Archivio per la categoria ‘un altro pensiero per te...’

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Categorie ‘73 e Bilancia

2009, 27 Aprile

Dopo il lavoro sono andata al centro commerciale dove lavora Walter, il mio ex ragazzo, l’indeciso che per quattro mesi mi ha bellamente cornificata, maltrattando il mio amore, preferendomi una nana, che, come tutti i nani, ha in se il gene del male congenito!! Bene, Walter, l’uomo della mia vita, o almeno così credevo, quando accecata dalla gelosia gli avevo pure chiesto di sposarmi, gli avevo giurato amore eterno, solo per garantirmi il suo possesso, ma, a mia discolpa, ero semplicemente accecata dalla gelosia.

Il tempo risana le ferite e saperlo lontano, perchè lontano è stato negli ultimi quindici mesi, mi ha fatto andare avanti e dimenticare quello che mi aveva fatto. Così questo pomeriggio lo vedo oltre la mia frangia, ma non ho alcuna intenzione di entrare in negozio e salutarlo, non sia mai che per caso entrasse la nana e con un colpo di tette mi scaraventi al suolo! Oltrepasso le vetrine e sento un tintinnio di chiavi che so, sono le sue! Le abitudini sono difficili da cambiare, figuriamoci da eliminare!

Un colpetto sulla spalla, il mio cognome, mi giro e con una bella faccia tosta rispondo al saluto. Ci accomodiamo fuori dal centro commerciale, quattro chiacchere. Stai bene, sto bene, che si dice, che fai qui, ti hanno trasferita, allora sei più vicina, tu, tutto bene, suoni sempre…Insomma, domande di circostanza, cui rispondo con il mio sorriso più bello, mentre penso che non è cambiato affatto, che è rimasto lo stesso, che saremmo rimasti ad un punto fermo, che è un’altra persona che si rifiuta di crescere, che comunque sarebbe finita, prima o poi.

Lui chiacchera, ma il tempo è tiranno e deve rientrare a lavoro, magari ci vediamo per un caffè…ahahahahahahahah! Che ridere! Si, ci vediamo per un caffè, ti chiamo io!!! Anzi no, forse è meglio se mi chiami tu, non vorrei che la nana, ops, la tua fidanzata vedesse il mio nome e si gonfiasse fino a travolgermi con le sue tette!

Sono rientrata in macchina un pò incredula. Irene mi ha detto che non chiamerà. A me non importa se lo farà o meno, chi se ne frega. Lui non è cambiato affatto e ad oggi non saprei cosa farmene di un uomo volubile come lui, del 73 e del segno della bilancia!!

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Io sono, io voglio

2009, 20 Gennaio

scritte x caso

si, lo so, lui potrebbe anche chiedermi il risarcimento danni, ma anche chi se ne fotte! io sono un’egocentrica e voglio che tutti sappiano di cosa sono capace, me ne frega davvero poco di tutto il resto! io sono una persona libera, e ora che il suo silenzio non mi sconvolge più, sono più serena. io sono una persona profonda, talmente tanto che non so, stasera da dove cominciare per spiegare i miei stati d’animo. io sono un’insicura, gioco con gli sguardi, cerco conferme. io sono una codarda che scappa sempre. io sono piena d’amore e di odio. io sento spingere tanta cattiveria, pronta ad uscire e ferire…io ho paura di me stessa a volte e cerco di ignorarmi. io ho bisogno di uno psicologo!!!

Vuc’s, non parlo di lui, parlo di me, certo Alan, lo faccio continuando a riflettermi nel passato, in quello che c’è stato. Ma sono io adesso che parlo, che tento di riemergere, e vi giuro ragazzi che sto tentando di ignorarlo, di non tenere in considerazione le informazioni che continuano a prevenirmi da Raffaella e Bianca: l’ho visto in macchina, era al telefono…è stato un sacco al telefono, era cupo, non mi ha chiesto di te…si vede che è davvero innamorato di questa…

A lavoro oggi, secondo giorno, ho preso confidenza col collega, il mio nuovo compagno di banco e di avventure…Mi è passato dietro la sedia, si è avvicinato, mi ha fatto un massaggio alle spalle, mi ha dato un bacio sul collo. Mi fa tenerezza, mi guarda negli occhi e dice che è meglio se si allontana. Già, penso, meglio se ti allontani. Sarebbe solo un bacio rubato scaturito solo dalla tenerezza che suscita in me, dal fascino che, credo, di esercitare su di lui…Toti, i miei occhi da cerbiatta hanno fatto la mia prima vittima!! Sono un verme!

Meglio non baciarsi. Non finchè non ci sarà qualcosa di differente dalla semplice attrazione. Io voglio l’amore!

