Posts contrassegnato dai tag ‘Famiglia’

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Le voci

2009, 11 Novembre

voci di amici, estranei, gente conosciuta qui sul blog, colleghi, persone mai viste mi accarezzano piano e mi fanno pensare. voci che si sedimentano nel subconscio e mi fanno riflettere sulla situazione attuale.

sono di nuovo io e un altro lui. un altro lui dalla vita abbastanza incasinata che si divide tra lavoro, trasloco, figlia, ex moglie ed ex suocero, genitori inferociti per via della separazione e poi ci sono pure io. un lui che ultimamente è responsabile dei miei AlTi&BaSsI, con apparizioni e silenzi che io non so mai come interpretare, con i suoi sbalzi d’umore che collidono con i miei fino a quando arriviamo rovinosamente ad un punto di rottura in cui prevale solo il silenzio.

dovrei mollare tutto e non riudurmi come con il lui dell’anno scorso, dovrei mantenere le distanze ed essere più distaccata. le voci degli altri hanno ragione, ma la mia voce interiore è più testarda e caparbia, la mia volontà ne viene annullata. le voci degli altri mi si poggiano addosso e poi pare scivolino via senza lascaire altro che uno strano senso di consapevolezza di stare commettendo un errore cui però non sembro essere capace di porre rimedio…

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Ipocrisia

2009, 26 Aprile

Maledetta ipocrisa familiare in cui sono intrappolata. Combatto, oggi più che mai, con l’amore e l’odio verso i miei genitori, le menzogne, il fottuto perbenismo borghese, il loro giocare a nascondino, le chiacchere, le uscite con gli amici, la nausea che mi provoca vederli seduti allo stesso tavolo, addormentati nello stesso letto, fianco a fianco, quando sanno, quando so, che è tutto falso. Cazzo ci vorrebbe solo un pò di coraggio ed ammettere il fallimento, la fine dell’amore o qualsiasi cosa sia che ci ha portati tutti a questo punto. Lotto con il desiderio di andare via e il pensiero di loro due da soli, mia madre soprattutto che, temo, sappia tutto, ma che si trincera dietro un silenzio profondo che non so scuotere, che non voglio scuotere. Volto le spalle ad entrambi, sdegnata, eppure non riesco ad odiarli, non posso, dovrei?

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Magia, stregoneria o semplicemente malocchio?!

2009, 31 Marzo

Io a volte davvero non mi capisco! Non capisco come diavolo faccio a d attrarre solo ed esclusivamente uomini sposati! Davvero deve essere una magia al contrario, quindi una stregoneria, un maleficio. Ma ciò che ha davvero del perverso e che mi lascia sempre senza parole, sono le MIE reazioni!

Io, infatti, non riesco a dire di no, non riesco a dare voce ai miei pensieri che suonano press’a poco così: ma brutto coglione, perchè non te ne torni a casa e ti vai a fare una bella scopata con tua moglie, porti fuori il cane, fai fare i compiti a tuo figlio, porti tutta la tua famiglia a cena fuori o a mangiare una pizza…insomma, perchè stare qui a tentare di corteggiarmi non te ne vai affanculo?!? Queste frasi mi rimangono attorcigliate nella lingua, così io ringrazio per l’invito e…accetto!

Questo è successo anche questo pomeriggio! Ho accettato un invito ad andare a prendere un caffè con uno dei supervisori ai lavori in agenzia, nonostante la fede in bella mostra nell’anulare, una costante dei miei accompagnatori!! Così, mentre eravamo lì, seduti al bar, io un aperol, lui un bitter, io sorbivo sorridente e abbastanza stufata i suoi complimenti, lui ammiccava facendomi capire di avere già avuto altre storie extraconiugali, io che pensavo che potevano essere delle disperate, lui che dichiarava esplicitamente che tutte le volte che veniva in agenzia mi aveva osservata attentamente, io che mi domandavo silenziosamente cosa cazzo ci vedono in me gli uomini, che se mi guardo allo specchio non mi trovo affatto carina, figuriamoci bella! Lui che diceva di aver chiamato più di una volta ma che io non rispondo mai al telefono, io che ringrazio la mia buona stella per non avermi fatto rispondere quando c’era lui dall’altro capo del telefono, tanto per evitare qualche magra figura, della serie ma con chi parlo, chi sei, no, io non ti conosco, non mi ricordo!!

