Archivio per la categoria ‘Cose da dire a Roberto...’

h1

Strane sensazioni

2008, 1 Ottobre

Ci ho messo praticamente due giorni per elaborarle ed ancora non sono proprio sicura di quello che provo.

Lunedì pomeriggio, sulla strada del ritorno, all’improvviso ho deciso di passare a salutare roberto. Avevo voglia di vederlo, volevo abbracciarlo, anzi, avrei voluto abbracciarlo, fare due chiacchere come una volta, farmi consigliare…ma lui è diverso, o lameno così mi è sembrato. E’ uscito dall’ufficio, due baci sulle guance e poi ha attaccato con problemi, problemi, problemi. Il lavoro, il trasferimento, tutto una merda…e io lo guardavo e mi chiedevo, anzi mi ripetevo che è tutto cambiato, che non ha più alcun interesse nei miei confronti, che è venuta meno l’amicizia, che la persona che fino a qualche mese fa era uno dei miei punti di riferimento, adesso è totalmente preso dalla sua vita, è distaccato, è diverso. Non gl’importa più nulla, e forse è anche giusto che sia così, mi dico…

A malincuore, dopo un caffè al volo, sono risalita in macchina e sono andata via, sono scappata anche da lui, da quello che è stato per me, dall’amico che non è più tale, perchè la distanza ha cancellato tutto. Avevo ragione a maggio quando  gliel’avevo predetto, e nonostante ciò soffro per la sua assenza, la sua freddezza, il suo distacco, il non poter cercare e trovare conforto nei suoi occhi, nelle sue parole…

Così rimane, ancora una volta, l’amaro in bocca. Come si dice dalle mie  parti: questa in mezzo alle altre

h1

Indefinibile…

2008, 19 Agosto

Stanotte il desiderio di fare l’amore ha dovuto soccombere alle mie domande da psicologa, come le ha definite lui! In effetti mentre le facevo mi rendevo conto della loro inutilità. Inutili e senza senso, come quello che stiamo vivendo ora. Una storia senza nome.

Paziente e sincera ho risposto alle sue domande. Lui si è perso nell’unica domanda che gli ho fatto: “Adesso cosa vuoi da me?“. Avevo pensato che non volevo so fermasse da me. Avevo creduto di volerlo mandare a casa. Non ce l’ho fatta. Mi sono persa nei suoi occhi. Forse mi sono sentita lusingata dalle sue parole; forse non volevo veramente che se ne andasse. Non sapevo veramente cosa desideravo.

Ma stanotte non è stato come la settimana scorsa. C’erano domande e troppi dubbi in agguato e mi sono rivoltata nel letto, sperando che lui mi sentisse.

Domenica pomeriggio Roberto mi ha guardata negli occhi: Tu sei un anello di questa storia . Io piuttosto mi sento l’anello mancante di tutte le storie, perchè la mia presenza è inequivocabilmente analoga alla mia assenza. Però, ancora oggi, penso che mi manca, che rimpiango di non aver vissuto quello che c’era da vivere allora, mentre mi perdo, adesso, in storie anomale, senza riuscire a farne a meno…

h1

A.A.A.

2008, 20 Luglio

La pelle d’oca, come l’ha vista lui in Grecia. Peli irti sulle braccia. Sorrido. Sono a casa, pronta al ritorno alla mia normalità. Walk on in sottofondo. L’ho appena ballata facendo l’aereoplano. Sono emozionata. Mi sento libera. Finalmente consapevole di essere senza aspettative.

L’Amore può ritornare sui binari dell’Amicizia, la nostra canzone ad accompagnarmi leggera. Gli Amanti non hanno un seguito. Non resta niente di loro. Non può esserci Amicizia. Distaccata e fredda ho chiesto a Giuseppese se voleva venire a letto con me, io volevo scrivere , dato che eravamo sul Messenger, “Vuoi scopare?“, ma sapevo che avrei ferito la sua sensibilità. Ribadisce la domanda: NO, non possiamo essere amici. La mia lucidità è forse eccessiva, ma realistica! Se c’è stato Amore ormai è perso per sempre e non resta più nulla.

Sono semplici parole: Amore, Amicizia, Amanti…mi sono liberata dei significati restrittivi e le vivo a modo mio. Vuoi scopare? Per me non c’è altro, un semplice istinto. Mi va, ti va, stavamo bene insieme…perchè proibirci di una cosa che ci faceva stare bene? Consiglia, ironico, di scopare con Francesco o Ettore…Povera ragazza romantica e perduta…come quelle dei romanzi dell’Ottocento! Questo tempo non fa per me!!

h1

Riuscirò a spiegarmi?!?

2008, 26 Giugno

Cosa ti dovevo dire? Dammi un momento per fare ordine nella mia testa…

Rischio di risultare ripetitiva, ma nessun professore munito di matita rossa e blu correggerà i miei pensieri!

Cosa volevo dirti al telefono…

Cazzo, non riesco a scriverlo! Sono terrorizzata dalla possibile banalità delle mie parole. Tutte quelle che mi vengono in mente sono state abusate e forse ormai sono prive del loro significato più intimo e profondo.

