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mal de vivre

2009, 6 Novembre

oggi è crollato tutto. l’umore sotto i piedi. sorrisi inesistenti o forzatamente stentati. di nuovo quella spiacevole senszione di inutilità. una sensazione che conosco bene, una forza che non so combattere, che non so cacciare, che non so spiegare. mi frana tutto sotto i piedi e io non riesco a reagire. ho spento il telefono. ho scritto a Nicola che stasera proprio non ce la faccio. ho pianto in macchina. mi sono chiusa, perchè non ce la faccio a spiegare, a riaffiorare in superficie. lui c’è ma non come desidero. lui adora il fine settimana. io lo odio. odio il venerdì sera, il sabato e la domenica di solitudine, di nulla assoluto. lui vorrebbe farmi sorridere, ma io non trovo nessun motivo per sorridere.

riflettevo. la vita è una e sola. alcune vite sono belle, altre banali e mediocri, fatte di routine e solitudine. vite che verranno dimenticate perchè non c’è nessuno che le ricorderà. avrei voluto che la mia vita fosse unica, emozioannte, meravigliosa, ricca e piena di ricordi. mi sarebbe piaciuto che prevalesse questa visione ottimistica ed essere felice. ma la mia vita è priva di valore, per me non ne ha alcuno, la mia vita scorre senza che io riesca a viverla.

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Protetto:

2009, 15 Aprile

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Accade

2009, 15 Marzo

Accade poi che per un’inezia, una parola sbagliata, la parola bugiardo, mio padre s’infuri, alzi la voce, perda il controllo, si arrabbi con mia madre e vada via.

Accade così, senza preavviso, che io debba assistere al silenzio di mia madre che, ancora una volta, non ha preso una posizione ed è rimasta muta, seduta ad ascoltare le parole che mio padre le rovescia addosso.

Accade mentre io e mia sorella siamo allibite di fronte a quest’ennesima lite familiare nata senza un vero perchè. Mute entrambe, intimorite dall’ipotesi di fare accalorare ulteriormente mio padre. C’è solo un blando tentativo, ma la sua ira è tutta rivolta a mia madre, così noi ci arrendiamo.

Accade quindi che lui vada via a fare due passi. Che se ne vada pure affanculo, penso io, può anche non tornare più, stronzo! Che se ne vada da quella grandissima puttana con cui se la fa in questo periodo, chi se ne fotte! Tanto in questa casa la sua presenza è come quela di un dittatore che tutto sa, che tutto vuole dirigere e controllare, che non accetta il confronto, che non ammette mai di sbagliare, che non chiede scusa, perchè lui ha sempre ragione!

Accade in ultima battuta che io mi volti a guardare mia madre, ancora sprofondata nel suo silenzio, che le dica che così non può andare avanti, che cazzo, non può farsi trattare così, che se lui alza la voce, altrettanto deve fare lei, che non può permettergli queste perpetue mancanze di rispetto, che…Mia madre si mette a piangere e io sento un odio grandissimo che monta dentro di me.

Accade di domenica sera. Accade che non so più se sia normale che io lo odi, accade che non posso odiare mio padre, accade che tutto mi pare inutile, accade che non trovo un motivo, una ragione che avvalori la mia vita, accade che più che mai vorrei andare via, accade che vorrei essere morta per non dover affrontare questa vita di merda, quest’atmosfera, i risvegli, le lacrime, i silenzi…

Accade che vengono meno tutte le basi e lecertezze e io sono di nuovo allo sbando.

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Mediocre

2009, 14 Febbraio

La mattina dopo l’addio mi sveglio con gli occhi pieni di lacrime. Riflessioni lasciate a metà stanotte si fanno strada attraverso i raggi di sole che illuminano la mia stanza. La mia vita che, se paragonata a quella degli altri, appare vuota e inutile. La mia vita vuota ed insoddisfacente. Un lavoro per cui non ho le qualifiche, solo conoscenze superficiali, un profondo senso d’inadeguatezza e centinaia di dubbi sul valore di tutto, di me. E io non so darne uno a questa vita.