Insomma, uno pseudoaperitivo che desideravo finisse il più presto possibile! Lo desideravo solo perchè non credevo mio avrebbe poi chiesto, una volta scesa dalla sua macchina: ma allora ti posso chiamare? Mi puoi chiamare anche tu…che tristezza!! Che poi da un lato mi ha fatto tenerezza, dall’altro lato, se ci penso bene, m’incazzo pure, perchè allora davvero fanno tutti schifo gli uomini, almeno quelli che vanno alla ricerca di conferme fuori, che hanno bisogno di costanti massaggi dell’ego, passandosi il capriccio di portare una ragazza al bar o a cena fuori, tanto per impressionarla, per fare colpo! Con me non attacca! Ma loro non lo capiscono! Io voglio le follie, le cose da innamorati, mica quell’una tantum come negli abbonamenti alla linea adsl oppure i bonus statali, io voglio la costanza, l’esclusiva, il sempre, la quotidianità. Se non può essere questo non voglio altro!

Mi passerò certo qualche altro capriccio, tanto per avvalorare ulteriormente la tesi che i maschi fanno schifo e per farmi una scopata, sperando ne valga la pena (e il pene soprattutto!!) dato che non si batte chiodo dal 18 gennaio (!!), senza dare comunque troppa corda a queste strane storie che mi capitano e ai vari uomini con cui devo confrontarmi, cercando un antidoto alla stregoneria di cui sono vitttima, o forse è un semplice malocchio?!!

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Com’è andata oggi?

2009, 19 Marzo

Com’è andata oggi? Com’è andato il giorno di vacanza? La passeggiata a Taormina, il pranzo al mare? Com’è andata con l’archiettto classe 63? Boh!!

Lui come sempre gentile, prodigo di complimenti, cortese, galante, direi…Uno strano corteggiamento il suo, un assedio diverso dagli altri, fatto di msg carini, inviti, silenzi più o meno voluti, carezze sul viso, come se solo volesse sfiorarmi, improvvise apparizioni per andare a prendere il caffè.

Ma io non riesco ad essere naturale, a sciogliermi. E ci sono due motivi. Innanzitutto la sua famiglia. Lui e sua moglie sono separati da settembre, ma per via dei figli e del lavoro sono in buoni rapporti, e, a suo dire, il rapporto tra loro, dopo la separazione non si è sgretolato. Buon per lui, ma cosa cerca in me allora? Cos’è perchè gli ho raccontato dell’atmosfera che si vive a casa mia e gli abbia detto chiaramente come la penso riguardo il matrimonio, il tradimento e le storie finite che mi sente vicina, mi vede un pò come se fossi i suoi figli a trent’anni? Non lo so.

Quello che però mi turba di più è il fatto che lui mi abbia letta come un libro aperto. Che al primo appuntamento, praticamente senza conoscermi, mi ha descritta in pieno, il mio desiderio di innamorarmi, di essere amata, di darmi totalmente, la mia paura, la mia diffidenza, quello che sono. Tutto ciò mi turba e anzicchè farmi pensare che forse ho di fronte a me un uomo che mi ha capita, immagino qualche trucchetto nascosto che prima o poi mi farà cadere e fare male di nuovo.

Eccomi quindi sul sedile del suo BMW, tutta tesa che salto in aria non appena mi sfiora con la mano la mia, quando mi accarezza il viso, che nascosta dietro gli occhiali faccio le smorfie ai suo complimenti sei bellissima, tu mi piaci, sono contento che tui abbia acccettato il mio invito, sono stato davvero bene con te…per poi rimettere in moto e dirmi che basta, dobbiamo andare via perchè lo prendo trroppo. Io seduta in un silenzio abbastanza imbarazzato che non riesco a sentirmi del tutto a mio agio…

Mi riaccompagna a casa, gli dò un bacio sulla guancia e riprendo a respirare, perchè quando sono con lui non riesco a farlo in modo naturale.

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Accade

2009, 15 Marzo

Accade poi che per un’inezia, una parola sbagliata, la parola bugiardo, mio padre s’infuri, alzi la voce, perda il controllo, si arrabbi con mia madre e vada via.

Accade così, senza preavviso, che io debba assistere al silenzio di mia madre che, ancora una volta, non ha preso una posizione ed è rimasta muta, seduta ad ascoltare le parole che mio padre le rovescia addosso.

