Posts contrassegnato dai tag ‘Lacrime’

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inspiegabili conseguenze

2009, 29 Ottobre

oggi siamo rimasti in silenzio quasi per l’intera giornata, forse è meglio così, forse…mi sento un peso che mi schiaccia dentro, gli occhi mi si riempiono di lacrime ad ondate, quasi non sorrido e parlo a stento. non capisco cosa sia successo tra ieri ed oggi. ho paura di aver sbagliato ad usare le mie parole, di aver superato qualche limite invisibile. di nuovo il silenzio di qualcuno mi ferisce, perchè mi esclude e mi piomba in un limbo senza contorni, in cui si acuisce la mia solitudine.

ho sbagliato a farmi cullare troppo dalle sue parole, ho sbagliato ad ascoltare i miei sentimenti.

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L’ombra della fine

2009, 25 Ottobre

Immobile leggo il suo msg. Impassibile, mentre scorro le sue parole: noi non possiamo portare avanti questa storia…Impotente. Ecco come mi sento in questa domenica pomeriggio, mentre fuori è già buio. Avvolta da un plaid mi pento di aver espresso ad alta voce un desiderio, di avergli dato corpo, trasmettendoglielo con un msg: avevo sognato che citofonavi all’improvviso, ma nn succederà, nn oggi.

Sapevo sin da ieri che che non ci sarebbero state citofonate nè telefonate oggi, non ci saremmo visti oggi. E forse proprio questa consapevolezza ha fatto aumentare il mio desiderio di lui. E al telefono è silenzioso, mi sforzo di ridere, mentre sento sempre e solo più freddo. Inutile la tazza di te che, bollente, stringo tra le mani.

Priva di volontà, ancora una volta, devo accettare le scelte altrui, anche se non le capisco, anche se non le condivido, anche se mi piombano in un torpore noto in cui hanno la meglio solo le lacrime. Ma le lacrime stavolta stentano a venire fuori, forse perchè non è ancora finita, forse perchè ho ancora una possibilità, forse perchè tutto accade ora che avevo riconosciuto a me stessa che mi sto innamorando di lui.

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Dimenticare

2009, 8 Luglio

Dimenticare e pensare solo a me stessa, il mio viaggio, il mio tempo. Non ce la faccio. Lacrime prepotenti mi rigano il viso. I capelli mossi dal vento caldo e un nodo in gola. Decine di sigarette fumate a Lisbona per trattenerte il pianto. Mentre il mio cuore e’ sempre piu’ a pezzi e non posso aggrapparmi a niente che non sia io. E vorrei piangere ancora ma non posso, non devo.

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Nostalgia

2009, 19 Aprile

Killers & Bauhaus in sottofondo… 

Inspiegabile stato d’animo che riaffiora e mi travolge in una domenica cupa, umida, cielo travestito dalle nubi, il sole da qualche parte, i vestiti prepotentemente appiccicati addosso. Una musica che solletica l’immaginazione e riporta in vita quello che non c’è più. Cupo il mio sguardo questa domenica pomeriggio. Potessi esprimere quello che sento, spiegare i due lacrimoni di stamane parlando con Vuc’s. Una musica mi avvolge domenica pomeriggio, domenica senza sorrisi, quelli fatti erano finti, dissimulavo la tristezza, qualcuno l’avrebbe chiamato mal de vivre, ma non vivo nell’Ottocento, il terzo millennio non fa per me! Nostalgia per quello che non ho più, quello che non ho saputo trattenere, quel tempo che non ho saputo vivere appieno, le scelte sbagliate che mi sono state spesso imboccate, che non erano davvero le mie. Devo imparare a dire di no, devo cacciare la nostalgia, devo imparare a volermi un pò di bene e lasciare indietro il resto, la scopata occasionale, gli uomini sposati, tutto quello che mi ruba il sorriso…