Calde scendono le lacrime. Le dodici di un mattino soleggiato, ancora in pigiama io non riesco a  smettere di piangere e non ce la faccio, lo so, ad affrontare questa vita, mentre mi ripeto che non voglio più guardarlo negli occhi, perchè lui come gli altri, è riuscito a ferirmi.

Mediocre mi sento questo sabato mattina, come ieri notte mentre meticolosamente toglievo i residui di trucco dell’ultima giornata lavorativa di un’altra settimana senza riuscire a guardarmi allo specchio.

Mediocre io che a trentun’anni ho preferito accontentarmi di un lavoro per cui non ho studiato, un lavoro di cui capisco ben poco, lasciando dietro di me l’unica cosa che sapevo fare bene, lasciando che la mia vita venisse guidata da scelte che mi sono state imboccate da mio padre quando ero ad un bivio ed era necessaria una decisione che io non riuscivo a prendere.

Mediocre io che mi sento un outcast perchè non riesco atrovare un posto nel mondo e preferisco chiudermi in questa stanza, il computer una finestra sul mondo, parole che mi vengono in soccorso per aiutarmi ad esprimere l’indicibile.

Mediocre la mia convinzione di essere unica che nutre illusioni che s’infrangono nell’impatto con la realtà.

Mediocre, nient’altro…

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Bugie

2009, 10 Febbraio

Quello che poi mi brucia più di tutto sono state le parole di  questo pomeriggio. Mi hanno fatto giurare che non ti avrei detto nulla, no, no, non posso dirtelo. Ho promesso che non ti avrei detto nulla. Ma tu sai bene che io non dirò nulla, dai, dimmelo, cos’è? Giurami che non lo dirai a nessuno…Lo giuro. Quello ha chiesto la separazione. E io mi sento malissimo!

Allora non era amore. Non lo è mai stato. Brucia la promessa infranta, tu mi puoi aspettare? Io ti aspetto, certo, io ti amo, io voglio stare con te, perchè con te ci sto bene, perchè io quando sono con te non ho bisogno di nient’altro, io mi sento completa quando sono con te.

Io ho preso ed allegramente, ma non troppo, buttato nel cesso quattro fottutissimi mesi della mia vita per aspettare lui. Cazzo, le bugie, l’opacità di questa persona, tutto l’amore che provavo per lui, tutto inutile. Brucia rendermi conto oggi che lui non ha avuto rispetto per me, che lui è stato senza pietà, lui, il Supremo che si è portato via un pezzetto del mio cuore. Lui che lascerà sua moglie perchè ama una troia torinese del cazzo. Lui che per questa grandissima puttana che lo ha tradito ha deciso di mollare moglie e l’intoccabile principessina sua figlia.

IN CULO A TUTT’E QUATTRO!!!

Per me non era amore, per me non c’è amore, per me solo prese per il culo più o meno esplicite. Sono amareggiata, sono delusa da me stessa, per avergli concesso quattro mesi della mia vita. Ma a questo punto mi pare pure inutile piangere sul latte versato. Devo solo dimenticare, nient’altro!

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Ballo da sola

2009, 8 Gennaio

Mezzanotte e dieci. Le canzoni dell’iPod passano una dopo l’altra, Pinback, Editors, Interpol, Negramaro; la televisione è ancora accesa, rigorosamente senza volume. Di volume stasera basta e avanza quello della musica.

Ultimo pezzo caricato: Infinity. Me l’ha passato un amico domenica pomeriggio sul messenger. Pezzo ballabile, decisamente ballabile…e io me lo ballo tutto!! Lo metto in loop e ballo con la mia ombra. Finalmente libera, perchè è questo che sono.