Accade mentre io e mia sorella siamo allibite di fronte a quest’ennesima lite familiare nata senza un vero perchè. Mute entrambe, intimorite dall’ipotesi di fare accalorare ulteriormente mio padre. C’è solo un blando tentativo, ma la sua ira è tutta rivolta a mia madre, così noi ci arrendiamo.

Accade quindi che lui vada via a fare due passi. Che se ne vada pure affanculo, penso io, può anche non tornare più, stronzo! Che se ne vada da quella grandissima puttana con cui se la fa in questo periodo, chi se ne fotte! Tanto in questa casa la sua presenza è come quela di un dittatore che tutto sa, che tutto vuole dirigere e controllare, che non accetta il confronto, che non ammette mai di sbagliare, che non chiede scusa, perchè lui ha sempre ragione!

Accade in ultima battuta che io mi volti a guardare mia madre, ancora sprofondata nel suo silenzio, che le dica che così non può andare avanti, che cazzo, non può farsi trattare così, che se lui alza la voce, altrettanto deve fare lei, che non può permettergli queste perpetue mancanze di rispetto, che…Mia madre si mette a piangere e io sento un odio grandissimo che monta dentro di me.

Accade di domenica sera. Accade che non so più se sia normale che io lo odi, accade che non posso odiare mio padre, accade che tutto mi pare inutile, accade che non trovo un motivo, una ragione che avvalori la mia vita, accade che più che mai vorrei andare via, accade che vorrei essere morta per non dover affrontare questa vita di merda, quest’atmosfera, i risvegli, le lacrime, i silenzi…

Accade che vengono meno tutte le basi e lecertezze e io sono di nuovo allo sbando.

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Indizi

2009, 11 Febbraio

Con tre semplici e banali indizi ho scoperto che si arriva facilmente al mio blog. Basta scrivere Adry, iena e wordpress, e io compaio!! Se Giuseppe è sveglio e abbastanza curioso può arrivarci. Mi frega poco che legga del mio privato, della mia famiglia, i miei pensieri, i miei stati d’animo. Io sono quello che lascio scritto, io sono come mi vede dalla sua stanza in ufficio, io sono quella sorridente e cazzona che prende in giro i clienti, io sono quella che non vorrebbe andare via, quella che va via, io sono quella che trattiene sempre la parte più bella…io sono mille me stessa, indefinibile.

Che legga pure. In fin dei conti se ne ha voglia può farlo. So che sarà motivo di soddisfazione ritrovarsi in alcuni post, leggere il mio punto di vista, leggere di se attraverso il mio filtro, è questo che li ha spinti a leggere, ma che non si limiti a dare una chiave di lettura al mio essere solo attraverso le mie parole, come ha fatto il suo omonimo!!

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Dopo cena

2009, 2 Febbraio

Nel rituale casalingo, quello della vita con i miei genitori, ci sono nuove abitudini da rispettare. Una tra queste è quella di cenare tutti insieme. La domenica, poi, si pranza e si cena insieme. Poco male, si dirà, la famiglia felice attorno alla tavola domenicale che si scambia opinioni, quattro chiacchere allegre, si gusta il non tanto frugale pasto che mamma ha preparato sin dal mattino presto, ci si alza satolli e soddisfatti della propria famiglia, di aver goduto di un pò di calore umano, felici di avere delle persone che ci amano e che si amano, delle persone sincere negli affetti e nelle parole…

Almeno è questo che le favole disneyane, la morale borghese, la pubblicità Mulino Bianco e Barilla ci hanno inculcato sin da piccoli. Manca però una componente del quadretto domenicale della famiglia felice a pranzo, il falso perbenismo borghese, quello che nasconde i peccati, che copre i silenzi, che maschera l’indicibile…

Qualche mese fa avevo scritto di un msg letto per caso sul cellulare di mio padre. L’amarezza di dover scoprire che ha un’altra donna guerreggiava con odio e amore, il dolore per mia madre, il desiderio di urlare, sbattere tutto per aria, andare via, scappare lontano. Era la prima volta che un sospetto prendeva corpo, che diventava realtà.

Ho metabolizzato. Sono rimasta in silenzio per un pò, limitando i contatti con mio padre, cercando di stare un pò  più vicina a mia madre, convinta come sono che lei sappia tutto.