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Corro

2009, 9 Aprile

Corro, corro sul lungomare, la musica a palla nelle orecchie. Corro veloce, corro e sento il mio respiro affannato. Butto l’aria con la bocca, non ce la faccio ad arrivere fino alla fine, ma devo, lo voglio fare, voglio stremarmi, tornare a casa e non avere più forze residue, buttarmi sotto al doccia, mangiare qualcosa e crollare a letto fino a domattina. Corro e canto in mente le canzoni degli Interpol, i pugni chiusi stretti, perchè sono triste. Corro e dimentico le lacrime di un’ora fa in macchina, lacrime per me, per non poter esaudire i miei desideri, desideri sempre sbagliati! Corro e non penso. Corro, gli occhi che incrociano quegli degli altri, sguardi che non sostenmgo mai, preferisco guardare il mare. Corro e arrivo alla mai meta, la fine del lungomare. Rallento il passo, si calma il respiro. Faccio un pò di esercizi, stretching soprattutto. Guardo le macchine che passano, dall’altro lato della corsia c’è una fila, famiglie, uomini, coppie, vecchietti, donne sole, amiche, sale la tristezza, la malinconia. Faccio esercizi, i Killers e il loro sound anni 80, mi piacciono. Alzo lo sguardo, passa un ragazzo, lo guardo da dietro…è lui! Cazzo è Luca, il Supremo…mi paralizzo, non respiro, perchè ho la piena consapevolezza che non può essere lui, io vorrei non fosse così, io vorrei e non vorrei. Lo guardo, torna indietro, non è lui e io, come una sciocca, comincio a piangere. Incontrollabili le lacrime scendono, so che non dovrei, che faccio la figura della pazza depressa. Dò le spalle alla strada, guardo il mare e piango, A Strange Education dei Cinematics, quella con cui mi sono svegliata quest’estate accanto a lui, nel mio letto, quando pensavo che non sarebbe mai arrivato il futuro, quando credevo sarebbe durato in eterno. Non può essere, mi ripeto, nel vano tentativo di calmarmi. Non posso essere ancora così legata a lui, al suo ricordo, non posso ancora desiderarlo dopo tutto quello che è successo, non può essere così, perchè non riesco ad andare avanti, perchè?!? Corrono veloci le persone e mi superano, sento l’aria che spostano, mentre il mio sguardo è fisso nel vuoto, la mente è corsa veloce da lui e io non so riportarla indietro.

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Prima di partire

2009, 3 Aprile

Oggi ultimo giorno in agenzia di Giuseppe. Domenica partirà per Fano, dove starà per due mesi. La giornata a lavoro è praticamente volata tra milioni di problemi. Lui è rimasto barricato nella sua stanza quasi tutto il giorno, riemergendo solo per pranzo. Un pranzo fatto all’inpiedi al bar. Io ammutolita dalla stanzhezza, lui e Marco che tentavano di farmi sorridere. C’è riuscito solo il banconista, porgendo a Giuseppe una tazzina vuota: il suo caffè molto stretto! Il pomeriggio è volato ed io sono stata catatonica fino alle cinque, quando avevamo finito ed erano andati tutti via.

Io e Giuseppe da soli in ufficio. Lui doveva sistemare i sospesi, io gli arretrati! Siamo rimasti fino a dopo le sei del pomeriggio, poi in macchina;, ci vediamo al solito posto. Io vado avanti e scoppio a piangere in macchina. Piangevo senza perchè, o forse il perchè c’era. Il fatto che si era instaurato un bel rapporto, fatto di complicità e doppi sensi che non hanno portato da nessuna parte, per fortuna, e che ci hanno fatto legare abbastanza.

