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Dopo cena

2009, 2 Febbraio

Nel rituale casalingo, quello della vita con i miei genitori, ci sono nuove abitudini da rispettare. Una tra queste è quella di cenare tutti insieme. La domenica, poi, si pranza e si cena insieme. Poco male, si dirà, la famiglia felice attorno alla tavola domenicale che si scambia opinioni, quattro chiacchere allegre, si gusta il non tanto frugale pasto che mamma ha preparato sin dal mattino presto, ci si alza satolli e soddisfatti della propria famiglia, di aver goduto di un pò di calore umano, felici di avere delle persone che ci amano e che si amano, delle persone sincere negli affetti e nelle parole…

Almeno è questo che le favole disneyane, la morale borghese, la pubblicità Mulino Bianco e Barilla ci hanno inculcato sin da piccoli. Manca però una componente del quadretto domenicale della famiglia felice a pranzo, il falso perbenismo borghese, quello che nasconde i peccati, che copre i silenzi, che maschera l’indicibile…

Qualche mese fa avevo scritto di un msg letto per caso sul cellulare di mio padre. L’amarezza di dover scoprire che ha un’altra donna guerreggiava con odio e amore, il dolore per mia madre, il desiderio di urlare, sbattere tutto per aria, andare via, scappare lontano. Era la prima volta che un sospetto prendeva corpo, che diventava realtà.

Ho metabolizzato. Sono rimasta in silenzio per un pò, limitando i contatti con mio padre, cercando di stare un pò  più vicina a mia madre, convinta come sono che lei sappia tutto.

Dal 22/11 sono passati due mesi. Ieri sera, dopo cena tutti si sono alzati da tavola. Mio padre è andato a vedere la televisione in un’altra stanza, mia madre si è messa un pò al computer, mia sorella volava da Roma  a Catania. Sola in cucina mi passavo lo smalto sulle unghie, piccola vanità femminile! Ho messo su l’acqua per la camomilla otturna, ho visto il telefono di mio padre ed è stato un attimo. L’ho preso, ho aperto la cartella dei msg, ne ho trovati altri. Suoi, di lei, il sangue mi si è gelato nelle vene, ma lo sentivo pulsare forte nelle vene, paralizzata sulla soglia della porta della cucina controllavo che non arrivasse nessuno dei due.

Cazzo, lo odio! Ma posso odiarlo? L’ho visto piangere perchè la sua vita fa schifo, perchè sente di averla sacrificata, perchè proclama di essere infelice, perchè, a suo dire, quello che ha fatto per me e mia sorella non è servito a nulla, siamo due ingrate…Se ci penso trovo solo una frase da dire:

CAZZO PERCHE’ NON TE NE VAI?

Si, cazzo, perchè non prende tutto il suo coraggio e si va a fare un’altra vita? Perchè non smette quest’aura di falso perbenismo borghese del cazzo e ci lascia stare, lui e i suoi cambi d’umore, dovuti solo al fatto che vorrebbe essere altrove? Perchè non la pianta con le sue prediche del cazzo e non se ne va? Staremmo tutti molto meglio, credo, io non dovrei odiarlo, lo rispetterei solo di più, perchè non posso odiarlo. Mi fa solo una gran pena, lui e mia madre…

Così nel calore del mio sangue che scorreva veloce nelle mie vene ho deciso che semmai dovesse ricapitare di avere quel cazzo di telefono tra le mani, mi ricopio il numero di questa grandissima puttana, la chiamo, le dò un appuntamento e le dico che se lo ama davvero come scrive, brutta troia, che se lo prenda, che se lo porti via, che se lo goda lei, che qui è una vita a metà per tutti, una vita che io non riesco più a vivere così.

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Una svolta, la mia nuova vita!