Dal 22/11 sono passati due mesi. Ieri sera, dopo cena tutti si sono alzati da tavola. Mio padre è andato a vedere la televisione in un’altra stanza, mia madre si è messa un pò al computer, mia sorella volava da Roma  a Catania. Sola in cucina mi passavo lo smalto sulle unghie, piccola vanità femminile! Ho messo su l’acqua per la camomilla otturna, ho visto il telefono di mio padre ed è stato un attimo. L’ho preso, ho aperto la cartella dei msg, ne ho trovati altri. Suoi, di lei, il sangue mi si è gelato nelle vene, ma lo sentivo pulsare forte nelle vene, paralizzata sulla soglia della porta della cucina controllavo che non arrivasse nessuno dei due.

Cazzo, lo odio! Ma posso odiarlo? L’ho visto piangere perchè la sua vita fa schifo, perchè sente di averla sacrificata, perchè proclama di essere infelice, perchè, a suo dire, quello che ha fatto per me e mia sorella non è servito a nulla, siamo due ingrate…Se ci penso trovo solo una frase da dire:

CAZZO PERCHE’ NON TE NE VAI?

Si, cazzo, perchè non prende tutto il suo coraggio e si va a fare un’altra vita? Perchè non smette quest’aura di falso perbenismo borghese del cazzo e ci lascia stare, lui e i suoi cambi d’umore, dovuti solo al fatto che vorrebbe essere altrove? Perchè non la pianta con le sue prediche del cazzo e non se ne va? Staremmo tutti molto meglio, credo, io non dovrei odiarlo, lo rispetterei solo di più, perchè non posso odiarlo. Mi fa solo una gran pena, lui e mia madre…

Così nel calore del mio sangue che scorreva veloce nelle mie vene ho deciso che semmai dovesse ricapitare di avere quel cazzo di telefono tra le mani, mi ricopio il numero di questa grandissima puttana, la chiamo, le dò un appuntamento e le dico che se lo ama davvero come scrive, brutta troia, che se lo prenda, che se lo porti via, che se lo goda lei, che qui è una vita a metà per tutti, una vita che io non riesco più a vivere così.

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La cena…

2009, 15 Gennaio

Le 19:10 di sera, sono in macchina, ferma davanti un ferramenta, devo comprare una bomboletta di svitol, uno di quegli  quegli spray che servono a sbloccare le serrature, dato che rischio di restare chiusa fuori di casa stanotte, e, viste le temperature, non mi pare il caso!! Spengo la radio e sento squillare il cellulare. Il suo numero. Guardo perplessa e mi domando: rispondo o non rispondo? Quattro squilli…rispondo!

Lui. Non lo sentivo dal 31/12, perchè non considero le telefonate di lavoro. Mi chiede del trasloco, a che punto sono, come mi sto organizzano. Rispondo, ma non controllo il mio istinto e gli dico, serenamente, che non mi aspettavo affatto questa chiamata, visto e considerato il modo in cui c’eravamo lasciati a fine anno. Mi dice del msg inviatomi quando ero a Roma…Continuiamo a chiaccherare, riprende il discorso del bracciale, non è stato giusto che io non l’abbia accettato. Beh, perchè, tu non me l’hai più dato, se me lo porti io l’accetto, o l’hai riciclato? STRONZA! Pure!! Beh, in sostanza dovrebbe rientrare domani sera e fooooorse ci vedremo venerdì…

Io non lo so, io non capisco, io non ho il tempo di fermarmi per pensare, io sono in stramegaritardo!! Entro nella bottega, compro quello che mi serve e corro all’appuntamento con Vincenzo. Aperitivo d’addio, o arrivederci? BOH!

Le 20:35, con i primi due bicchieri all’attivo vado a prendere Raffaella e andiamo al ristorante per questa cena con i colleghi, il cattivo umore è decisamente passato, sono più socievole e pronta al divertimento. Margaret scende dalla macchina del capo con in mano un pacchetto…gioielleria!! Figo, il mio regalo!!!

Insomma, la cena procede bene, mangiamo varie specialità della cucina romana, se mia madre sapesse che ho pure assaggiato la trippa, e mio padre, se gli dicessi che ho mangiato l’abbacchio, mi toglierebbero dallo stato di famiglia, dato che a casa, praticamente storco sempre il muso quando mi si presentano davanti queste pietanze!! Beviamo due bottiglie di vino, ridiamo prendendo per il culo la vittima che verrà al mio posto, povero ragazzo che brutta pubblicità gli sto facendo, ma anche chi se ne fotte!!! Finiamo di cenare e andiamo in una saletta fumatori. I colleghi hanno provveduto a fare nmettere una canzone: Bocca di rose di De Andrè, un chiaro riferimento a me, che bastardi!! Scherziamo un pò e finalmente riappare il pacchetto magico…

