì a poche settimane quando, sempre per sbaglio, varco un’altra porta. Casa in campagna, pomeriggio afoso, i miei fanno il classico risposino post-pranzo, ma io entro per svegliare mia madre e li trovo lì, nudi che scopano. Si cazzo, stanno solo scopando, perchè per me non fanno altro, quello non è amore. E io li ODIO ENTRAMBI. La paralisi stavolta dura solo 3 secondi, mi esce un fumetto senza parole dalla bocca, faccio uno, due passi indietro, chiudo la porta, prendo il mio cane e mi allontano da casa, con mille altre domande, mille dubbi, certezza che l’amore non esiste, che tutto è inutile, che la mia vita e quella di mia sorella non servono a un cazzo di niente, che vorrei essere morta, che li odio, li odio tutti!
Gli anni, il tempo, le mie esperienze mi aiutano a convivere con queste esperienze, queste emozioni, la mia vita, fingo, dissimulo l’odio, quasi non ci penso quando li sento litigare, metto afreno la lingua per non svelare loro la verità. Questa che ho appena raccontato, la prima volta per intero, la prima volta a tutti. L’ho tenuta dentro di me anche quando nella più recente estate 2006 averi dovuto sbattergliela in faccia.
I miei che litigano. Di nuovo, di nuovo per una banalità. Una lite che trascende i classici toni da lite coniugale, mio padre prepara la valigia, è la seconda volta che lo fa da quando lo conosco. Nel frattempo butta tutto il fango che può su mia madre, lei e il suo ciclo che durava 28 giorni, lei che non voleva fare l’amore, lui che per me e mia sorella ha fatto tutto, lui che HA SACRIFICATO LA SUA FELICITA’, lui che scoppia a piangere davanti a me sul pianerottolo di casa e che mi dice che è infelice, che ha rovinato la sua vita, che non gli resta niente, lui che prende l’ascensore e va via.
Mia madre zitta. Cazzo, mia madre sta zitta, non dice niente e io la guardo e vorrei dire loro che avrei fatto volentieri a meno dei loro sacrifici, che mi sento responsabile della loro infelicità, che ancora ora preferirei essere morta, che sento il peso della loro sconfitta, che nè io nè mia sorella e l’amore che avrebbe dovuto unirci sono stati sufficienti a tenerci insieme, che sarebbe stato meglio non nascere affatto, che li odio e che non credo nell’amore, che la valigia la dovremmo preparare tutti ed andarcene per ritrovare noi stessi e la nostra felicità.
La valigia vuota l’ho presa con me e sto cercando la felicità. Non credo nell’amore ma lo cerco ugualmente, di tanto in tanto m’illudo e penso di averlo trovato, m’illudo come stasera di averlo qui accanto a me, sussurrargli all’orecchio buona notte e dormire abbracciata a lui.