
Però! Sono riuscita ad autoritrarmi in maniera decente ed è stata una piacevole sorpresa scaricare la foto sul pc e vedere che non era venuta affatto male, anzi che non ero venuta affatto male!! Mi piaccio, finalmente!
Viva l’autostima e viva io!!


Però! Sono riuscita ad autoritrarmi in maniera decente ed è stata una piacevole sorpresa scaricare la foto sul pc e vedere che non era venuta affatto male, anzi che non ero venuta affatto male!! Mi piaccio, finalmente!
Viva l’autostima e viva io!!

Ecco le foto imbarazzanti, perchè imbarazzata ero io (!), scattate dal mio amico fotografo a Roma.

Stanotte ho fatto l’amore con Walter. Mi sono svegliata con il suo sapore ancora in bocca, la sensazione di averlo ancora dentro di me. Ho aperto gli occhi e ho realizzato che era un sogno. Era Walter, c’era lui con me stanotte e io davvero non so come spiegarlo. L’appagamento del sonno, o del sogno, è scomparso velocemente. Perchè proprio Walter, mi chiedo, ma so che non so rispondere.
Allontano le possibili domande e mi alzo. Caffè, colazione, doccia, esco per il pranzo con i miei colleghi, devo comprare 15 cannoli: 6 ricotta, 6 crema, 3 cioccolato. Al bar entra una coppia di sposi per delle improbabili foto. Li guardo e faccio un passo indietro. Non è la gentilezza di non voler comparire nelle loro foto, solo una sorta di allergia!! Li guardo da dietro gli occhiali. Non sembrano felici, non lei. Chi ve l’ha fatto fare, penso, mentre storco il muso ad ogni scatto del fotografo. Si, così vi ricorderete bene il giorno in cui avete rovinato le vostre vite, quelle dei figli che verranno, quelle delle altre persone che amerete…
Per fortuna il vassoio con i miei 15 cannoli è pronto prima che io esprima loro le mie perplessità, pago e vado via.
Io e il mio vassoio gigante varchiamo la tana del lupo. Tre coppie con prole al seguito riscaldano l’ambiente, ma dopotutto sono i miei colleghi, mi faccio forza e tento d’inserirmi nella conversazione. Ma porca puttana si commentano i mobili: “Quel pezzo ce l’ho anch’io…è antico” o ancora “Ieri a cena ho cucinato per gli amici un primo e blablablablà” “Vi faccio vedere la casa“. MI VIENE DA VOMITARE!! Ma è necessario resistere, quindi opto per la compagnia di Gaia ed Elena, rispettivamente 6 e 12 anni, certo avranno meno pretese!
Per fortuna a tavola m’ingozzo e non sono costretta a parlare, nè ad ascoltare. E, dopo pranzo, il marito di Raffaella inserisce la scheda SKY e vai con le partite! Il mio contributo alla conversazione si limita a quattro cazzate tanto per ridere e alle 17:30 mettiamo i cappotti. Non riesco però a sfuggire al marito di Margaret che insiste per fotografarmi, e lo fa con il cellulare. CAZZO! So che sua moglie provvederà a cancellarla…
Le sei del pomeriggio. Finalmente a casa, due cannoli in borsa, l’acqua per il te sul fuoco, musica in sottofondo e io che lotto con quest’amarezza che non sa andare via, che non so ignorare…fuori piove.

Facile, può sembrare agli altri la vita. Semplice la decisione da prendere, la strada da seguire. Sciocca e disperata sembrerò a chi passa da qui, a chi si ferma a leggere, incuriosito dai miei commenti, dalla foto sorridente del mio avatar, dalla confidenza che ho con qualche altro blogger, il mio essere apparsa così all’improvviso, l’essere entrata nella vita di qualcun’altro grazie ad una tastiera, un pc ed un modem.
Questa Adryena che si mette a nudo in questi post, che si spoglia davanti una webcam perchè sa che chi la osserva prova solo tenerezza, nient’altro che tenerezza. Non c’è attrazione, nè desiderio, solo una spinta verso un animo simile.
Distanza, stavolta fisica e grande ci separa, me e un ragazzo conosciuto per caso. Distanza difficile da annullare. Cosa ci sarebbe altrimenti? Pomeriggi del we a guardare Scrubs sotto le coperte, un racconto a quattro mani, tante coccole, centinaia di baci, sogni condivisi, come le paure e quello che ci fa ridere. Estranei, ecco cosa siamo, eppure dimentichiamo di esserlo quando, da nord a sud, ci guardiamo e annulliamo la distanza.
Lui mi tiene a galla e, a volte, ho l’impressione di fare altrettanto per lui.
Semplice la vita per chi si ferma a leggere, chi si ferma alla superficie, chi pretende di capire e giudicare, ignorando la sensibilità inconsueta che ci distingue e che siamo costretti a nascondere per non soccombere.