Prima apro il biglietto. Leggo la dedica di Raffaella, mi salgono le lacrime, anzi, i lacrimoni. Ma non piango. Cazzo, Margaret mi sta fissando, si aspetta questo, le mie lacrime, brutta stronza, e io non piango!!! Mi riprendo, leggo la dedica di Toti, che si salva con le sue parole dalle cattiverie che mi aveva detto questo pomeriggio. Faccio un breve discorso, li ringrazio, ma mi rendo conto che non riesco a spiegare che sono stata bene con loro, che in questo anno e dieci mesi sono stati come una famiglia per me, perchè il mio capo mi ruba la parola e comincia a fare una filippica (pippa!!) sul lavoro di squadra e sta cazzate varie…che si fotta!!!

Asciugate le lacrime vado a pagare il conto. Carta di credito…non passa. Ok, provo con il bancomat. Non funziona…Che sfiga del cazzo!! Raffaella mi presta 100 euro, paghiamo e andiamo via.

Mezze ubbriache io e Raffalla saliamo in macchina, l’accompagno io, ma prima urge una piccola deviazione. Stasera saremo Thelma & Louise. Ma, siccome sto raccontando a fatti avvenuti, siccome sono in ufficio e i cari colleghi mi stanno lasciando qui, il post lo perparerò stasera a casa e lo pubblicherò domani mattina, quindi, Vuc’s, mio caro, dovrai pazientare altre 24 ore!!

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Sono solo stanca…

2008, 27 Dicembre

Bene, benissimo. Non è affatto vero, stasera non c’è nulla che vada bene, almeno nella mia testa.

Sopravvissuta al natale, allo scambio di doni, alla trasferta sui nebrodi, all’incontro con Adriano, ai messaggi beneauguranti, all’atmosfera d’inculcata felicità, mi ero quasi convinta che santo stefano, e cioè la giornata di oggi, sarebbe stata davvero una passeggiata. Niente di più errato, cazzo!!

La mattina è squagliata a letto a dormire, per svegliarmi intorno alle 11:30 con una strana sensazione addosso. Ero sudata e stanca. Si che ieri notte erano le 2:30 abbondanti, ma ho pur dormito…quasi nove ore, dovrei essere fresca e riposata come una rosa di maggio. Invece sento di puzzare, ho la spiacevole sensazione di avere i capelli appiccicati alla fronte e, in generale, mi sento insoddisfatta, e sono appena sveglia!!

Faccio del mio meglio per far migliorare l’umore, non commento il fatto che mia madre stia preparando cotolette alla milanese mentre io preferirei una bella insalata, tanto per togliermi di bocca il sapore del cibo di ieri (a questo mi ha dato una mano il mio neo amico Alan Pollo e il suo post di oggi: http://snaporazblast.wordpress.com/2008/12/26/consigli-per-gli-acquisti), non butto giù la porta del bagno accorgendomi che mia sorella sta lì dentro da un’ora abbondante, spengo il cellulare perchè è inutile tenerlo acceso, non chiama nessuno, aspetto un bel pò prima di accendere il computer evito le tentazioni!! Ma io sono una donna debole, per questo accendo il pc. Per fortuna mio padre rientra e ci sediamoa  tavola. Cazzo, vista la durata che ha il nostro pasto temo che sia un revival del pranzo di ieri, mi vorranno mica fare alzare alle quattro pure oggi? Io non sono abituata a questa lungaggine, a casa mia mangio, di solito un’insalata, e non appena finisco scatto via come una molla. Non capisco quale sia quindi la necessità di stare seduti a tavola un’ora. Non si fa neanche conversazione. Tutti i tentativi di mia madre finiscono triturati da risposte scortesi di mio padre, frecciatine, sguardi affatto amabili. Mio padre ha lo sguardo perso nelle notizie del telegiornale locale. Io penso. Penso che questa realtà non riuscirò a reggerla a lungo, che io non posso tornare a vivere con i miei. Mi sento male. Sono combattuta.

So, infatti, che io e mia sorella siamo una sorta di ancora di salvezza per la loro pseudomoralità, quella bella ed intaccabile facciata di famiglia felice, quadretto Mulino Bianco che si ostinano ancora a mantenere in vita. Ma io non posso, non riesco più a sopportare tutte le loro bugie, quel costante lamentarsi l’uno dell’altro, quel parlare tra i denti senza ripetere cos’hanno detto perchè non li ho sentiti. Non è vero, io ho sentito bene, anzi benissimo quello che hanno detto, voglio solo che abbiano il coraggio di ripetere. Loro non lo fanno mai.

