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Il carbone nella calza

2012, 6 gennaio

Cos’avevo scritto solo pochi giorni fa? Che volevo stare bene, godere il momento certa che prima o poi sarebbero arrivati tempi migliori, mi pare o giù di lì. I soliti buoni propositi cui non so mantenere fede.

Di nuovo sono stata travolta da un’altra crisi, una di quelle che non vivevo dai bei tempi andati del buon Walter, di quel Lui modicano, del Gay, di quegli uomini che in cuor mio sentivo di amare e che mi hanno fatta a pezzi. Ho pianto di nuovo come non succedeva da tempo, lacrime che si erano raccolte in due borse nascoste e che stamattina si sono rovesciate dagli occhi.

Potessi almeno dire che è tutta colpa dell’Uomo e della sua incapacità di risolversi, forse mi sentirei meglio, saprei a chi dare la colpa di questo stato d’animo. Ma non è così semplice, non è affatto così, non è da lui che dipendono i miei stati d’animo. La sua assenza non fa altro che portarmi a riflettere sulla mia vita. Io sono peggio della sorella di mia madre. Lei, per quanto abbia un carattere di merda, per quanto sia stata invidiosa e gelosa delle altrui fortune, almeno una cazzo di amica è riuscita a mantenerla. Io neanche questo. Io neanche questo. Neanche questo. E mi ritrovo da sola ad affrontare le sere d’inverno, l’assenza dell’uomo, la crisi che c’è in atto, senza avere nessuno con cui parlare, neanche lui.

Ti stai allontanando, ma ti prego stammi vicino, avrei tante cose da dirti, ma non aggiungo altro, tu sai tutto…

Ecco cosa mi scrive lui. Io non riesco a stargli vicino. Come si può stare vicino ad un uomo che puntualmente ogni sera, dal lunedì al venerdì, alle otto va via? Come posso stargli vicino se ora passiamo sempre meno tempo insieme? Come posso fare se poi ci sono anche i giorni festivi in cui non riusciamo a sentirci al telefono?

11 mesi aveva detto. Ma poi c’era la cresima di suo figlio, il compleanno, le ferie estive, l’inizio della scuola, il momento giusto che non arrivava mai, anzi quello poi è arrivato con il mio biglietto per il viaggio a Cuba e di lì la catastrofe, le crisi, i dubbi, si certo, perchè io non sono equilibrata, io potrei cambiare idea da un momento all’altro, e allora forse è meglio mettersi al sicuro e comprare una casa, e fino al giorno dell’atto non si può affrontare nessun altro discorso, così aspetto, mentre arriva natale, capodanno, sabato e domenica, il ponte dell’epifania, sempre trascorsi rigorosamente da sola, mentre lui sta a casa con al sua famiglia e mi manda messaggi in cui dice che si annoia, che lei lo bracca, che vorrebbe essere con me, ma prima però bisogna sistemare la nuova casa, prima di poter affrontare di nuovo il discorso con lei. Così si fa largo in me quella brutta sensazione di non essere abbastanza, nonostante le sue dichiarazioni in senso contrario.

Non è un j’accuse questo. Sono i miei pensieri. In 10 mesi tanti discorsi sarebbero potuti essere affrontati, parlare con suo figlio, cercare di chiarire, sistemare o distruggere tutto per sempre. Si temporeggia invece, perchè io non  sono abbastanza, io lo spavento, forse più di sua moglie. Io non verrò scelta. Non parlo da Sfinge, sono solo una donna stanca, terribilemente stanca di questa solitudine senza fine, del barlume sempre più tenue di una vita felice, della gente che ti porta via tutto, dei colleghi che ti sorridono e ti abbandonano, dei sorrisi di circostanza, delle promesse, di quello che desidero e non c’è.

Se così deve essere la mia vita allora che inizi di nuovo e presto, io non ci credo più nella felicità. Sono sola anche oggi, lo sarò domani e sempre. Io non ci credo più.

3 commenti

  1. I tuoi pensieri sono ancora oggi i miei pensieri. E dopo ormai più di 4 anni io ancora ascolto promesse che vengono mandate in frantumi con una facilità disarmante. Non ho voluto porre ultimatum, non ho vuoluto dirgli di scegliere, ma adesso che gli ho chiesto come ultimo gesto di pietà di lasciarmi andare, lui ha ripreso a giurare e promettere e implorare di restargli accanto. Ho pensato che lasciargli il suo tempo fosse un gesto d’amore giusto e doveroso, ma la devastazione in cui ha gettato me ha ucciso l’entusiamo e la felicità che avevo faticosamente cercato di conservare per anni attendendo il nostro futuro. Sono stanca, sola e non ci credo più, proprio come te, eppure ricevo i suoi messaggi come se nulla fosse. Forse dovremmo essere più stronze: sono loro quelli sposati, sono loro quelli che ci illudono e che vogliono vivere coi piedi in due scarpe mentre noi e le loro consorti aspettiamo che prendano una decisione, sentendoci comunque sbagliate e ingiuste… alla fine chieder loro di decidere non è uno sporco ultimatum: hanno firmato un contratto con una moglie che li vincola alla fedeltà. Se vogliono esserne svincolati devono rescindere il contratto. Non siamo noi a dirlo, è la legge.


    • quello che mi stanca più di tutto è leggere messaggi pregni di tristezza a cui solo lui può porre rimedio, solo lui può porre fine a questa situazione con sua moglie, ma non lo fa, ha bisogno di tempo. va bene, dico, ma ribadisco che sono stanca e so che così io non sarò capace di andare avanti, almeno non per tutto il tempo che ci sei riuscita tu. in bocca al lupo


      • si, anch’io sono stanca… ti capisco e vorrei non vederti soffrire proprio perchè so cosa si prova. eppure ogni volta che ti leggo e vedo i tuoi passi così simili ai miei, e quelli dell’Uomo così simili a quelli del mio lui non posso che riflettere, io stessa: per il mio ci sono stati la comunione del figlio, il compleanno della figlia, il neurologo della moglie, io che mi sono incazzata (dopo “appena” 3 anni e 11 mesi) e gli ho urlato che non avrei iniziato un quarto anno e a quel punto sono diventata “non equilibrata” e non se l’è più sentita, il ponte dei morti (“non ti cercherò più fino a quando non sarò libero, ma nel ponte parlerò coi bimbi e lascerò mia moglie”, aveva giurato, per poi tornare a dirmi che c’erano stati imprevisti, ma si trattava di rimandare 3 giorni al massimo), poi un altro compleanno, e Natale, e ora continua a scrivermi mail in cui dice che senza di me è infelice, e non sopporta la situazione. Sembrano copioni che si ripetono in eterno, e mi spiace. Non voglio vederti fare i miei errori, perchè il dolore si amplifica ogi giorno. Lui ha bisogno di tempo, ma lo cerca sulla tua pelle, e non è giusto. Se lo vuoi lotta per lui più di quanto abbia fatto io, e lotta anche sporco. non finire come me, non te lo auguro



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