Sull’aereo. Un bambino di si e no tre anni seduto nella fil adavanti alla mia. Lo vedo appena salita e il solito cinosmo mi fa sbuffare insofferente, certa di un viaggio ofatto di pianti e urla.
La mamma opprimente gli da’ delle caramelle e lo incita aprenderne ancora prima del decollo, certo altrimenti non credo riuscirebbe a compensare la pressione, troppo piccolo. Ubbidiente mastica, compensa e vede le nuvole a decollo avvenuto. Ed e’ un continuo salutare le nuvole, bianche, gonfie, morbide, tondeggianti, trasparenti…ciao nuvole!! risuona nell’aereo.
Penso che carino, ma preferiscop mettere l’iPod e cercare di dormire un po’, che stanotte sono stata dal Signor Ni e sono dovuta fuggire perche’ sentivo montare le domande, come il desiderio di essere abbracciata, di intrecciare le mie mani alle sue. E stavo per piangere, perche’ neanche lui s’innamorera’ di me, che la donna della sua vita era a casa ieri sera.
Ma ora sono sull’aereo e vado a Londra, e la musica mi allontana dalla malinconia e sovrasta il parlottare del bambino seduto davanti. E penso chi se ne frega del Signor Ni, del lavoro, dei colleghi cazzoni epieni di se. Io sono in vacanza e voglio stare solo bene.
Ma non posso stare bene se questo pupo ad un certo punto si mette all’impiedi sul sedile, si gira, mi sorride e mi dice ciao, come se anch’io fossi una nuvola. Non basta piu’ la musica per cacciare la malinconia e cacciare giu’ le lacrime per qualcosa che non avro’, qualcosa che potro’ dire essere mia, solo mia…