Ricordo il tempo,
lo sfioro,
vorrei imprimergli nuova vita.
Mi guardo attorno
solo aliti di vita.
Osservo ma non penso,
solo ricordi,
immagini intangibili.
Allungo le mani,
cerco i tuoi contorni,
li sfioro con la mente
e non apro gli occhi.
Aspetto e guardo ancora…
cantava “non ti scorgo più”.
Sta succedendo questo?
Un dubbio
La risposta?
Luce immobile su di noi
immersi nel buio.
Ti cerco.
Anche tu.
Aspetto la luce
o il buio completo.
Aspetto,
cosa fare altrimenti.
Scrivevo anche negli anni ‘90, quando avevo all’incirca l’età di una persona che, sebbene io abbia conosciuto da poco, l’abbia vista solo in webcam e ci abbia parlato al telefono due o tre volte, riesco a sentire molto vicina, più di chi si professa mio amico o dice di volermi bene. Stasera lui aspettava notizie dai suoi amici per organizzare la sua uscita del venerdì sera, io, come accade ultimemente, ero troppo scoglionata per uscire, il solo pensiero di rimettermi in macchina, dopo aver dato forma alla prima tranche del mio trasloco ed aver guidato per quasi due ore, mi faceva stare male!! Ci siamo fatti compagnia, riaccendendo la cam, microfonini in posizione e scambio di file…un pò di canzoni, e su queste abbiamo litigato. Invio i Goose, storce il naso, machecagataè?!? Lui invia un mp3 dei Marilyn Mason o come cazzo si scrive: sai che ciulate con MM…perplessa accetto il file, si apre e…oddiocheorroremicascanoleorecchie!! Esprimo il mio disappunto e ci troviamo daccordo nel riconoscere che, muscalmente parlando, stasera siamo iun disaccordo!!
Cerchiamo entrambi qualcosa da mostrare l’un l’altro, troppa distanza impedisce la possibilità di un contatto differente. Eppure non sono riuscita a resistere dal chiedergli di farmi sapere, con un pò di anticipo, ovviamente, della prossima serata di musica…minimal, suggerisce lui, si, minimal, così magari salgo e andiamo a ballare insieme!! Si, sarebbe carino, ma nello stesso momento in cui lo dico penso di aver sbagliato. Sarebbe solo un’altra illusione, l’assaggio di una vita che non è la mia. Me ne accorgo quando leggo quello che scrive. E’ una vita completa la sua, con alti e bassi, come quella di tutti, amici e amiche, ex fidanzate, famiglia, feste, passeggiate nella neve…
Io vorrei che la mia vita fosse così, quella cazzo di normalità che vedo ovunque e che manca sempre. Mi piacerebbe andare, ma forse sarebbe un altro errore e io nel 2008 ne ho collezionati a sufficienza per tutto il 2009!!
Tutto sto cazzo di noiosissimo preambolo solo perchè a fine conversazione, quando i suoi amici stavano passando a prenderlo, ho trovato una cartella con dei file che ho scritto alla fine degli anni 90…praticamente avevo 22 anni…Mi ha detto che non vale pubblicarla come post perchè è di 10 anni fa (cazzo!!). Io invece la pubblico perchè la sento ancora attuale, e aggiungo che, rileggendola, l’ho, in parte modificata, tiè!!

Ultimo viaggio sulla Catania-Ragusa. Un martedì sera uguale a tante domeniche da fuorisede…pendolare, dato che i tempi dell’università sono finiti nel 2003. Solita strada di merda, asfalto bagnato di pioggia, buche, pochi camion, , nebbia a tratti anche se siamo in Sicilia. Guido la mia pegeout 106 come tante altre sere, ma sono colta all’improvviso dalla consapevolezza che è l’ultima volta che percorro questa strada.
Una curva, l’asfalto illuminato dal sole di un pomeriggio d’aprile, sto rientrando dalla Turchia ed ho fretta; un appuntamento con Peppe…Una sera calda d’agosto e la telefonata di Luca per invitarmi a prendere un drink in notturna…Io e Roberto in macchina a cantare a squarciagola Charlie fa surf. Io e Raffaella a dire all’unisono che odiamo tutti, che non abbiamo capito…I cannoli di Bonaiuto a colazione…Io che scappo da Walter, io che corro a riprendermelo. E’ passato un anno. E stasera a casaguardo l’arredamento, le foto sul muro, i miei vestiti, lo specchio poggiato alla parete, le poltrone, la mia casa…
Brindo alla mia, a questo capitolo di vita bellissima e piena di emozioni che non tornerà. 7 GENNAIO, praticamente mancano 10 giorni, sono imperparata all’abbandono, sebbene ne abbia subiti tanti io NON RIESCO AD ABITUARMI ALL’IDEA CHE SIA FINITA. Tutto da lunedì 19 sarà finito. In alto il bicchiere colmo di vino, alla mia!
Seduta sul letto, una sigaretta a metà, lui non c’è, è partito come mi aveva detto. Un msg senza risposta stamattina. Non voglio piangere. Non vorrei, ma sono attraversata da troppi sentimenti. Questa casa, quello che è stata la mia vita, quello che non tornerà più. Inutile chiedere a Giuseppe di vederci ancora una volta, un aperitivo con Francesco, un giro con Bianca. E’ tutto finito, e io devo rimettere una maschera, quella da brava ragazza, e ricominciare, facendo solo più attenzione, chiudere a chiave il mio cuore e tentare di dimenticare IVECO e BMW, madri e figli, il mare a giugno, i msg inattesi, tutto quello che mi mancherà di più.