Posso dire che mi conosce, che mi ha capita, che, senza leggere il mio blog, è riuscito a penetrarmi. L’ho aspettato ferma nella corsia di emergenza, i bassi che facevano rimbombare l’abitacolo della macchina, un occhio allo specchietto retrovisore, lui che arriva, abbaglia e io che riparto dietro di lui. Un paio di lacrimoni escono quasi incontrollati, mi guardo nello specchietto, gli occhi rossi, speriamo non se ne accorga, uso la sciarpetta per ascigarmi gli occhi. Per fortuna in ufficio mi ero lavata la faccia ed avevo eliminato il trucco. Sarei stata un mascherone inguardabile e lui mi avrebbe chiesto perchè avessi pianto.

Accosta. Spegne la macchina, lo guardo scendere dalla sua macchina e salire nella mia. Mi sento in imbarazzo, deve esserci puzza di sigarette, lui dice che è il mio odore, io non voglio sia così, non voglio sia questo che ricordi di me. Abbasso il finestrino. Mi guarda e resta in silenzio. Io non riesco a parlare e lotto con me stessa per sostenere il suo sguardo senza piangere.

Comprati il BMW, stasera che fai? Esci, devi uscire, non chiuderti nella solitudine; hai allentato con le tue amiche dopo che sei stata a Modica? Si vede che sei triste, e forse è questo che ti rende affascinante.

E io volevo solo piangere. Invece ho preso una sigaretta e l’ho accesa, perchè questo è l’unico modo che conosco per dissimulare e non piangere, non l’avrei potuto fare davanti a lui, l’avrei messo in imbarazzo, non avrei saputo spiegargli perchè stessi piangendo, non volevo nè comprensione nè compassione, non sarei riuscita a smettere e l’avrei messo in imbarazzo. Così sono rimasta in silenzio, non trovavo neanche le parole per dire le mie solite cazzate per sviare il discorso. In silenzio ho lasciato che continuasse a guiardarmi, ho continuato a guardarlo, perchè passeranno due mesi prima che potrò farlo ancora, prima che potrà farlo di nuovo, e mi mancherà, anche se non gliel’ho detto.

Mi ha dato un bacio sulla guancia prima di scendere dalla macchina, ho rimesso in moto e sono andata via, liberandomi da tutta la tristezza accumulata, liberandomi di tutte le parole che avrei voluto dirgli e che ho taciuto. Gli ho mandato un messaggio quando ho svoltato per una traversa mentre lui andava dritto: Una sigaretta per non piangere davanti a te. Mi spiace che parti e so che mi mancherai. Poi ho spento il telefono, per evitare una sua chiamata, ma lui non l’ha fatta.

Persevera l’amaro in bocca, per lui che mi legge così, per me che non so reagire, per tutto quello che vorrei e per cui non so lottare

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Accade

2009, 15 Marzo

Accade poi che per un’inezia, una parola sbagliata, la parola bugiardo, mio padre s’infuri, alzi la voce, perda il controllo, si arrabbi con mia madre e vada via.

Accade così, senza preavviso, che io debba assistere al silenzio di mia madre che, ancora una volta, non ha preso una posizione ed è rimasta muta, seduta ad ascoltare le parole che mio padre le rovescia addosso.

Accade mentre io e mia sorella siamo allibite di fronte a quest’ennesima lite familiare nata senza un vero perchè. Mute entrambe, intimorite dall’ipotesi di fare accalorare ulteriormente mio padre. C’è solo un blando tentativo, ma la sua ira è tutta rivolta a mia madre, così noi ci arrendiamo.

Accade quindi che lui vada via a fare due passi. Che se ne vada pure affanculo, penso io, può anche non tornare più, stronzo! Che se ne vada da quella grandissima puttana con cui se la fa in questo periodo, chi se ne fotte! Tanto in questa casa la sua presenza è come quela di un dittatore che tutto sa, che tutto vuole dirigere e controllare, che non accetta il confronto, che non ammette mai di sbagliare, che non chiede scusa, perchè lui ha sempre ragione!

Accade in ultima battuta che io mi volti a guardare mia madre, ancora sprofondata nel suo silenzio, che le dica che così non può andare avanti, che cazzo, non può farsi trattare così, che se lui alza la voce, altrettanto deve fare lei, che non può permettergli queste perpetue mancanze di rispetto, che…Mia madre si mette a piangere e io sento un odio grandissimo che monta dentro di me.