Dopo mesi rifletto su quello che c’è stato; quello che abbiamo fatto, quello che io NON ho fatto, la tua tolleranza e pazienza, perchè con me ce ne vuole tanta, insomma, tu ed io. Dopo mesi mi accorgo che le mie perplessità sono quelle di una ragazzina viziata che si è sentita trascurata. faccio ammenda e riconosco che il nostro tempo non è finito. Immotivata gelosia ed invidia avevano fatto insorgere il dubbio in me.

Siamo all’inizio di qualcosa o forse è la continuazione di qualcosa già iniziato. Qualcosa che continuo a non sapere definire. L’unica parola che ricorre è amore, ma non so se sia quella giusta.

Amore. Quello che va oltre la distanza che ci separa. Fatto di risate al telefono; brevi, buffe e numerose mail che mi fanno sorridere. Il tuo silenzio mentre mi raccontavo. Tutto l’amore con cui mi sono aperta a te.

Amore…o forse amaro e mesto egoismo. Il mio.

Amore, o semplice paura di perderti.

E, in tutta questa confusione che mi travaglia, io vorrei dirti, forse, di lasciarmi stare, me e  quello che io chiamo amore. Sbagliati e inutili.

h1

L’antidoto ad Adriana

2008, 25 Giugno

La frangetta tirata, anzi stirata alla perfezione fino a coprirmi gli occhi. Una visiera dietro la quale mi nascondo per sfuggire alla mia stessa impotenza.

A lavoro ho pianto chiusa in bagno.

A casa ho confessato a me stessa che sto impazzendo di nuovo. Tra le lacrime ora riconosco che è tutto immotivato. Questo star male. Questo rifuggiarmi a casa. Questa vita.

La mia frangetta umida delle mie lacrime, quelle che non so trattenere, quelle che copiose raccolgo in un fazzoletto macchiato di mascara.

 Accendo una sigaretta. Il fumo mi distrae dal pianto. Copre il suo profumo, quello che, egoista, mi ha regalato per il compleanno. Quello che, testarda, indosso la mattina per ovviare alla sua assenza. In effetti mi è stata riconosciuta un’ottima capacità di problem solving!!

Ma non basta! A stento controllo la mia vita. La lascio scorrere, impotente.

Non bastano le dichiarazioni di affetto di Roberto. Lui presto non ci sarà più per me. E’ inutile affermare il contrario. Io non lo riconosco più.

Io ho quest’assurda capacità di allontanare da me le persone, di servire loro l’antidoto ad Adriana…

lo troverà anche Peppe- lo trovano tutti e io sprofondo sempre più giù, sempre più sola.

Pettino la mia frangetta. Ho lavato via lacrime e trucco. Mi nascondo davanti allo specchio al mio stesso sguardo. ho paura di quello che vedrei. La mia infelicità. I miei occhi.

Io davvero, di nuovo, non so più cosa fare. Sono solo stanca.

h1

2008, 23 Giugno
I Negramaro in sottofondo

Io che, insensibile, ho ironizzato sul suo amore.

Io che, stupida, ho tentato di esorcizzarlo così per allontanarlo.

Io che da sola ascolto Via le mani dagli occhi e vorrei chiamarlo, ma non lo faccio.

Io che trattengo a stento le lacrime perchè non saprei cosa dirgli.

Io che sono pentita e non glielo so dire.

Io che l’ho perso per sempre.

Io che da sola, in ritardo, mi accorgo dei mieierrori.

Via le mani dagli occhi, ma ormai è tardi…se potessi far tornare indietro il mondo, farei tornare poi senz’altro te per un attimo di eterno e di profondo.

Silenziosa ti dedico questa canzone, consapevole che il mondo non tornerà indietro per noi. Che ormai è tutto perso, per sempre…

h1

Tre giorni

2008, 3 Maggio

Un sabato che somiglia ad una domenica. Siamo rimasti qui, io perchè ho degli ospiti; Roberto perchè…non so, sarebbero solo ipotesi…

Con Ambra e Marco siamo andati al mare. Sole primaverile e Arianna che, una volta presa confidenza, parla con Roberto. Ambra ed io li osserviamo. Ambra dice che gli fa simpatia, è carino…forse “pure innamorato di te, ma tu gli avrai fatto fare le corse”…Già, io l’ho tenuto a distanza…

Io e Roberto ci siamo mandati cordialmente a quel paese, perchè era la cosa migliore da fare un mese fa, perchè pensavamo entrambi che avremmo avuto un’estate, altro tempo. Questo, inaspettatamente, si è trasformato e racchiuso in 3 GIORNI. Tre giorni in cui tutto era da recuperare, in cui non è stato detto niente, ma in cui siamo riusciti a parlare, di nuovo.

E penso, in macchina, mentre tengo la mano piccola di Arianna che dorme, che io l’ho dovuto trattare mal esoloper preservarlo dall’Adriana di ora. Non è questo quello che merita, non è questo quello che voglio dargli. Non è questo. In macchina guardo fuori dal finestrino e cerco le parole per dirglielo, ma non lo farò, lo so. Non l’ho fatto.