2009, 25 Gennaio

Lui fa finta di niente, pensa che io sia riuscita da andare oltre, crede che noi due possiamo essere amici. Mi tratta come se nulla fosse accaduto, cerca il mio sostegno, dopo il suo silenzio di cinque mesi, dopo le bugie, dopo l’attesa, dopo aver lasciato marcire il mio amore. Sul messenger io ricambio le sue parole con ironia. Vorrei dirgli che non deve cercarmi più, che io non ho più piacere a parlare con lui, che se sta male non m’interessa, che non posso in nessun modo essere sua amica, non ora. Lui mi ha disprezzata, mi ha mentito, mi ha trattata come mai nessuno prima mi aveva trattata. Bugie e silenzio prima, ricerca di conforto e di sagge parole che mitighino il suo dolore. Posso dargliele? Non credo proprio, lo escludo in modo certo.

Ma nonostante ciò brucia questo suo essere tanto ottuso, questo strano attegiamento. Cazzo, cos’è stupido, mi chiedo quando si illumina la finestra di conversazione con il suo nome. Supremo…non chiamarmi così…no, come cazzo devo chiamarti? Volpe, dato che sei stato bravo, davvero bravo nel tenermi così in sospeso. Sarebbe meglio forse coglione, e non nascondo che se sta male forse mi fa pure un pò di piacere, ma alla fine neanche tanto, dato che il male che mi ha fatto non ha paragoni.

Ha perso l’amore più grande che una donna potesse dargli, che una donna volesse dargli, incondizionatamente, perchè lo amavo così com’è. Ma adesso lui è il passato e non sarò più io, in futuro, a contattarlo, anche se fa male vedere ogni volta quell’uomino verde nel messenger, sapere che lui è là, sapere che non è lì per me, che non è con me che vuole parlare, rendermi conto che io ho perso definitivamente tutte le spinte che mi travolgevano e mi facevano tendere a lui.

La mia nuova vita, senza amore e senza bugie, andrà bene anche senza di lui. Ne sono certa!!

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Deviazione

2009, 15 Gennaio

A continuare il racconto lasciato in sospeso ieri pomeriggio per problemi logistici…

Le 23:30. Io e Raffaella saliamo in macchina. Cosa dobbiamo fare? chideo, e mi aspetto da lei un’indicazione corretta della strada da seguire, ma sono troppo irruenta, un pò brilla, così precedo la sua risposta. Io glielo devo scrivere questo messaggio! Ride Raffaella, amica, confidente e stasera anche complice!!

Mi fermo sotto casa sua, Ma qui ci sono i lampioni, ti vedono, anche se le luci degli appartamenti sono praticamente tutte spente, tranne due: 3° piano a destra e 1° piano a sinistra. Riaccendo la macchina e, luci spente, mi sposto davanti un furgoncino, qualche metro avanti. Spengo tutto e prendo la bomboletta qualche ora prima insieme allo svitol.

Avete bombolette spray? Il prezzo? Bene, me ne dia una nera, no, opaca va bene” dico ancora incerta sul da farsi, insicura se utilizzarla o meno, le 19:20del pomeriggio.

Mi affanno per togliere il tappo, cazzo, ma l’hanno cementato? No, serve una pinza dice Raffaella, guardando bene. Ok, non ci sono problemi, guarda caso ne ho una nel portabagagli lasciata da mia sorella e dimenticata lì. Esco dall’abitacolo e la prendo, ma la linguetta da tirare è tremendamente dura. Cos’è acciaio? Presa dalla foga la distruggo in decine di pezzi prima di riuscire a toglierla del tutto e, durante l’operazione, penso che forse questo sia un evidente segno del destino e che io, dopo tutto, debba desistere. Ma io vado contro il destino, tolgo il tappo e…cade il cappuccetto dello spray in mezzo alla strada, nero su asfalto nero. Cazzo, cazzo, cazzo e cazzo!!! Attivo i raggi ics, con la mano palpo l’asfalto e lo trovo. Questo è il destino, è scritto che io debba lasciare questo messaggio. E’ scritto che io debba scrivere!!!