Io sono una donna libera, non ho bisogno di mentire per sfuggire da situazioni ormai fuori controllo (questo è per lui!!), sono libera di amare e di odiare, libera di fare un pò come cazzo mi pare, ridere, ammiccare, chiudermi a casa, uscire, scrivere per sfogarmi, libera di mandare un msg a mezzanotte passata a chi mi ha regalato questo pezzo, libera di mandarlo affanculo, lui e i suoi silenzi, libera di ballare e guardarmi sorridente allo specchio, con la vaga coscienza che non resta più niente da fare, che ho fatto davvero l’impossibile per lui, libera da vincoli e stanotte finalmente felice!

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Un altro tipo di ritorno

2009, 7 Gennaio

Ultimo viaggio sulla Catania-Ragusa. Un martedì sera uguale a tante domeniche da fuorisede…pendolare, dato che i tempi dell’università sono finiti nel 2003. Solita strada di merda, asfalto bagnato di pioggia, buche, pochi camion, , nebbia a tratti anche se siamo in Sicilia. Guido la mia pegeout 106 come tante altre sere, ma sono colta all’improvviso dalla consapevolezza che è l’ultima volta che percorro questa strada.

Una curva, l’asfalto illuminato dal sole di un pomeriggio d’aprile, sto rientrando dalla Turchia ed ho fretta; un appuntamento con Peppe…Una sera calda d’agosto e la telefonata di Luca per invitarmi a prendere un drink in notturna…Io e Roberto in macchina a cantare a squarciagola Charlie fa surf. Io e Raffaella a dire all’unisono che odiamo tutti, che non abbiamo capito…I cannoli di Bonaiuto a colazione…Io che scappo da Walter, io che corro a riprendermelo. E’ passato un anno. E stasera a casaguardo l’arredamento, le foto sul muro, i miei vestiti, lo specchio poggiato alla parete, le poltrone, la mia casa…

Brindo alla mia, a questo capitolo di vita bellissima e piena di emozioni che non tornerà. 7 GENNAIO, praticamente mancano 10 giorni, sono imperparata all’abbandono, sebbene ne abbia subiti tanti io NON RIESCO AD ABITUARMI ALL’IDEA CHE SIA FINITA. Tutto da lunedì 19 sarà finito. In alto il bicchiere colmo di vino, alla mia!

Seduta sul letto, una sigaretta a metà, lui non c’è, è partito come mi aveva detto. Un msg senza risposta stamattina. Non voglio piangere. Non vorrei, ma sono attraversata da troppi sentimenti. Questa casa, quello che è stata la mia vita, quello che non tornerà più. Inutile chiedere a Giuseppe di vederci ancora una volta, un aperitivo con Francesco, un giro con Bianca. E’ tutto finito, e io devo rimettere una maschera, quella da brava ragazza, e ricominciare, facendo solo più attenzione, chiudere a chiave il mio cuore e tentare di dimenticare IVECO  e BMW, madri e figli, il mare a giugno, i msg inattesi, tutto quello che mi mancherà di più.

