A continuare il racconto lasciato in sospeso ieri pomeriggio per problemi logistici…
Le 23:30. Io e Raffaella saliamo in macchina. Cosa dobbiamo fare? chideo, e mi aspetto da lei un’indicazione corretta della strada da seguire, ma sono troppo irruenta, un pò brilla, così precedo la sua risposta. Io glielo devo scrivere questo messaggio! Ride Raffaella, amica, confidente e stasera anche complice!!
Mi fermo sotto casa sua, Ma qui ci sono i lampioni, ti vedono, anche se le luci degli appartamenti sono praticamente tutte spente, tranne due: 3° piano a destra e 1° piano a sinistra. Riaccendo la macchina e, luci spente, mi sposto davanti un furgoncino, qualche metro avanti. Spengo tutto e prendo la bomboletta qualche ora prima insieme allo svitol.
“Avete bombolette spray? Il prezzo? Bene, me ne dia una nera, no, opaca va bene” dico ancora incerta sul da farsi, insicura se utilizzarla o meno, le 19:20del pomeriggio.
Mi affanno per togliere il tappo, cazzo, ma l’hanno cementato? No, serve una pinza dice Raffaella, guardando bene. Ok, non ci sono problemi, guarda caso ne ho una nel portabagagli lasciata da mia sorella e dimenticata lì. Esco dall’abitacolo e la prendo, ma la linguetta da tirare è tremendamente dura. Cos’è acciaio? Presa dalla foga la distruggo in decine di pezzi prima di riuscire a toglierla del tutto e, durante l’operazione, penso che forse questo sia un evidente segno del destino e che io, dopo tutto, debba desistere. Ma io vado contro il destino, tolgo il tappo e…cade il cappuccetto dello spray in mezzo alla strada, nero su asfalto nero. Cazzo, cazzo, cazzo e cazzo!!! Attivo i raggi ics, con la mano palpo l’asfalto e lo trovo. Questo è il destino, è scritto che io debba lasciare questo messaggio. E’ scritto che io debba scrivere!!!
Ripeto a Raffaella la frase da scrivere, sbatto un pò la bomboletta ed esco dalla macchina. “abbassati” sussurra Raffaella, perchè io ho cominciato il mio primo atto vandalico con grande nonchalance e sto ritta di fronte al muro di cinta del suo complesso. “hai ragione, scusa“. Mi piego sulle ginocchia, come se stessi facendo pipì. Scrivo, anzi spruzzola mia frase sul muro. Caratteri chiari egrandi, attenta a che non arrivino automobili…
Fari lontani svoltano. Scatto all’impiedi e mi nascondo dietro il furgoncino, la bomboletta un tutt’uono con la mia mano. Raffaella mi avverte con un lunghissimo PSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSS. Si, ho visto, e menomale che non devo fare la pipì, penso! La macchina va oltre e riprendo, ma…il muro è finito!! O meglio, c’è un dislivello. Corro verso la macchina: Raffaella, è finito il muro…va bene, comtinuo lo stesso, manca poco…
X L’AMORE KE T HO VOLUTO, X IL MALE KE MI HAI FATTO…A
Corro in macchina, ridiamo, chiudo la bomboletta, metto in moto e andiamo via. Raffaella dice che avrei dovuto essere più esplicita, magari scrivendo ”Per L. da A.”, ma no, lui capirà anche così, e si arrabbierà. Figurati se fossi più esplicita…io non voglio che altri capiscano, che sua figlia sappia, che sua moglie possa dirgli qualcosa. Lui leggerà ogni mattina, ogni giorno il mio amore, quello che c’è stato, quello che non c’è più, quello che non potrà esserci, i miei sentimenti in poche parole, il mio dolore. Eppure so che non reagirà.
Il mio primo atto vandalico che mi ha riempita di adrenalina, che continua a farmi sorridere quando ci penso, che, mi piacerebbe, servisse a qualcosa. Ma la realtà è differente e so che lui non tornerà, io andrò via e verrò dimenticata anche da lui.