Ripeto a Raffaella la frase da scrivere, sbatto un pò la bomboletta ed esco dalla macchina. “abbassati” sussurra Raffaella, perchè io ho cominciato il mio primo atto vandalico con grande nonchalance e sto ritta di fronte al muro di cinta del suo complesso. “hai ragione, scusa“. Mi piego sulle ginocchia, come se stessi facendo pipì. Scrivo, anzi spruzzola mia frase sul muro. Caratteri chiari egrandi, attenta a che non arrivino automobili…

Fari lontani svoltano. Scatto all’impiedi e mi nascondo dietro il furgoncino, la bomboletta un tutt’uono con la mia mano. Raffaella mi avverte con un lunghissimo PSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSS. Si, ho visto, e menomale che non devo fare la pipì, penso! La macchina va oltre e riprendo, ma…il muro è finito!! O meglio, c’è un dislivello. Corro verso la macchina: Raffaella, è finito il muro…va bene, comtinuo lo stesso, manca poco…

X L’AMORE KE T HO VOLUTO, X IL MALE KE MI HAI FATTO…A

Corro in macchina, ridiamo, chiudo la bomboletta, metto in moto e andiamo via. Raffaella dice che avrei dovuto essere più esplicita, magari scrivendo ”Per L. da A.”, ma no, lui capirà anche così, e si arrabbierà. Figurati se fossi più esplicita…io non voglio che altri capiscano, che sua figlia sappia, che sua moglie possa dirgli qualcosa. Lui leggerà ogni mattina, ogni giorno il mio amore, quello che c’è stato, quello che non c’è più, quello che non potrà esserci, i miei sentimenti in poche parole, il mio dolore. Eppure so che non reagirà.

Il mio primo atto vandalico che mi ha riempita di adrenalina, che continua a farmi sorridere quando ci penso, che, mi piacerebbe, servisse a qualcosa. Ma la realtà è differente e so che lui non tornerà, io andrò via e verrò dimenticata anche da lui.

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Piove

2008, 27 Dicembre

Piove. Piove da stamattina e io non riesco a smettere di piangere. Piove e io vorrei essere morta, perchè non ho un posto. Piove e io ho dovuto fare qualcosa per tenermi occupata. Una crostata con la ricotta e il cioccolato. Piove e non c’è dove andare. Piove e sono confinata qui dentro, sempre più insofferente, sempre più nervosa. Piove e non riesco a smettere di piangere, ora che è tutto chiaro, ora che riconosco l’inutilità di tutto. Piove e so che è un’altra crisi, più difficile delle altre, più dure. Piove e temo non saprò rialzarmi. Mi chiedo per chi? Perchè dovrei alzarmi ed andare avanti? Non ho voglia di farlo neanche per me. Non c’è niente per cui valga la pena di farlo.

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Julia under the rain!

2008, 18 Dicembre

348059 ecc ecc. Julia stasera ha freddamente deciso di chiamare Jack, ma è un pò come andare a tentoni nel buio. Simpatico lui le ha lasciato un biglietto infilato nella fessura del finestrino della macchina. Il suo numero, manca l’ultima cifra. Ho nove possibilità, anzi dieci, lo zero vale come numero e quindi come tentativo, pensa Julia, il cellulare in mano, il dito a mezz’aria, indeciso su quale tasto andare a poggiarsi per ultimo.

Guarda il numero, lo legge ad alta voce e prova ad immaginare quale numero, per assonanza, potrebbe stare bene messo lì alla fine, quale numero potrebbe, stasera, sotto la pioggia, umida dentro la macchina, il trucco sfatto, regalarle una voce amica, disinteressata. Jack dove sei, jack, quale numero sei? Quattro e zero, ma Julia non vuole concedersi una seconda possibilità, o la va o la spacca, e se non sarà stanotte non sarà mai più.