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Capodanno 2007

2008, 31 Dicembre

Mezzanotte meno un quarto del 31 dicembre 2007. Sono con Walter, una piccola vittoria, ha scelto di passare l’ultimo giorno dell’anno con me. M’illudo sia così perchè mi ama. Lui è cupo, mi dice che vuole andare via. Ha la testa altrove, si sente a disagio con le mie amiche, con mia sorella, solo perchè loro sanno tutto quello che mi ha fatto negli ultimi mesi e non capiscono come io lo ami ancora, come faccia a sorvolare sulle sue bugie, sul fatto che lui ami un’altra. Per me l’importante, stanotte, è stare con lui, quindi alla sua richiesta dico va bene. Saluto mia sorella senza incrociare il suo sguardo, mi farebbe sentire ancora più in colpa, perchè so che sto sbagliando, ma è amore, mi ripeto. Saluto Mirima, Ernesto e Francesca. Usciamo e andiamo in macchina. C’è ancora l’odore del mio timballo di risop che è rimasto alla cena di capodanno. Dove vuoi andare chiedo spaventata. Ho paura mi dica che vuole andare da lei. Risponde a casa, nonostante gli abbia proposto di fermarci da qualche pare a comprare una bottiglia di champagne e festeggiare al lungomare o da qualsiasi altra parte. Lui è fermo e andiamo a casa sua. Ci sono sua madre e suo marito. Mezzanotte meno cinque. Mettiamo su l’acqua per la pasta, tortellini con il dado Knorr, bella invenzione per le sere fredde, quando ci si sente un pò soli, quando si ha voglia di coccole e non c’è nessuno. Mezzanotte. Mi scambio degli auguri di convenienza con la non-suocera, con lui a stento un bacio sulle labbra. Ceniamo in silenzio, poi guardiamo un film, fumiamo un paio di canne e ci addormentiamo vicini. Nella mia ingenuità ho messo si pure la biancheria intima che a lui piace, quella più scomoda, ma è amore eccheccazzo!! Inutile anche questa per allettare il suo desiderio sessuale, questo risulta: NON PERVENUTO! Le otto del mattino, mi sveglio in questo 2008 accanto all’uomo che amo. Lui dorme ancora. Mi giro piano su un fianco per non svegliarlo. Tanti oggetti a me sconosciuti sono impilati accanto al letto. Libri soprattutto, libri che, conoscendolo, so non avrebbe mai comprato, sebbene si sia sempre dichiarato una persona curiosa. Ne prendo uno, piano. Sono sicura che l’ha comprato lei. Lo apro e trovo una dedica, scritta con calligrafia da sciocca ventiquattrenne. Faccio un pò di fatica a leggere nella penombra. Esco l’altra mano da sotto le coperte e lo sfoglio. Cade volteggiando una sua foto. Una foto che non ho fatto io, una foto in cui lui non era con me. Mi si gela il sangiue nelle vene. Mi sento male. poso il libro, piano. Non voglio che lui mi senta. So che in questa stanza ci sono ancora tanti segreti, soi che lui è talmente ingenuo da sottovalutare la curiosità femminile, cui, nel mio caso, vanno aggiunte anche la diffidenza della donna tradita e lo spirito da detective!! Guardo con attenzione i libri, il mio fiuto non fallisce. Ne prendo un altro. Stavolta niente dedica. Lo sfoglio ed ecco davanti ai miei occhi un’altra foto, ma lui mi ha sentita, mi strappa il libro dalle mani e mi dice che non dovrei curiosare, mentre in modo affatto naturale, mette il libro sotto il letto. Candida, con i battiti del cuore accellerati, dico che stavo dando un’occhiata ai suoi libri!! Ormai svegli decidiamo di affrontare questo primo giorno dell’anno insieme, ma non dobbiamo fare rumore per non svegliare sua madre che dorme nella stanza accanto. Insieme andiamo in bagno, ma manca la carta igienica, così, in punta di piedi, torno nella sua stanza per i fazzolettini!! Macchè fazzolettini! Mi fiondo a prendere il libro sotto il letto. Lo apro e mi cadono tra le mani le loro foto, nudi, a letto che stanno scopando. Il suo seno è più prosperoso del mio, le sue gambe sono magre, le mani intrecciate, le sue gambe la tengono stretta,  le loro facce, i loro corpi…Con tutto il sangue freddo che posso rimetto le foto dentro il libro, trattendendo il forte desiderio di strapparle in centinaia di coriandoli, cacciando giù dentro di me quella voce che mi dice che me ne devo andare, che quello non è il mio posto, che lui non mi ama, che lo devo lasciare andare, lo devo dimenticare. Amore irrazionale. Amore cieco. Amore pazzo di gelosia mi annebbia la mente. Torno in bagno, ci diamo il cambio, mentre vorrei solo poter piangere, vorrei che qualcuno mi venisse a strappare via da qui, vorrei sapere chiedere aiuto, vorrei avere il coraggio di metterlo di fronte alla verità, porlo di fronte alla necessità di fare una scelta, di prendere, finalmente, una decisione. Amore debole, amore confuso, amore ingenuo mi fanno restare con lui, nella vana speranza capisca. Amore, inutile e sciocco amore. Amore frustrato e martoriato mi indebolisce. Resto. Nessuno dei due è abbastanza forte per decidere ed io so che, per amore, posso sopportare anche questo, sono certa che gli passerà, perchè lui ama me.