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Capodanno 2007

2008, 31 Dicembre

Mezzanotte meno un quarto del 31 dicembre 2007. Sono con Walter, una piccola vittoria, ha scelto di passare l’ultimo giorno dell’anno con me. M’illudo sia così perchè mi ama. Lui è cupo, mi dice che vuole andare via. Ha la testa altrove, si sente a disagio con le mie amiche, con mia sorella, solo perchè loro sanno tutto quello che mi ha fatto negli ultimi mesi e non capiscono come io lo ami ancora, come faccia a sorvolare sulle sue bugie, sul fatto che lui ami un’altra. Per me l’importante, stanotte, è stare con lui, quindi alla sua richiesta dico va bene. Saluto mia sorella senza incrociare il suo sguardo, mi farebbe sentire ancora più in colpa, perchè so che sto sbagliando, ma è amore, mi ripeto. Saluto Mirima, Ernesto e Francesca. Usciamo e andiamo in macchina. C’è ancora l’odore del mio timballo di risop che è rimasto alla cena di capodanno. Dove vuoi andare chiedo spaventata. Ho paura mi dica che vuole andare da lei. Risponde a casa, nonostante gli abbia proposto di fermarci da qualche pare a comprare una bottiglia di champagne e festeggiare al lungomare o da qualsiasi altra parte. Lui è fermo e andiamo a casa sua. Ci sono sua madre e suo marito. Mezzanotte meno cinque. Mettiamo su l’acqua per la pasta, tortellini con il dado Knorr, bella invenzione per le sere fredde, quando ci si sente un pò soli, quando si ha voglia di coccole e non c’è nessuno. Mezzanotte. Mi scambio degli auguri di convenienza con la non-suocera, con lui a stento un bacio sulle labbra. Ceniamo in silenzio, poi guardiamo un film, fumiamo un paio di canne e ci addormentiamo vicini. Nella mia ingenuità ho messo si pure la biancheria intima che a lui piace, quella più scomoda, ma è amore eccheccazzo!! Inutile anche questa per allettare il suo desiderio sessuale, questo risulta: NON PERVENUTO! Le otto del mattino, mi sveglio in questo 2008 accanto all’uomo che amo. Lui dorme ancora. Mi giro piano su un fianco per non svegliarlo. Tanti oggetti a me sconosciuti sono impilati accanto al letto. Libri soprattutto, libri che, conoscendolo, so non avrebbe mai comprato, sebbene si sia sempre dichiarato una persona curiosa. Ne prendo uno, piano. Sono sicura che l’ha comprato lei. Lo apro e trovo una dedica, scritta con calligrafia da sciocca ventiquattrenne. Faccio un pò di fatica a leggere nella penombra. Esco l’altra mano da sotto le coperte e lo sfoglio. Cade volteggiando una sua foto. Una foto che non ho fatto io, una foto in cui lui non era con me. Mi si gela il sangiue nelle vene. Mi sento male. poso il libro, piano. Non voglio che lui mi senta. So che in questa stanza ci sono ancora tanti segreti, soi che lui è talmente ingenuo da sottovalutare la curiosità femminile, cui, nel mio caso, vanno aggiunte anche la diffidenza della donna tradita e lo spirito da detective!! Guardo con attenzione i libri, il mio fiuto non fallisce. Ne prendo un altro. Stavolta niente dedica. Lo sfoglio ed ecco davanti ai miei occhi un’altra foto, ma lui mi ha sentita, mi strappa il libro dalle mani e mi dice che non dovrei curiosare, mentre in modo affatto naturale, mette il libro sotto il letto. Candida, con i battiti del cuore accellerati, dico che stavo dando un’occhiata ai suoi libri!! Ormai svegli decidiamo di affrontare questo primo giorno dell’anno insieme, ma non dobbiamo fare rumore per non svegliare sua madre che dorme nella stanza accanto. Insieme andiamo in bagno, ma manca la carta igienica, così, in punta di piedi, torno nella sua stanza per i fazzolettini!! Macchè fazzolettini! Mi fiondo a prendere il libro sotto il letto. Lo apro e mi cadono tra le mani le loro foto, nudi, a letto che stanno scopando. Il suo seno è più prosperoso del mio, le sue gambe sono magre, le mani intrecciate, le sue gambe la tengono stretta,  le loro facce, i loro corpi…Con tutto il sangue freddo che posso rimetto le foto dentro il libro, trattendendo il forte desiderio di strapparle in centinaia di coriandoli, cacciando giù dentro di me quella voce che mi dice che me ne devo andare, che quello non è il mio posto, che lui non mi ama, che lo devo lasciare andare, lo devo dimenticare. Amore irrazionale. Amore cieco. Amore pazzo di gelosia mi annebbia la mente. Torno in bagno, ci diamo il cambio, mentre vorrei solo poter piangere, vorrei che qualcuno mi venisse a strappare via da qui, vorrei sapere chiedere aiuto, vorrei avere il coraggio di metterlo di fronte alla verità, porlo di fronte alla necessità di fare una scelta, di prendere, finalmente, una decisione. Amore debole, amore confuso, amore ingenuo mi fanno restare con lui, nella vana speranza capisca. Amore, inutile e sciocco amore. Amore frustrato e martoriato mi indebolisce. Resto. Nessuno dei due è abbastanza forte per decidere ed io so che, per amore, posso sopportare anche questo, sono certa che gli passerà, perchè lui ama me.