Una sigaretta spenta tra le labbra. Julia è a tratti illuminata dalla luna che, timida, si fa largo tra le nuvole spazzate dal vento, mentre un’altra secchiata di pioggiasi abbatte sui vetri della macchina. Julia è scossa da incontrollabili tremori. Il freddo? No, un’altra crisi, lo spalancarsi delle porte della verità, lui non la ama, lui non ha mai fatto nulla per dimostrarle il suo amore, lui scompare dietro promesse costantemente infrante, lui non tornerà mai da lei, lui gioca con i suoi sentimenti.

Stanotte brucia più che mai l’abbandono, è più amaro che mai il sapore in bocca, aspre le lacrime che le segnano il volto, gelido il suo cuore. Tentenna Julia, immobile guarda il cellulare, si muove a cercare l’accendino sul sedile passeggero, un CLICK sordo illumina il suo profilo sui vetri appannati della macchina, il fumo opaco si spande nell’abitacolo, Jigsaw falling into pieces in sottofondo. Julia deve parlare con Jack,  solo lui può capire l’abbandono, il rifiuto, questo silenzio, il suo dolore, 3480599 il resto ed uno zero finale. Squilla una, due volte. Julia sa che lui risponderà, la loro telepatia non può venir meno stanotte. Tre squilli, cazzo Jack rispondi, molla il bicchiere! Quattro squilli, Jack smetti di fare il coglione con la ragazza di turno e prendi il telefono. Cinque squilli, porca puttana Jack, ti concedo l’ultimo squillo, poi riattaccoPronto…” Jack, sono Julia, ti devo parlare, vediamoci al Capitan Stento…

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Inconvenienti…

2008, 17 Dicembre

L’effetto delle parigine, ieri mi ha fatto decidere di dedicarmi ulteriormente alla cura del corpo per tenere viva la sensazione di essere una strafiga, per sentirmi bene quando mi guiardo allo specchio la mattina. Ho fissato l’appuntamento dall’estetista, ceretta sulle gambe, al resto ci penso io, le sopracciglia sono a posto, e i baffetti, sebbene sia solo peluria, li levo io con le striscie. Credici!!

Presa questa saggia decisione mi concedo un single aperitivo. Preparo vari stuzzichini, questo è la fase dei cetrioli, cipolline e mortadella, praticamente un inno al colesterolo, macchisenefrega! Mi nascondo dietro un dito, fa freddo, devo riscaldarmi, praticamente se non mi butto sull’alcool va a finire che penso, e se penso sto male!  Ultimamente poi, mi capita di ripensare alle prime notti trascorse senza di lui. Notti a rispondere ai suoi msg, in cui dichiarava di stare male, in cui diceva che gli mancavo, che era dura dover dormire senza avermi accanto…fa male pensare che questa sua sofferenza sia stata ora sostituita dalla più totale indifferenza nei miei confronti. Ma tant’è che ormai ci sto facendo l’abitudine e, come scritto ieri, se non lo vedo non ci penso e tengo per me tutte le domande ed i dubbi!

Il mio single aperitivo si protrae più del dovuto. Le 22:30, devo ancora cenare e praticamente non mi reggo all’impiedi! Barcollo fino al frigo in cucina, lo apro perplessa e resto lì davanti imbambolata. Che mangio strasera? Boh! Improvviso un piatto di verdure, un pò di prosciutto, frutta e un biscottino!!

Finito di cenare mi ricordo il buon proposito di prendermi cura del mio corpo, di “farmi bella” (!!), mantenere alto il morale e fare i baffetti, come diciamo noi donne! Vado in bagno, la micro striscia è lì che mi osserva. La prendo, la strofino e stacco i due lembi. Appoggio una striscia sul labbro superiore sinistro…strappo e via tutti i miei peli superflui! Stessa cosa faccio con il baffetto destro e poi sotto. Dò una controllatina, magari c’è bisogno di una ripassata. In effetti nella parte inferiore qualcosa è rimasta. Appoggio la micro striscia alla parte inferiore del labbro, strappo e…strappo via pure un pezzetto di pelle del labbro. Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!! Che male cane, mi sono scorticata la bocca, altro che strafiga. Mi guardo allo specchio un attimo, le labbra gonfie, manca un pezzetto di pelle.