Ingenua. Allora ed ora mi aggrappo a qualcosa che non c’è più. Ricordi che non vanno via. Ferite che nascondo accuratamente e che vengono alla luce qui, quando sono sola.

Il 2008 finisce oggi. Oggi finiscono le illusioni e muoiono i desideri. Non mi basta il suo mai dire mai, il suo dirmi sei così sicura che ci metteresti la mano sul fuoco, a proposito di un nostro futuro insieme, per essere felice e smettere di piangere anche stasera. Resta il suo guardarmi, ormai, in modo diverso, il suo amore che adesso so non c’è più, che temo non ci sia stato prima, io davanti la porta del suo ufficio che, nella mia testa, prego mi prenda per mano e mi baci, pur sapendo non accadrà mai. Noi due ai lati opposti del corridoio ci scambiamo ancora battute finchè gli volto le spalle e vado via. Inutile sarebbe ancora la mia presenza, imbarazzante agli occhi di suo padre, fastidiosa per lui che ha così tante cose da fare, crudele per quel poco di dignità che mi è rimasta ancora.

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Sono solo stanca…

2008, 27 Dicembre

Bene, benissimo. Non è affatto vero, stasera non c’è nulla che vada bene, almeno nella mia testa.

Sopravvissuta al natale, allo scambio di doni, alla trasferta sui nebrodi, all’incontro con Adriano, ai messaggi beneauguranti, all’atmosfera d’inculcata felicità, mi ero quasi convinta che santo stefano, e cioè la giornata di oggi, sarebbe stata davvero una passeggiata. Niente di più errato, cazzo!!

La mattina è squagliata a letto a dormire, per svegliarmi intorno alle 11:30 con una strana sensazione addosso. Ero sudata e stanca. Si che ieri notte erano le 2:30 abbondanti, ma ho pur dormito…quasi nove ore, dovrei essere fresca e riposata come una rosa di maggio. Invece sento di puzzare, ho la spiacevole sensazione di avere i capelli appiccicati alla fronte e, in generale, mi sento insoddisfatta, e sono appena sveglia!!

Faccio del mio meglio per far migliorare l’umore, non commento il fatto che mia madre stia preparando cotolette alla milanese mentre io preferirei una bella insalata, tanto per togliermi di bocca il sapore del cibo di ieri (a questo mi ha dato una mano il mio neo amico Alan Pollo e il suo post di oggi: http://snaporazblast.wordpress.com/2008/12/26/consigli-per-gli-acquisti), non butto giù la porta del bagno accorgendomi che mia sorella sta lì dentro da un’ora abbondante, spengo il cellulare perchè è inutile tenerlo acceso, non chiama nessuno, aspetto un bel pò prima di accendere il computer evito le tentazioni!! Ma io sono una donna debole, per questo accendo il pc. Per fortuna mio padre rientra e ci sediamoa  tavola. Cazzo, vista la durata che ha il nostro pasto temo che sia un revival del pranzo di ieri, mi vorranno mica fare alzare alle quattro pure oggi? Io non sono abituata a questa lungaggine, a casa mia mangio, di solito un’insalata, e non appena finisco scatto via come una molla. Non capisco quale sia quindi la necessità di stare seduti a tavola un’ora. Non si fa neanche conversazione. Tutti i tentativi di mia madre finiscono triturati da risposte scortesi di mio padre, frecciatine, sguardi affatto amabili. Mio padre ha lo sguardo perso nelle notizie del telegiornale locale. Io penso. Penso che questa realtà non riuscirò a reggerla a lungo, che io non posso tornare a vivere con i miei. Mi sento male. Sono combattuta.