Accade di domenica sera. Accade che non so più se sia normale che io lo odi, accade che non posso odiare mio padre, accade che tutto mi pare inutile, accade che non trovo un motivo, una ragione che avvalori la mia vita, accade che più che mai vorrei andare via, accade che vorrei essere morta per non dover affrontare questa vita di merda, quest’atmosfera, i risvegli, le lacrime, i silenzi…

Accade che vengono meno tutte le basi e lecertezze e io sono di nuovo allo sbando.

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Archiviare e dimenticare per vivere meglio!

2009, 4 Marzo

Un’altra giornata del cazzo anche quella di oggi! Per fortuna sto per archiviare anche questa, e spero, per la mia integrità e la mia sanità, di non crollare. Si, perchè il crollo è alle porte e io non so se e fino a quando riuscirò a stare in piedi.

Le mie giornate, ultimamente, cominciano con un ormai classico non voglio andare a lavoro mamma…frase che poi ripeto in macchina fino alla nausea mentre guido per raggiungere il mio posto di lavoro, frase che sospiro tra un cliente e l’altro, frase che è un motto ormai. Ma il fatto che io non voglia andare a lavoro non è indice di pigrizia. A Modica era un piacere la mattina svegliarmi ed uscire per andare a lavorare. Qui sta diventando ormai una tortura che si ripete quotidianamente. Perchè tra clienti e colleghi io non riesco a trovare un equilibrio. Mi sento sempre più un pesce fuor d’acqua, affatto integrata, guardata a vista, ripresa di continuo dal capo, oggetto della curiosità di Donata, ignorata da Marco. Praticamente a lavoro io non parlo più, non scherzo più con i clienti, non c’è quell’atmosfera di cazzeggio e confidenza che avevo con Raffaella e Toti.

Qui tutti sembrano concentrati SOLO sul loro lavoro, SOLO sulla loro vita, SOLO sulle loro cose da fare, mi sento male! E trattengo a stento le alcrime che incontrollate arrivano sul ciglio degli occhi, così, senza motivo, senza un perchè. E io non resisto, non ce la faccio proprio a fare questa vita, a fare questo lavoro.

Per me la mattina, ogni mattina, è un trauma la sveglia che suona e mi ricorda che dovrò trascorrere otto ore in un posto dove non voglio stare, un luogo che è la mia prigione, un posto dove non riesco ad essere me stessa, un posto che mi annulla. Sto dimenticando chi sono, mentre glia ltri vanno avanti.

Raffaella mi ha confidato che secondo lei il Supremo ha una storia con un’altra…buon per lui mi dico e le dico, quasi a volermene convincere, dato che in fondo mi brucia la conclusione di questa storia. Lui e la sua indecisione che mi hanno travolta, mi hanno privato di quanto di bello avrebbe potuto regalarmi tutto l’amore che provavo per lui, se solo avessi avuto la possibilità di viverlo davvero. Ma per lui quello non era amore, non quello con la A maiuscola.

Al ritorno a casa sono passata in libreria per comprare un regalo a mio padre che oggi festeggia l’onomastico, con la scusa anche per vedere che fine avcesse fatto Saro che, dopo l’invito ad andare a casa sua per un film, era poi scomparso. Mi dice che si sta rivedendo con la sua ex. Bene, buon per lui, peccato solo che fino a due giorni fa mi avesse detto che era giunto alla conclusione che quella storia fosse finita, che lui con lei non voleva tornare, perchè era finita. Frega un cazzo, dato che andava bene solo per una scopata di tanto in tanto. Resto però senza parole di fronte alle contraddizioni maschili. E menomale che siamo noi donne quelle indecise, quelle che non sanno MAI quello che vogliono!!