Altro che strafiga, oggi neanche con un paio di parigine il morale mi si può risollevare.

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Tempi lunghi…

2008, 11 Dicembre

Tempi lunghi è quello che mi aveva detto, prospettandomi una non meglio definita attesa qualche mese fa.

Tempi lunghi necessitano gli appuntamenti con gli avvocati, parlare, decidere, spiegare.

Tempi lunghi per poter, alla fine, amarmi incondizionatamente, per poterlo amare, per sempre.

MA tempi lunghi non significa TEMPI INFINITI!

Infinito ed eterno avrebbe potuto essere il mio amore, la nostra storia, la nostra vita insieme, quel per sempre , quel finchè morte non  ci separi che, invece, lo lega ad un’altra donna.

Ho accettato l’attesa, mi sono piegata ai tempi lunghi, sacerdotessa in un tempio vuoto, sola ad alimentare il sacro fuoco dell’amore, nella speranza che arrivassero tempi migliori.

Tempi lunghi sono diventati tempi infiniti, e tempi migliori sempre più lontani.

Noi due duie estranei, lo guardo e lo scrivo su un post-it che gli porgo  da leggere sul bancone. Sorride, ma non reagisce. TU NON REAGISCI MAI! Sorride e scrive che sono bella…Dall’altra stanza, poi, mi manda un msg. Ironizza che non sto con le mani in mano. Mollo tutto e lo raggiungo, non m’importa di quello che potrebbero pensare i colleghi, è un’occasione unica ed irripetibile, noi due sotto lo stesso tetto, la possibilità di parlare. Io lo amo ancora.

Si, ho fatto sesso con un altro, ma era solo sesso. Tu scompari, non mi dici nulla, per me il tuo silenzio è un gettare la spugna, lo considero un abbandono, perchè penso tu abbia cambiato idea. E’ legittimo, avrei preferito me lo dicessi, ma tu sei scomparso, e come vedi io non ti ho più cercato. Ho fatto sesso e ho preso la pillola del giorno dopo, quindi poca ironia, se devi fare del sarcasmo fallo a acasa tua, fallo con tua moglie che invece ha abortito, e forse il padre non eri neanche tu…

Sono un fiume in piena. Parlo parlo, Raffaella si allontana discreta, le mie urla sono sussurrate, la bocca secca per via dell’antinfluenzale, ma parlo, tanto lui è zitto!

Impensabile andare al bar. Mi abbandona, promettendomi che troverà un’ora per parlare tra oggi e domani, ma domani è già finito, e lui, come sempre, risulta: NON PERVENUTO!

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Routine notturna

2008, 9 Dicembre

Sferruzzo davanti la tele, ascolto solo l’audio del film. Ogni tanntodue tiri di sigaretta. Finisco il mio bicchiere di vino. Controllo l’ora sul cellulare, mi alzo. Metto su l’acqua per la camomilla. Un nuovo rituale mi accompagna in queste lunghe notti . Accendo un’altra sigaretta, mentre il lavoro a maglia procede, ovviamente con qualche intoppo!Mi madre non si spiega come riesca ad aumentare i punti, e io non lo so! Bevo due tazze di camomilla, la seconda la allungo con un pò di ru…