So, infatti, che io e mia sorella siamo una sorta di ancora di salvezza per la loro pseudomoralità, quella bella ed intaccabile facciata di famiglia felice, quadretto Mulino Bianco che si ostinano ancora a mantenere in vita. Ma io non posso, non riesco più a sopportare tutte le loro bugie, quel costante lamentarsi l’uno dell’altro, quel parlare tra i denti senza ripetere cos’hanno detto perchè non li ho sentiti. Non è vero, io ho sentito bene, anzi benissimo quello che hanno detto, voglio solo che abbiano il coraggio di ripetere. Loro non lo fanno mai.

Ho i pugni chiusi, stretti. Io non sopravvivo se torno a vivere con loro. Io non posso. Il mio posto non è neanche qui. Io non posso e non voglio essere loro complice nel tenere in vita questa cazzo di farsa. Io li odio. Mangio un pezzetto di panettone e mi viene da vomitare. Dove cazzo è la mia felicità, un posto dove io possa dimenticarmi di tutto, dove possa essere me stessa. Dov’è?

Questa non è più casa mia ed è come se fossero venute meno tutte le certezze. La famiglia è solo un’illusione. Gli amici si sono trasformati tutti in conoscenti attaccati solo alla loro ottusissima visione delle cose e ad una personalissima interpretazione di fatti e pensieri espressi attraverso queste parole (Adriano carissimo parlo con te…chissà cosa capirai stavolta!!). L’amore è morto e sepolto. Lui non mi ama!! Certo, lui non l’ha detto, ma non ha detto neanche il contrario!

Ho bisogno di fumare. Almeno una cazzo di sigaretta stasera me la potrò fumare. Non ho neanche cenato. Solo un film con mia sorella. Ma a volte è come se ci fosse un muro con lei. Perfetto. Da metà gennaio saremo di nuovo tutti sotto questo tetto e io sono sempre più convinta che se fossi morta non mi dispiacerebbe, che questa vita, così com’è, non mi piace, che mi sento incompleta, che lui mi ha portato via quell’ultima speranza di essere felice, mi sento vuota, sempre più inadeguata. Mi gira la testa, e non è per la fame. Sono solo triste e, anche se lui è sul messenger, non gli dirò nulla, io non farò nulla. Io non voglio fare più niente. Io solo sono stanca di tutto…

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Un dettaglio

2008, 25 Dicembre
Ascolto L’aereoplano di Baustelle

Alle 6 mi sveglio. Apro gli occhi e so che è presto per alzarmi. Fuori è buio ma non riesco ad addormentarmi di nuovo. Sono finita dalla sua parte di letto e non posso dormire. Sono in un letto vuoto, intravedo ancora la tazza mezza vuota di camomilla sul comodino, allungo una mano da sotrto il piumone, prendo il cellulare e faccio cadere tutto il resto sul pavimento. Ecco, così non mi addormenterò più. Infatti. Rotolo nel letto, un pò a destra e un pò a sinistra, ma non dormo.

Le 6:50, mi alzo. Mi guardo attorno, vestiti, calze, mutande, reggiseno, pezzettini di Rizla, chiavi, filtrini; a terra c’è di tutto, mancano solo i miei ricordi, le parole che ho detto stanotte. Non ricordo, ancora, ma ho la bocca amara, e non è solo per via di quello che ho bevuto. Temo di  avere esagerato, ho apura di perderlo.

Le 7:40. Sono praticamente pronta per uscire ed andare a lavorare, vorrei che chiamasse, ma so che non lo farà. Sarà arrabbiato con me. Esco e lo chiamo dall’ufficio. Nessuna risposta. Vado al bar per il caffè, magari è là, m’illudo…non c’è, ma trovo i miei colleghi, ok caffè e sigaretta, tanto per darmi il buon giorno, ho pure mal di pancia, il muso lungo lungo e mi viene da piangere.