Probabilmente sono io ad essere sbagliata. Io che tento SEMPRE  di razionalizzare tutto e dare una spiegazione ai comportamenti, alle frasi, a ciò che mi accade. Io dovrei imparare a fregarmene di quello che accade attornoa me, concentrarmi solo ed esclusivamente su me stessa, farmi scivolare addosso quello che non mi piace e trattenere quello che invece mi fa stare bene…solo che non ci riesco!

Alle 14.37 mi è arrivato un msg: La femminilità che trasmetti è seconda solo a te. Francesco. Un bel complimento che io non so gestire, che non so come leggere, cui non so come reagire…eccomi punto e a capo!! ARG!

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A riparare

2009, 25 Febbraio

Nonostante l’avessi trattato malissimo, ieri Giuseppe mi ha scortata durante il tragitto di ritorno, mentre cercavo dentro di me le lacrime o un motivo per sorridere. Arrivati in città ho accostato la macchina nella piazzola dove di solito ci fermavamo a chiaccherare per ringraziarlo, nonostante le sue battutacce, nonostante il mio pessimo umore. Collega, ma va tutto bene, hai una faccia… dice sorridendo un pò beffardo. A pensarci bene il cattivo umore era scaturito anche da alcune sue uscite pomeridiane: la collega rimarrà da sola, che ormai suona più come una profezia dai più preannunciata e a cui io tento in tutti i modo di oppormi. O ancora che avevo al faccia piuttosto sbattuta, stanca oltre che mezzo sfregiata a causa del mio maldestro uso delle strisce depilatorie…

Preda ad una strana voglia di riparare ieri sera gli ho masterizzato un cd. Mi rendo conto che la gente non può essere vittima dei miei sbalzi d’umore, nè tantomeno lui può fare da capro espiatorio solo perchè da uomo sposato ha deciso che non tradirà sua moglie e quindi non accadrà nulla con me. Va bene, va benissimo, quindi io non posso essere gratuitamente dura e scortese con lui. Non fa una piega!

Per fortuna si è trasferito nella stanza del capo, in ferie per tutta la settimana, così non lo vedrò ogni volta che alzerò la testa! Meglio così, mi ripeto, e stamattina guidando per andare a lavoro ero anche piuttosto serena, non avevo la solita ansia da incontro di tutte le mattine.

Dopo pranzo lo chiamo: sei solo, posso venire? Vengo io? No, vengo io, aspetta…riconosco di avere un carattere di merda e mi spiace per ieri. Solo questo, ah, ti ho masterizzato un cd, tieni…ciao e scappo in sala, voltandomi prima un secondo e scorgendo i suoi occhi che, come un bambino guarda un regalo, una sorpresa, leggono curiosi i titoli delle 18 tracce…

Un modo per “riparare” il mio, ma mi chiedo poi, quando vengo investita dalla sua freddezza e dalla sua indifferenza, a che cosa sia servito, cosa mi apsettavo da questa mia apertura…per fortuna mi è venuto il ciclo, e anche se adesso ho il più classico mal di schiena, quantomeno sono più serena…

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Esperimenti poetici a quattro mani e a km di distanza

2009, 18 Febbraio
Sarebbe difficile
trovare le parole e spiegare
l’intermittente battito del cuore,
una pausa per pensare dura poco.
Ricomincia a battere follemente il cuore,
e mi perdo nei respiri.
Sarebbe difficile
guardarti e pensare di baciarti,
toccarti e pensare di fermare
il nostro adesso che è già passato.
Proprio mentre ti ho sfiorato
un brivido mi ha gelato
mentre calda la tua pelle si scioglieva.
Sarebbe difficile
ignorare il tempo,
le nostre vite lontane,
i desideri che timidi restano nascosti
dentro lacrime destinate a non uscire,
in una mano che vorrebbe tremare,
mentre ferma tiene la mia.
E non mi lascerò andare,
per paura che possa finire.
Sarebbe difficile fare altrimenti…
di Adryena&Vicozzarecors