Finalmente in pigiama, TV spenta, caffettiera pronta per domattina, vestiti sparpagliati un pò ovunque, ma metterò in ordine domani. Ultima sigaretta, quella della buona notte, che fumo imbacuccata affacciata al balcone. La stufa accesa. Guardo la luna mezzo coperta  dalle nuvole e mi domando se domani pioverà. Mi domando se domani pioverà?!! Ma che domanda è?! La sigaretta a mezz’aria, non pensoa lui, non pensoa nessuno. A malincuore finisco la sigaretta; che l’abbia dimenticato? Che non lo ami più? che stia ritrovando un equilibrio? Pare di si, pare…Mi rendo conto che sto semplicemente vivendo quello che accade, con lui e senza di lui. Certo, se fosse con me sarei la donna  più felice del mondo, ma lui non ci sarà mai più con me. Ho buttato al vento un desiderio giovedì sera vedendo una stella cadente fuori stagione. “Voglio che lui torni da me“; un desiderio infantile, lui non lo farà. E questa volta, almeno adesso, non sono più scossa come un tempo da un pianto convulso. Il dolore è quotidianamente sopraffatto da altri eventi che mi distraggono dalla sua assenza, eventi che attraverso senza e vivo in pieno, che si tratti di fare sesso, chattare con Vuc’s, sentire i miei che litigano in un’altra stanza, lavorare a maglia, spiegare a Peppe le identità di tutti questi lui, rispondere ad Adriano che mi dice che secondo lui scrivo solo cazzate…pare tutto sia privo d’importanza nel lungo termine, mi prendo quanto c’è di bello e ignoro la volgarità e la stupidità di chi si crede furbo.

Vivo e non m’importa quasi nulla di quello che c’è attorno.

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Anniversario

2008, 8 Dicembre

Ultimo giorno di questo week end, finalmente! Il raffreddore mi ha confinata a casa, il naso che cola, la schiena che mi fa male, gli occhi piccoli piccoli, mal di testa. Uno schifo praticamente. L’ironia della sorte vorrà che domani mattina io starò meglio, molto meglio, solo per andare a fare la sostituzione già pianificata da una settimana! Va bene così, è lavoro, mica mi devo lamentare sempre!!

C’è il sole stamattina, eppure la montagna è avvolta da minacciose nubi grigio scuro, magari piove più tardi…Guardo il calendario.

OTTO DICEMBRE DUEMILAOTTO

Penso. Dicembre, l’8 dicembre 2006, due anni fa. Mi sento male, e non è per via del raffreddore, nè per i riflessi dei miei genitori che continuano a beccarsi sin da stamattina, non è perchè sto per affrontare un altro natale da sola, questa è una mia personalissima battaglia che sono riuscita a vincere sempre, da quando sono single. Due anni fa ero a Roma, devo averlo già scritto da qualche parte. Due anni fa è morto il mio cane dopo diciassette anni di vita con me, e io non c’ero. Io ero partita, inseguendo la falsa illusione dell’amore. Io l’ho abbandonato e lui è morto senza di me. Ricordo ancora che prima di uscire per andare alla stazione, l’ho salutato come facevo sempre e gli ho sussurrato torno presto, non preoccuparti ,ci vediamo martedì…Io non l’ho più rivisto. Mio padre al telefono due anni fa tentava di rassicurarmi, è morto sereno, come se stesse parlando di una persona, perchè dopo 17 anni lui per me era un fartellino più piccolo, un figlio (e non storcete il muso!), ma io allora come ora, non facevo che ripetermi che era morto da solo, che io non c’ero, che io l’avevo abbandonato, che io non so prendermi cura delle persone che amo, che forse per questo io devo restare sola, che io non sono fatta per relazionarmi con gli altri…

Oggi come allora piango senza poter dare una spiegazione a queste lacrime, nessuno capirebbe il mio dolore, la mia solitudine alimentata solo dal mio egoismo, dalla mia incapacità di amare. M’illudo, oggi come allora che la felicità sia lì ad aspettarmi, credo ancora ostinata che felicità sia sinonimo d’amore eppure so che non è così. Non è mai così.