Ingenua. Allora ed ora mi aggrappo a qualcosa che non c’è più. Ricordi che non vanno via. Ferite che nascondo accuratamente e che vengono alla luce qui, quando sono sola.

Il 2008 finisce oggi. Oggi finiscono le illusioni e muoiono i desideri. Non mi basta il suo mai dire mai, il suo dirmi sei così sicura che ci metteresti la mano sul fuoco, a proposito di un nostro futuro insieme, per essere felice e smettere di piangere anche stasera. Resta il suo guardarmi, ormai, in modo diverso, il suo amore che adesso so non c’è più, che temo non ci sia stato prima, io davanti la porta del suo ufficio che, nella mia testa, prego mi prenda per mano e mi baci, pur sapendo non accadrà mai. Noi due ai lati opposti del corridoio ci scambiamo ancora battute finchè gli volto le spalle e vado via. Inutile sarebbe ancora la mia presenza, imbarazzante agli occhi di suo padre, fastidiosa per lui che ha così tante cose da fare, crudele per quel poco di dignità che mi è rimasta ancora.

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In pigiama

2008, 26 Maggio

Ho trascorso tutta la domenica a casa, in pigiama. Non ho messo il naso fuori. Tutta colpa di un’influenza curata male, anzi, affatto curata.

Tanto tempo a disposizione. Tantissimo. Ho fatto la spola tra il letto e il divano, la televisione, un caffè e sigarette che non avrei dovuto, il romanzo di Pinketts, Google. La mente, spesso, è stata attraversata dai ricordi. I miei e di Walter. Strano. Sono più le sue cattiverie e le sue bassezze che dovrebbero essere rimaste che altro. Invece mi scopro ad osservare le sue foto. Le nostre foto. I campeggi, la Russia, lui che dorme con Lillo accanto sul mio letto, il basso. Lo odio. Questo dovrebbe essere l’unico sentimento che dovrei provare nei suoi confronti. Eppure non c’è odio che mi preservi dalle ferite ancora non rimarginate che mi ha inferto.

Lo guardo e mi chiedo perchè mi piaceva. Ricordo tutte le sue parole. Gli attacchi. “Non hai fatto un punto…Se non fosse stato per tuo padre…Sei una privilegiata…Non hai stile” E poi tutte quelle nauseanti bugie. Uno strano desiderio di masochismo che mi faceva stare con lui nonostante tutto questo. Forse per fuggire la solitudine. Forse per abituidine. La stessa che tiene insieme oggi tante persone che si concedono piccoli strappi alla regola, chiamiamoli così, per sfuggire alla loro noia quotidiana.

In pigiama, le undici di sera passate, dovrei andare a letto, rimettermi a leggere un pò, spegnere la luce e sprofondare in attacchi di tosse che vivacizzano il mio sonno ed impediscono quellodi mia sorella. Domani sarà uguale ad oggi. E io sono stanca

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Davvero io non so più

2008, 7 Marzo

E poi, quando la mattina mi sveglio, mi ricordo anche che ti ho mandato un msg…

“Spero tu sia felice. Sono con Baustelle e le mie parole…ti bacio, ma sono ubriaca…”

A dire la verità fino a ieri sera speravo che tu fossi infelice, che soffrissi, poi ti mando questo messaggio…io non mi capisco più. Io non so più…

Mi sento una stupida, perchè tu non hai risposto, perchè io già lo sapevo, perchè mi sono sentita usata da Francesco, sebbene lui abbia detto che a me piace scopare con lui, perchè non so stare al mio posto, perchè mi sento sola più che mai, ma non voglio avere nessuno accanto a me…

Davvero io non so più…

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Follia per Baustelle!

