Ascolto L’aereoplano di Baustelle
Alle 6 mi sveglio. Apro gli occhi e so che è presto per alzarmi. Fuori è buio ma non riesco ad addormentarmi di nuovo. Sono finita dalla sua parte di letto e non posso dormire. Sono in un letto vuoto, intravedo ancora la tazza mezza vuota di camomilla sul comodino, allungo una mano da sotrto il piumone, prendo il cellulare e faccio cadere tutto il resto sul pavimento. Ecco, così non mi addormenterò più. Infatti. Rotolo nel letto, un pò a destra e un pò a sinistra, ma non dormo.
Le 6:50, mi alzo. Mi guardo attorno, vestiti, calze, mutande, reggiseno, pezzettini di Rizla, chiavi, filtrini; a terra c’è di tutto, mancano solo i miei ricordi, le parole che ho detto stanotte. Non ricordo, ancora, ma ho la bocca amara, e non è solo per via di quello che ho bevuto. Temo di avere esagerato, ho apura di perderlo.
Le 7:40. Sono praticamente pronta per uscire ed andare a lavorare, vorrei che chiamasse, ma so che non lo farà. Sarà arrabbiato con me. Esco e lo chiamo dall’ufficio. Nessuna risposta. Vado al bar per il caffè, magari è là, m’illudo…non c’è, ma trovo i miei colleghi, ok caffè e sigaretta, tanto per darmi il buon giorno, ho pure mal di pancia, il muso lungo lungo e mi viene da piangere.
Le 8:20, richiamo. Risponde. Scusami per ieri sera, io non ricordo neanche quello che ti ho detto…sto venendo in ufficio, ho avuto un lutto, devo andare che mio padre è da solo, ci vediamo tra poco. Entra. La faccia tirata. Cazzo se è arrabbiato, penso. Sono terrorizzata che ce l’abbia con me, l’ho sempre detto che sono un’egocentrica!! Lui non ce l’ha affatto con me, stamattina io sono l’ultimo dei suoi pensieri. Lo guardo mentre è seduto che aspetta che lo chiami, ogni tanto mi guarda anche lui. Se ne va, ci sentiamo, fammi sapere se ci possiamo vedere dopo, anche prima che io vada via, fammi sapere…
Le 10:30, realizzo cos’ho fatto ieri sera. Passo nella stanza di Toti, gli dico che mi sento una merda e lui mi chiede stranizzato: gli hai fatto un puntino in macchina? Non ha capito un cazzo, tanto per restare in tema!!
Le 10:45, sto sempre peggio. Peggio perchè finalmente capisco che lui non è innamorato di me, che lui non ama me, che lui per me non ne farebbe follie, che lui con me non è mai partito, che io per lui non valgo niente. Mi viene da piangere. Vorrei parlargli, vorrei che servisse a qualcosa, ma le mie parole gli scivolano addosso.
Le 11. Io non sono Claudia, io non lavoro alla YSL, non sono una torinese e quindi neanche falsa e cortese, non mi trucco, non vesto da fighetta e soprattutto NON SONO LA DONNA CHE AMA. Io non sono la donna che ama, io non sono quella per cui lui farà una follia, io per lui non sono niente, per questo non mi ha chiamata negli ultimi mesi, perchè per lui, come per Walter, se ci sono o non ci sono non fa differenza. Io non sono Claudia, io non sono Claudia, io non sono Claudia, io non sono Claudia mi ripeto tra le lacrime.
Le 14:25. Esco da casa, scendo in macchina e faccio entrare tutto, regali, borsone, scarpe estive, un pò di tutto nel portabagagli. Salgo nella parte nuova della città, praticamente sono dietro casa sua, posteggio e aspetto una sua telefonata. Chiama alle 15:05, non vuole che lo raggiunga, vuole evitare domande da parte di suo padre. Obbedisco, vado via senza vederlo, vado via con il cuore piccolo piccolo, vado via perchè io non sono Claudia ma lo amo lo stesso, per questo vado via.
Le 17:40, pietrificata nel traffico cittadino, una sigaretta in mano, l’altra attaccata al bocchettone dell’aria calda, il telefono riacceso sul sedile passeggero suona. E’ lui. E’ arrabbiato, ma non con me. Mi spiace sentirlo così, mi spiace non poter fare nulla. Vorrei chiedergli ancora scusa per ieri sera, dirgli che mi sono sentita tradita, che mi ha ferita, che ho capito che non mi ama, che dovrò imparare a non amarlo anch’io, che non avrei dovuto dirgli quello che ho detto, anche se ancora non ricordo bene cosa abbia detto, che io non sono la sua compagna, che io non devo aspettarmi nulla da lui, che io non posso avere pretese solo perchè lo amo. Questo è solo un dettaglio. Il mio amore, per lui, è un dettaglio, quindi preferisco tacere tutto.
Le 23:30, siamo sul messenger. Ha letto il post di ieri, ma non vuole parlarne, ha avuto una giornataccia. Ok. Chiaccheriamo, gli mando l’Adrintervallo, Vuc’s sa di cosa parlo (!), qualche foto.
Le 00:00, mezzanotte, scrive. Ci facciamo gli auguri così, visto, mai dire mai, scrive. Trattengo sulla tastiera tutto quello che vorrei dirgli. Scrivo e cancello. Inutile dichiarare ancora il mio amore, inutile dirgli che vorrei essere con lui, inutile dirgli che mi piacerebbe farlo felice, che lo amo, inutile tutto. Così si accavallano dentro di me emozioni forti e contrastanti che riescono a portarsi via l’appena concluso rito dell’apertura dei regali, lasciando dentro di me la dolcezza di tutto l’amore che provo per lui…