Devo solo ricordare che finchè non sarò sufficientemente serena non riuscirò ad essere felice, m’invaghirò di chi probabilmente ha più problemi e crisi di me, mi annullerò per un altro com’è capitato altre volte, m’infilerò dentro storie senza senso e senza domani che mi travolgeranno e feriranno ancora più di quanto non lo sia ora…

Mi rimetto a lottare con la voglia di chiamarlo, di mandargli un msg, di guardare la foto rubata col cellulare quest’estate a cena, mi proibisco di pensare alle nostre mani intrecciate prima di addormentarci, al suo sorriso, a quello che nonostante tutto io provo ancora per lui. Non penso. Non penso all’altra sera e rielaboro il desiderio di rivedere l’altro. E’ dettata solo dalla paura di essere sola. Non è amore, solo egoismo, meglio quindi che ieri sera non mi abbia invitata ad andare da lui, sarebbe stato solo altro sesso…

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Cambiare idea

2008, 29 Novembre

Una telefonata ieri a pranzo. Ho parlato con mia madre, qui c’è la bufera, la nebbia, non credo di rientrare, anche se mi scoccia non poco restare, che cavolo rimango qui da sola, lui risulta non pervenuto e non mi sembra il caso di fargli sapere che sono qui, aspettarlo sabato mattina e svegliarmi senza avere avuto sue notizie. Sarebbe l’ennesima delusione, e ora è proprio quello di cui non ho bisogno, penso. Non tornare mi dice lei, non mi va che ti metti in macchina con questo brutto tempo. Poi chiedo dov’è Lucio (mio padre, nda), serafica risponde che è andato in campagna. Mi fermo, penso: è venerdì, il msg che ho letto la settimana scorsa, l’appuntamento, Ada, la pioggia che c’è anche lì…e che cazzo! Mio padre è andato all’appuntamento.

M’incupisco ancora di più di quanto non lo fossi per via della pioggia. Mi sento male. Decido di non rientrare a casa, non lo voglio vedere. Non lo voglio vedere assolutamente stasera. Traditore. Lo odio, lo odio, LO ODIO!!! Ma con quale coraggio riesce a sedersi a tavola con mai madre, a dormire nello steso letto, a svegliarsi accanto a lei la mattina, baciarmi quando mi vede al mio arrivo, fare finta di niente….ARG! Mi sento male, anzi: malissimo!!

Sono andata in palestra. Due ore piene di corsa, esercizi e un mare di sudore. Ho chiaccherato con Carmelo, il mio personal trainer! Abbiamo chiarito il tono dei suoi msg, ci ha tenuto a precisare che mi trova solo simpatica, interessante. Non ho insistito. Va bene, gli faccio simpatia…tanto non m’interessa piacergli.

Le otto di sera. Piove ancora, daccordo, per stasera rimango qui. Penso ancora a mio padre. No, decisamente non posso tornare a casa, non riuscirei a sedermi a tavola accanto a lui, cenare, raccontare della settimana, del lavoro. Ad un tratto, ancora in macchina, scoppio a piangere. Mi sento di nuovo male. Penso a lui e a mio padre. Mi fanno desiderare entrambi di essere morta. Si, morta per non dover sopportare questo silenzio, questo dolore, questo costante fare finta di niente. Li amo entrambi, ma mi fanno soffrire in un modo che neanche immaginano. Io non li voglio vedere più. Ma come fare mi chiedo. Sii realista Adriana, e che cazzo, mica potrai restare per sempre qui! Quello è tuo padre, e poi c’è anche tua madre, cosa pensi che lei non se ne sia accorta? Cosa credi che lei non soffra? Devi rientrare a casa. per una volta i ruoli si sono invertiti, devi essere tu più matura. Lo devo fare per lei, allora.

Stamattina rinnovo il mio bel sorrisino fasullo, che cazzo, anche quando non lavoro devo finggere cortesia ed affabilità. Faccio colazione, preparo il bagaglio e mi metto in macchina. Torno solo per lei, non ci saranno sorprese, lui non sarà sul messenger, Irene sarà a lavoro, farò una passeggiata in centro, farò shopping, vedrò scorrere le ore ed aspetterò che arrivi domenica per andare via…