Ho i pugni chiusi, stretti. Io non sopravvivo se torno a vivere con loro. Io non posso. Il mio posto non è neanche qui. Io non posso e non voglio essere loro complice nel tenere in vita questa cazzo di farsa. Io li odio. Mangio un pezzetto di panettone e mi viene da vomitare. Dove cazzo è la mia felicità, un posto dove io possa dimenticarmi di tutto, dove possa essere me stessa. Dov’è?

Questa non è più casa mia ed è come se fossero venute meno tutte le certezze. La famiglia è solo un’illusione. Gli amici si sono trasformati tutti in conoscenti attaccati solo alla loro ottusissima visione delle cose e ad una personalissima interpretazione di fatti e pensieri espressi attraverso queste parole (Adriano carissimo parlo con te…chissà cosa capirai stavolta!!). L’amore è morto e sepolto. Lui non mi ama!! Certo, lui non l’ha detto, ma non ha detto neanche il contrario!

Ho bisogno di fumare. Almeno una cazzo di sigaretta stasera me la potrò fumare. Non ho neanche cenato. Solo un film con mia sorella. Ma a volte è come se ci fosse un muro con lei. Perfetto. Da metà gennaio saremo di nuovo tutti sotto questo tetto e io sono sempre più convinta che se fossi morta non mi dispiacerebbe, che questa vita, così com’è, non mi piace, che mi sento incompleta, che lui mi ha portato via quell’ultima speranza di essere felice, mi sento vuota, sempre più inadeguata. Mi gira la testa, e non è per la fame. Sono solo triste e, anche se lui è sul messenger, non gli dirò nulla, io non farò nulla. Io non voglio fare più niente. Io solo sono stanca di tutto…

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Molteplici identità

2008, 22 Novembre

Sabato mattina. Le 10:03. Mi sveglio per il forte vento che sbatte sulle finestre. Mi sveglio con la rinnovata coscienza che è finita. Poche righe ieri pomeriggio sul messenger. Come sempre per lui solo monosillabi. Io speravo, m’illudevo ancora in un segno qualunque, una vana speranza. Poche parole, pochissime.

Le 10:05, ho mal di testa, mi alzo e scoppio a piangere. Piango come se fosse morto qualcuno, piango disperata perchè è finita, perchè io lo amo, ma è inutile, piango perchè è sul messenger, vorrei salutarlo, ma devo ignorarlo, non devo, non posso. Mi faccio violenza e vado in un’altra stanza, sperando di sentire il trillo che mi avvisa che è arrivato un messaggio. Retorico dire che non accade niente di tutto ciò!

Le 11:03, gli occhi rossi di pianto. Ho sacrificato il mio amore, farò finta di niente, mi ripeto che devo considerare tutto ciò come un’avventura estiva, sminuirne quindi il significato, solo per non impazzire di nuovo, per rimprendermi velocemente. So che non è così. Lui e la nostra storia di tre settimane estive, le più belle che io abbia vissuto nell’ultimo anno, quelle in cui mi sono sentita amata e desiderata, quelle che questo novembre mi ha strappato via. Sono impotente, non posso portare indietro il tempo, non ci saremo più noi due, io andrò via anche da qua e lui mi dimenticherà, lo farà per Marta, lo farò per lui.

Le 12:00. Esco. Sono travolta dal vento, foglie verdi spazzate via dai rami degli alberi. Penso a mia madre, la sua insofferenza, il suo malessere, lei che finge di non sapere. Triste sentirsi soli, triste sapere e dover ignorare tutto per non fare venire meno l’impalcatura della propria vita a sessant’anni. Sono attraversata da un folle desiderio. Di nuovo vorrei essere morta, non essere mai esistita, o forse mi piacerebbe solo essere più vuota, meno sensibile, immune.

Passeggio per le strade del centro. Penso a mio padre. Lo odio? Non lo so, è un debole o forse è più forte di quanto io non sappia? Sacrificare la sua felicità per tenere in piedi la sua Famiglia Mulino Bianco? Mi disgusta, mi nausea questo perbenismo borghese. E’ semplice avere da ridire, criticare, essere duri e poi avere un’altra.

Ha ragione Vuc’s. Sono Marta e sono Ada, sono tutto e sono niente…