
Il riccio
2012, 7 gennaioMa il mio malessere non è assolutamente dovuto all’assenza dell’uomo. Io sto male perchè mi sento impotente. Impotente di fronte ai problemi di salute di mia madre, di fronte alla crisi di mia sorella che tra pochi giorni finirà un altro contrratto a progetto e sarà di nuovo a spasso, di fronte a mio padre con il quale non parlo più. Io vorrei essere più forte, fare sorridere mia madre, saper consigliare mia sorella, riuscire ad aprirmi di nuovo con mio padre. Invece mi sto rinchiudendo sempre più a riccio, sono assente. Mi giro nel letto, agogno il lunedì mattina per sentirmi viva a lavoro, ma anche lì alla fine sono da sola.
Essere un riccio sicuramente non dà la possibilità agli altri di avvicinarti. Io vorrei che gli altri capissero senza bisogno di tante parole, come faccio io guardandoli negli occhi. Con me pare non ci riesca nessuno. Io sono piena di contraddizioni, vorrei e non vorrei, aspetto e desidero, resto immobile e con la testa scappo via, vorrei parlare, ma non trovo le parole, il momento giusto, in realtà, è sempre quello sbagliato.
E’ duro avere coscienza di quello che mi sta accadendo e non poterlo dire a nessuno.

Se non hai nessuno vicino a cui dirlo…
…puoi provare a dirlo a qualcuno lontano…
è per questo che continuo a scrivere!!
Un po’ poco però.
Non diventa un dialogo così, ma solo uno sfogo.
Ci sono altre maniere di comunicare.
io non sono abituata a parlare.
la scrittura è l’unico modo che conosco per aprirmi…meglio di niente!
Però pensaci.
Cosa di meglio per una persona che non è abituata a d aprirsi e parlare di tentare con uno sconosciuto lontano.
Se poi ti senti a disagio, basta che smetti e puoi farlo quando vuoi.