La nostalgia la caccio con l’ironia; una risata che forse lo infastidisce smorza quello che entrambi viviamo come un addio e mascheriamo con un arrivederci. E’ finito un capitolo, o forse, un paragrafo della nostra vita. Punto e da lunedì sarà tutto diverso. Forse noi no…

h1

Due giorni

2008, 1 Maggio

Allora brindiamo ai “rimpatri”…un secondo di silenzio imbarazzato, poi “Allora hai letto…scusa, scusami…” E all’improvviso è di nuovo gennaio, siamo semèplicemente io e Roberto a casa mia, a bere una bottiglia di vino, chiaccherare, fumare e mangiare.

cazzo, abbiamo perso due mesi, due mesi che non ci restituirà nessuno, due mesi di tante mandate a quel paese, due mesi di quasi totale indifferenza. Due mesi che abbiamorivissuto appieno in questi due giorni. Due giorni che abbiamo vissuto come se fossero gli ultimi che restavano da vivere.

C’è amarezza, tristezza, consapevolezza che non torneranno più, neanche facendo i salti mortali. Non saranno più. Un lungo abbraccio al quale però ci sottraiamo, quasi per cacciare la certezza che non sarà più…

Un’altra serata…e io so che Roberto desidera…desidererebbe restare con me e allo stesso tempo sa che io non voglio, quindi se ne va. Apre la porta e mi abbraccia di nuovo. Socchiudo la porta come ho fatto stamattina con Peppe, ma sono due cose diverse. E’ un abbraccio che sugella un’amicizia, è un bacio rubato che nessuno deve vedere…

Ho paura, ancora una volta del dopo, della solitudine, dei miei pensieri che non saprò condividere, della mancanza delle sue parole, dell’essere paragonata ad un cucciolo di tigre…

h1

Rimpatrio

2008, 30 Aprile

“…mi mancherai…”

Diceva così la mail che mi ha mandato Roberto questa mattina. Due notti fa un sogno quasi premonitore, solo che riguardava me. Trasferimento a Barcellona Pozzo di G. Il trasferimento l’ha avuto lui…

Subito l’ho chiamato. Claudia laconica mi conferma al telefono che si, l’hanno trasferito a casa. Mi sento male. Mi sento una merda.

Parliamo al telefono. I miei occhi si riempiono di lacrime e mi chiedo come farò…E’ vero, negli ultimi mesi sono stata più iena ed instabile del solito. Ho sempre rimandato il dialogo, convinta che non lo volesse neanche lui. Adesso questo avere rimandato è irreparabile ed io mi rendo conto di aver perso tempo, di aver messo a repentaglio l’amicizia (la posso chiamare così?!) che ci lega.

So che entrambi sappiamo che questo inverno trascorso insieme non ci abbandonerà facilmente. Rimpiangerò le nostre serate a sbevazzare e chiaccherare. Non ci saranno più.

So anche che più tardinon riuscirò a dirgli che mi dispiace, che mi mancherà, che gli voglio bene, che “Scusa”…ecco quello che non dirò stasera a Roberto mentre festeggeremo il suo “rimpatrio”…

h1

Omonimia e ironia

2008, 16 Aprile

I casi di omonimia, si sa, creano spesso malintesi. Fastidiosi malintesi.

In questo caso all’omonimia si sono aggiunti anche il modo ammiccante e le mezze parole, le allusioni, i deittici (Peppe non ridere!!) di Roberto.

Al telefono. racconto come ho risolto il problema delle chiavi: “Niente, ho chiamato Giuseppe” vengo interrotta da un “Giuseppe? Come Giuseppe?” Cazzo, se il mio padrone di casa si chiama come la persona che sto vedendoora mica è colpa mia! E soprattutto mica esiste solo un GIUSEPPE! Sarebbe allora il padre di Gesù?!?

“Giuseppe. il padrone di casa!” sbotto.

Poi cambio argomento. Chiedo del festino di ieri sera. Stavolta quella ammiccante sono io. Chiedo se è stato con Claudia. “Tanto voi scopate!” “No, non è vero…” Va bene, tanto non m’importa. Continua con una risata fatta più per accendere la mia curiosità che per introdurre qualcosa di divertente…Sorvolo…”No, perchè avevo dimenticato di prendere una COSA…allora dovevo preparare una COSA…così poi abbiamo fatto QUALCOS’ALTRO…” Qui lo interrompo.

CAZZO! O parli o non parli. Non mi stai comunicando niente!

Poi una mail nel pomeriggio. “Mi odi ancora?” Io non odio nessuno, solo se vuoi parlare devi essere chiaro, devi DIRMI, ma solo se vuoi. Non vale leggere questi blog e permettersi d’insinuare.

Io scrivo perchè così sto bene, perchè voglio comunicare, voglio parlare e raccontarmi. Ma nessuno, come ho già scritto, può pensare che queste parole si trasformino in un’arma a doppio taglio. Non sarò ferita, perchè questa non è la chiave per capirmi, per definirmi.

alla fine ho capito che non avrò amici uomini!