2008, 27 Febbraio

Alle 19:30 di sera sono salita in macchina e sono tornata a X. Non è venerdì. E’ ancora martedì…sono impazzita di nuovo…Sono venuta a lavoro da te. Gioco con la sorte. Potresti anche non esserci. All’ingresso dell’ipermercatovedo il vespone grigio un pò ammaccato. Il tuo. Posteggio. Con fare davvero poco furtivo lascio appeso al gancio sotto il sedile, una busta piccola della farmacia, non ne avevo altre, con dentro il cd dei Baustelle. Corro in macchina e scappo. Le 21:35. Spengo il telefono. Tu l’avrai trovato. Corro via e trattengo il fiato, mentre fremo e penso. So che non ti conosco più. Le 23:05. Casa a X. Accendo il telefono. Distrattamente mi spoglio. 23:06. Nessun segno…non reagisco. Non li senti più i miei pensieri.

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Se mi lasci ti cancello

2008, 24 Febbraio

Ho ritrovato due post-it scritti una notte di novembre a casa di Walter, dopo aver fumato, ascoltato un pò di musica, strimpellato il basso e visto Se mi lasci ti cancello. Dicevo, anzi scrivevo:

Dovresti leggere i miei pensieri. Quelli di ora, quelli che sono già scomparsi, perchè sostituiti da quello che viene dopo…ma non c’è, non c’è…Dove sono le mie parole? Quelle che non avrei voluto dire mai. Quelle che non avrei mai voluto fare. Io non volevo farlo davvero.

Questo è un addio, ho pensato. Addio. E ti ho accarezzato con lo sguardo. Silenzio, il mio. Penso: Addio. Fiato vieni, così gli dico addio. Così poi potrò sparire, con i nostri ricordi, cancellati e sostituiti da un’altra realtà. Un’altra vita.

Tu continui a dormire e io ti dico addio. Sembra quasi tu non mi ascolti affatto.

Accetto la sconfitta. Per questo è meglio se me ne vado. Per questo è meglio se ti dico addio. E’ vero…Continuo ancora a piangere, ma sono…credo sia la cosa migliore. Vorrei non doverti dire addio. Ma risuona nella mia testa. Tu non parli. La mia mente è più veloce. Adriana, non parlare. Addio. Adriana zitta! Walter, apri gli occhi! Dì qualcosa. Addio. Petala abbaia e non farmi parlare. Addio, addio, addio…L’ho appena detto…Zitta Adriana. Non dire altro. Stai zitta!

Poi ho pensato che era bello. Bello che tu non avessi sentito niente, perchè dormivi. Così il tuo sonno avrebbe cancellato il mio addio.

Ma il mio addio è diventato il tuo e io sono ancora senza parole…

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E se…

2008, 23 Febbraio

…e se dopo tutto questo parlare mi fossi resa conto che odiarti o sperare tu sia infelice non serve a niente, cosa resta da fare? sono e resto ancora legata a te. mi ostino ancora a guardare il profilo degli electrica piuttosto che quello della tua principessina del male, solo per…non lo so neanch’io…forse solo per avere ulteriore conferma del fatto che tu sei felice. io non lo sono. non capisco perchè non posso esserlo…la verità è che per ora forse non voglio.

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Enver

2008, 22 Febbraio

“Roberto, coì va bene?”

“Si, brava, torna a casa e non chiamare nessuno! Devi stare da sola!”

In silenzio obbedisco. Un misero tentativo di ammutinamento espresso dalle parole: “Ma io stasera volevo uscire…” muore in una delle mie tante smorfie di dissenzo.

A casa eseguo meticolosamente il rituale pomeridiano…sigaretta, te, canna, musica, scrittura, ballo…

Chiamo Ettore. Ho voglia di vederlo…i cellulari sono spenti, ovviamente!

Mi è presa male. Sto pensando Walter e non vorrei proprio, perchè adesso è felice, perchè con me forse non lo è mai stato. Sto male. Devo distrarmi prima di restare imprigionata in questo pensiero. Prima della distrazione arriva Enver…

E NON SARAI MAI UNA COSA DA POCO

…avrei voluto che mi sussurrassi all’orecchio queste parole tre anni fa. Vorrei non essere una cosa da poco…sono solo la mia maschera che dissimula me stessa. perchè ora più che mai non sono io.

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Penelope

2008, 19 Febbraio

Mi sta scoppiando il cuore. Walter, mi sta scoppiando il cuore. Ora, metre suona Penelope.

In piedi, mi abbraccio e mi muovo seguendo la linea di basso. Con gli occhi chiusi cammino fino a sedermi ai piedi del letto. Mi sveglio nella tua stanza. Il caldo di un sabato sera di fine luglio. Tu sei seduto col basso in mano e alzi il volume. Dici: “Ascolta”…e sei tu che suoni dolcemente le corde, che mi fai dondolare mentre ti guardo affascinata. Io non desidero essere altrove e apro gli occhi per guardare ancora le tue dita che, veloci mescolano accordi, ma è la penombra della mia stanza che ti cancella, perchè tu non ci sei, perchè a me è scoppiato il cuore stanotte.