Lunedì mattina, primo giorno di lavoro ancora a Modica. E’ solo una sostituzione temporanea, ma sono già due giorni che sono in agitazione per i troppi pensieri collegati a quella città. Sveglia impostata alle 5.40 che ovviamente non sento. Apro gli occhi casualmente alle 6 e mi butto giù dal letto imprecando. Per fortuna la mia roba l’avevo già preparata ieri sera, così raccolgo le ultime cose al volo ed esco. In macchina premo a fondo sull’acceleratore nel tentativo di recuperare il tempo perduto. Nel tragitto non riesco a non pensare a Lui che ovviamente non ha nemmeno risposto agli sms che gli ho inviato in questi ultimi giorni per avvisarlo del mio ritorno. Forse non è nemmeno in città, forse è al mare con la famiglia o a consolare qualche giovane troietta nel tentativo di sentirsi ancora giovane anche lui. Con questi pensieri fumo nervosamente un paio di sigarette, Placebo e Kaiser Chief in sottofondo mi aiutano a stemperare la tensione.
Alle 8 e 10 in punto entro in agenzia puntualissima, parecchi colleghi sono ovviamente in ferie, ma quelli che ci sono mi fanno delle gran feste come fossi rientrata dopo un mese di ospedale per un brutto incidente. Trovo quasi tutti i loro abbracci falsi tranne quelli di Raffaella che è un’amica vera e con cui ho mantenuto i contatti in questi mesi di lontananza. Con lei non c’è bisogno di tante parole, sa tutto di me e mentre ci guardiamo negli occhi lei intuisce all’istante i tormenti del mio animo, siamo quasi sul punto di piangere tutte e due ma il lavoro ci richiama alle nostre responsabilità.
La mattina scorre via abbastanza tranquilla dato che, come immaginavo, il 17 agosto non c’è in giro quasi nessuno. Meglio così, anche se i pochi che ci sono, forse incazzati perchè non sono in ferie, sono davvero fastidiosi. Quando non ho niente da fare chiamo l’interno di Raffaella e le chiedo lumi su come stanno andando le cose nei mesi della mia assenza, se Lui si fa vivo spesso, se chiede di me, ovviamente mi dice di no, e insomma le solite cose di cui discutevamo anche prima della mia partenza.
Alle 11 arriva finalmente il momento di fare un break. Intorno alla macchinetta del caffè ci sono due colleghi che parlano delle loro vacanze con moglie e figli, dei problemi delle meduse per i bambini al mare e sciocchezze simili che cerco di non ascoltare, poi c’è anche Giulio, un nuovo impiegato assunto da un paio di mesi. E’ sui trent’anni, carino e dai lineamenti gentili. Mi dice che gli avevano detto che sarebbe arrivata una ragazza carina e ora che mi ha davanti capisce che gli hanno detto la verità. Ringrazio e arrosisco, poi quasi inconsapevolmente i miei occhi si posano sulle sue mani dove noto il solito cazzo di cerchietto giallo intorno al dito che mi ha creato solo problemi in questi ultimi anni. Mi irrigidisco subito, esco a fumare gli dico allontanandomi da lui.
Mentre sto per uscire in strada vedo passare una macchina a me nota, è una BMW, è la SUA BMW la conosco troppo bene per sbagliarmi. Sento le gambe cedere per un istante, il cuore mi si ferma. Allora non è fuori città, comunque non è detto che debba venire in ufficio da noi, mi dico sperando il contrario. Fumo nervosamente la mia quinta sigaretta della giornata con la mente che lavora freneticamente su mille ipotesi finchè lo vedo in lontananza che cammina verso di me, verso la filiale. Mi sbaglio, perchè entra nel bar poco distante. Non mi ha visto, meglio così. Dovrei tornare al lavoro, ma ho il cuore che mi batte all’impazzata, è inutile mentire a me stessa, ho un desiderio irrefrenabile di vederlo. Mi specchio nella vetrina della gastronomia qua vicino, ho la faccia molto stanca per l’alzataccia, non sono proprio al massimo del mio splendore, ma non importa. Mi aggiusto alla meglio la frangia e mi passo un pò di rossetto nervosamente mentre il pollo allo spiedo di fronte a me mi guarda con tenerezza convinto anche lui che stia per fare l’ennesima cazzata.
Entro nel bar e lo vedo al banco che beve un caffè e conversa amichevolmente con la barista, una ragazza giovane che non c’era lo scorso anno. Lui gli fa gli occhi dolci e il solito sorrisetto da stronzo che conosco molto bene! Avrei voglia di andare là e fingendo di essere sua moglie ricordargli che deve andare a prendere sua figlia dalla nonna, ma queste cose accadono solo nei film, purtroppo! Mi avvicino anch’io al banco e ordino un caffè, mi giro verso di Lui e lo saluto. Lui ricambia il saluto senza scomporsi troppo. Si è rotta la macchinetta in ufficio? mi chiede con una voce un tantino troppo ironica per i miei gusti, ma forse ho solo i nervi troppo scoperti in questa situazione. No, gli rispondo con voce fintamente calma, è solo che il caffè dell’ufficio fa schifo, tu tutto bene? Sì tutto bene, mi risponde pagando il caffè, scusami ma ora devo andare che siamo in partenza e devo finire di fare un paio di commissioni. Ci si vede, eh? Sì, ci si vede un cazzo, avrei voglia di urlargli in faccia, ma riesco solo a fare un cenno di assenso con la testa mentre sento che sono sul punto di crollare del tutto. Ancora una volta.