Le 8:20, richiamo. Risponde. Scusami per ieri sera, io non ricordo neanche quello che ti ho detto…sto venendo in ufficio, ho avuto un lutto, devo andare che mio padre è da solo, ci vediamo tra poco. Entra. La faccia tirata. Cazzo se è arrabbiato, penso. Sono terrorizzata che ce l’abbia con me, l’ho sempre detto che sono un’egocentrica!! Lui non ce l’ha affatto con me, stamattina io sono l’ultimo dei suoi pensieri. Lo guardo mentre è seduto che aspetta che lo chiami, ogni tanto mi guarda anche lui. Se ne va, ci sentiamo, fammi sapere se ci possiamo vedere dopo, anche prima che io vada via, fammi sapere…

Le 10:30, realizzo cos’ho fatto ieri sera. Passo nella stanza di Toti, gli dico che mi sento una merda e lui mi chiede stranizzato: gli hai fatto un puntino in macchina? Non ha capito un cazzo, tanto per restare in tema!!

Le 10:45, sto sempre peggio. Peggio perchè finalmente capisco che lui non è innamorato di me, che lui non ama me, che lui per me non ne farebbe follie, che lui con me non è mai partito, che io per lui non valgo niente. Mi viene da piangere. Vorrei parlargli, vorrei che servisse a qualcosa, ma le mie parole gli scivolano addosso.

Le 11. Io non sono Claudia, io non lavoro alla YSL, non sono una torinese e quindi neanche falsa e cortese, non mi trucco, non vesto da fighetta e soprattutto NON SONO LA DONNA CHE AMA. Io non sono la donna che ama, io non sono quella per cui lui farà una follia, io per lui non sono niente, per questo non mi ha chiamata negli ultimi mesi, perchè per lui, come per Walter, se ci sono o non ci sono non fa differenza. Io non sono Claudia, io non sono Claudia, io non sono Claudia, io non sono Claudia mi ripeto tra le lacrime.

Le 14:25. Esco da casa, scendo in macchina e faccio entrare tutto, regali, borsone, scarpe estive, un pò di tutto nel portabagagli. Salgo nella parte nuova della città, praticamente sono dietro casa sua, posteggio e aspetto una sua telefonata. Chiama alle 15:05, non vuole che lo raggiunga, vuole evitare domande da parte di suo padre. Obbedisco, vado via senza vederlo, vado via con il cuore piccolo piccolo, vado via perchè io non sono Claudia ma lo amo lo stesso, per questo vado via.

Le 17:40, pietrificata nel traffico cittadino, una sigaretta in mano, l’altra attaccata al bocchettone dell’aria calda, il telefono riacceso sul sedile passeggero suona. E’ lui. E’ arrabbiato, ma non con me. Mi spiace sentirlo così, mi spiace non poter fare nulla. Vorrei chiedergli ancora scusa per ieri sera, dirgli che mi sono sentita tradita, che mi ha ferita, che ho capito che non mi ama, che dovrò imparare a non amarlo anch’io, che non avrei dovuto dirgli quello che ho detto, anche se ancora non ricordo bene cosa abbia detto, che io non sono la sua compagna, che io non devo aspettarmi nulla da lui, che io non posso avere pretese solo perchè lo amo. Questo è solo un dettaglio. Il mio amore, per lui, è un dettaglio, quindi preferisco tacere tutto.

Le 23:30, siamo sul messenger. Ha letto il post di ieri, ma non vuole parlarne, ha avuto una giornataccia. Ok. Chiaccheriamo, gli mando l’Adrintervallo, Vuc’s sa di cosa parlo (!), qualche foto.

Le 00:00, mezzanotte, scrive. Ci facciamo gli auguri così, visto, mai dire mai, scrive. Trattengo sulla tastiera tutto quello che vorrei dirgli. Scrivo e cancello. Inutile dichiarare ancora il mio amore, inutile dirgli che vorrei essere con lui, inutile dirgli che mi piacerebbe farlo felice, che lo amo, inutile tutto. Così si accavallano dentro di me emozioni forti e contrastanti che riescono a portarsi via l’appena concluso rito dell’apertura dei regali, lasciando dentro di me la dolcezza di tutto l’amore che provo per lui…