Il problema è rappresentato dal fatto che io continuo a vederlo ovunque, che io lo cerco anche quando che lui non può esserci. Questo è quello che è accaduto in questi giorni, e ciò non ha fatto che acuire ulteriormente il desiderio. Pungevano dentro di me centinaia di spilli, assenza, lontananza, desiderio di essere insieme. Purtoppo mi rendo conto che tutto ciò è unilaterale. Mi restano delle non futuribili immagini che ci vedono passeggiare insieme in via condotti, guardare le fontane di piazza navona e rientrare oggi a casa insieme.
Non è sufficiente partire per dimenticare. Lui è sempre nella mia testa, non riesco a cacciarlo, eppure dovrei, perchè io non sono adeguata o almeno è così che lui mi fa sentire. Paralizzata davanti l’obiettivo della macchina fotografica di Pierpaolo, tesa, incapace di sorridere, solo smorfie si stampavano sul mio viso, costantemente attraversata dal desiderio di andare via anche da lì. Ha fatto un pò di scatti. Mi ha fatto vedere le foto sullo schermo della digitale, me le ha mandate con il bluetooth. Mi sono guardata e mi sono trovata brutta. Non mi piaccio, non riesco a scorgere alcuna espressione sul mio viso, non mi riconosco. Non so più chi sono, è venuta meno anche la certezza della mia bellezza. Non che io ci abbia mai fatto un grande affidamento, anzi sono sempre stata molto critica nei confronti dei miei difetti, il naso lungo, brutte mani, affatto alta, seno piccolo (una seconda), conformazione decisamente mediterranea…Mi guardo nelle foto di Pierpaolo e non mi riconosco. Mi osservo abbassando sempre lo sguardo perchè ho paura di quello che vedo, perchè quello che vedo a lui non piace, lo lascia indifferente. Non sono io a piacergli, non sono più io e io non so che farmene di un bel paio d’occhi, umorismo pungente, sorrisi brillanti, capelli lucidi, savoir faire…quello che sono gli scivola addosso e mi uccide…

Mezzanotte meno un quarto del 31 dicembre 2007. Sono con Walter, una piccola vittoria, ha scelto di passare l’ultimo giorno dell’anno con me. M’illudo sia così perchè mi ama. Lui è cupo, mi dice che vuole andare via. Ha la testa altrove, si sente a disagio con le mie amiche, con mia sorella, solo perchè loro sanno tutto quello che mi ha fatto negli ultimi mesi e non capiscono come io lo ami ancora, come faccia a sorvolare sulle sue bugie, sul fatto che lui ami un’altra. Per me l’importante, stanotte, è stare con lui, quindi alla sua richiesta dico va bene. Saluto mia sorella senza incrociare il suo sguardo, mi farebbe sentire ancora più in colpa, perchè so che sto sbagliando, ma è amore, mi ripeto. Saluto Mirima, Ernesto e Francesca. Usciamo e andiamo in macchina. C’è ancora l’odore del mio timballo di risop che è rimasto alla cena di capodanno. Dove vuoi andare chiedo spaventata. Ho paura mi dica che vuole andare da lei. Risponde a casa, nonostante gli abbia proposto di fermarci da qualche pare a comprare una bottiglia di champagne e festeggiare al lungomare o da qualsiasi altra parte. Lui è fermo e andiamo a casa sua. Ci sono sua madre e suo marito. Mezzanotte meno cinque. Mettiamo su l’acqua per la pasta, tortellini con il dado Knorr, bella invenzione per le sere fredde, quando ci si sente un pò soli, quando si ha voglia di coccole e non c’è nessuno. Mezzanotte. Mi scambio degli auguri di convenienza con la non-suocera, con lui a stento un bacio sulle labbra. Ceniamo in silenzio, poi guardiamo un film, fumiamo un paio di canne e ci addormentiamo vicini. Nella mia ingenuità ho messo si pure la biancheria intima che a lui piace, quella più scomoda, ma è amore eccheccazzo!! Inutile anche questa per allettare il suo desiderio sessuale, questo risulta: NON PERVENUTO! Le otto del mattino, mi sveglio in questo 2008 accanto all’uomo che amo. Lui dorme ancora. Mi giro piano su un fianco per non svegliarlo. Tanti oggetti a me sconosciuti sono impilati accanto al letto. Libri soprattutto, libri che, conoscendolo, so non avrebbe mai comprato, sebbene si sia sempre dichiarato una persona curiosa. Ne prendo uno, piano. Sono sicura che l’ha comprato lei. Lo apro e trovo una dedica, scritta con calligrafia da sciocca ventiquattrenne. Faccio un pò di fatica a leggere nella penombra. Esco l’altra mano da sotto le coperte e lo sfoglio. Cade volteggiando una sua foto. Una foto che non ho fatto io, una foto in cui lui non era con me. Mi si gela il sangiue nelle vene. Mi sento male. poso il libro, piano. Non voglio che lui mi senta. So che in questa stanza ci sono ancora tanti segreti, soi che lui è talmente ingenuo da sottovalutare la curiosità femminile, cui, nel mio caso, vanno aggiunte anche la diffidenza della donna tradita e lo spirito da detective!! Guardo con attenzione i libri, il mio fiuto non fallisce. Ne prendo un altro. Stavolta niente dedica. Lo sfoglio ed ecco davanti ai miei occhi un’altra foto, ma lui mi ha sentita, mi strappa il libro dalle mani e mi dice che non dovrei curiosare, mentre in modo affatto naturale, mette il libro sotto il letto. Candida, con i battiti del cuore accellerati, dico che stavo dando un’occhiata ai suoi libri!! Ormai svegli decidiamo di affrontare questo primo giorno dell’anno insieme, ma non dobbiamo fare rumore per non svegliare sua madre che dorme nella stanza accanto. Insieme andiamo in bagno, ma manca la carta igienica, così, in punta di piedi, torno nella sua stanza per i fazzolettini!! Macchè fazzolettini! Mi fiondo a prendere il libro sotto il letto. Lo apro e mi cadono tra le mani le loro foto, nudi, a letto che stanno scopando. Il suo seno è più prosperoso del mio, le sue gambe sono magre, le mani intrecciate, le sue gambe la tengono stretta, le loro facce, i loro corpi…Con tutto il sangue freddo che posso rimetto le foto dentro il libro, trattendendo il forte desiderio di strapparle in centinaia di coriandoli, cacciando giù dentro di me quella voce che mi dice che me ne devo andare, che quello non è il mio posto, che lui non mi ama, che lo devo lasciare andare, lo devo dimenticare. Amore irrazionale. Amore cieco. Amore pazzo di gelosia mi annebbia la mente. Torno in bagno, ci diamo il cambio, mentre vorrei solo poter piangere, vorrei che qualcuno mi venisse a strappare via da qui, vorrei sapere chiedere aiuto, vorrei avere il coraggio di metterlo di fronte alla verità, porlo di fronte alla necessità di fare una scelta, di prendere, finalmente, una decisione. Amore debole, amore confuso, amore ingenuo mi fanno restare con lui, nella vana speranza capisca. Amore, inutile e sciocco amore. Amore frustrato e martoriato mi indebolisce. Resto. Nessuno dei due è abbastanza forte per decidere ed io so che, per amore, posso sopportare anche questo, sono certa che gli passerà, perchè lui ama me.
Ingenua. Allora ed ora mi aggrappo a qualcosa che non c’è più. Ricordi che non vanno via. Ferite che nascondo accuratamente e che vengono alla luce qui, quando sono sola.
Il 2008 finisce oggi. Oggi finiscono le illusioni e muoiono i desideri. Non mi basta il suo mai dire mai, il suo dirmi sei così sicura che ci metteresti la mano sul fuoco, a proposito di un nostro futuro insieme, per essere felice e smettere di piangere anche stasera. Resta il suo guardarmi, ormai, in modo diverso, il suo amore che adesso so non c’è più, che temo non ci sia stato prima, io davanti la porta del suo ufficio che, nella mia testa, prego mi prenda per mano e mi baci, pur sapendo non accadrà mai. Noi due ai lati opposti del corridoio ci scambiamo ancora battute finchè gli volto le spalle e vado via. Inutile sarebbe ancora la mia presenza, imbarazzante agli occhi di suo padre, fastidiosa per lui che ha così tante cose da fare, crudele per quel poco di dignità che mi è rimasta ancora.