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2009, 11 Giugno
Bene, da oggi sono 32. Come mi sento? Uguale a ieri!! E non si è abbattuta, almeno per ora, la sfiga che temevo ieri sera!!
Giornata di totale routine, lavoro, pranzo al bar, bottiglia di spumante, rigorosamente brut, pasticcini e adesso casa. Casa dolce casa…
Il tipo dei fiori ha chiamato durante la pausa pranzo, ma non ho sentito il telefono. Ha riprovato quando ero sul pianerottolo di casa. Ho risposto. Solite menate su quanto sia difficile parlare con me, che oggi sono stata sfuggente, ma che sono perdonata, dopotutto è il mio compleanno!! Entro a casa, sempre al telefono, mi dirigo verso la mia camera, sul letto la posta e un biglietto di un fioraio…CAZZO UN ALTRO MAZZO DI FIORI? Sono sempre al telefono con lui, guardo attorno, ma nella stanza non c’è traccia di fiori, mi dirigo nell’altra stanza e sul tavolo si staglia un mazzo di rose bianche, stelo lungo…Lui parla ancora, io subito dico che sono ancora in macchina, temporeggio sul da farsi. Apro il biglietto e leggo i suoi auguri. Mi sento male!!
Parlo mentre penso di essere stata abbastanza chiara con lui, di aver chiarito sin dall’inizio che non ho voglia di iniziare una storia nè una relazione, che ho bisogno ancora di tempo per me stessa. Penso che con lui sono stata abbstanza scortese e dura, che non ho dato adito in nessun modo ad un’apertura da parte mia. Parla e rispondo distratta, perchè mi sento profondamente a disagio, perchè con la gente che non si sa relazionare con me preferirei non avere niente a che fare. Dovrei tagliare questo sottilissimo filo e ignorarlo come mi hanno ignorato quelli di cui in passato mi sono innamorata…Il problema è che temo lui non capirebbe…
Stasera si festeggia comunque, credo senza di lui, non farò prevalere la tenerezza nei suoi confronti, che oggi è il mio giorno!!
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2009, 23 Maggio
Il Signor Ni si chiama così perchè alla mia domanda: sei innamorato di questa ragazza, ha risposto con un laconico ni che lasciava desumere un ben più difficile da pronunciare no!
Il Signor Ni non ha avuto l’insistenza del ragazzo dei fiori, ma la sua presenza è stata certo costante in questi due giorni, mail in ufficio e messaggi di sera.
Il Signor Ni e io ieri sera abbiamo cenato insieme a casa sua, abbiamo bevuto due bottiglie di vino rosso, abbiamo fatto quello che di solito si fa al secondo appuntamento; ci siamo studiati. Non ho praticamenmte fumato per tutta la durata della cena e solo quando abbiamo finito l’ho costretto ad uscirte in balcone per la mia prima sigaretta della serata. Un bicchiere di vino in mano, l’altra occupata con la sigaretta. Chiacchieriamo io e il Signor Ni, ma lui si avvicina sempre più, e io me ne accorgo, ma non ho davvero dove cercare una ritirata. Forse non la voglio ceracre neanche, perchè lascio che mi si avvicini ancora e che mi baci.
Mi precede a letto, io passo dal bagno. Faccio pipì non ricordo che altro, mi sarò guardata allo specchio come ogni volta che so di star combinando un’altra cazzata ed esco, almeno ci provo, si perchè non riesco ad aprire la porta! Credo di aver lottato per almeno cinque miniuti buoni, mentre tra gli sforzo mi guardavo imbarazzata allo specchio!
Salgo e lo trovo a letto. Mi guarda, mi avvicina di nuovo, mi bacia ovunque, mi toglie i vestiti, lo faccio anch’io mentre sento che geme sotto i miei baci, quando lo tocco, sento che prova piacere e, ad essere sincera, altrettanto piacere provo io! Facciamo l’amore, o forse solo del buon sesso e finiamo stanchi sul letto, fino ad addormentarci, come due estranei, io mi volto dall’altra parte, ma solo per riposare.
Le 3:15, mi sveglio all’improvviso, la bocca asciutta. Lo guardo mentre dorme e sento il suo respiro pesante, eufemismo, dato che russava! Cerco i miei vestiti. Lo giardo ancpora, non so se svegliarlo o meno. Scendo sotto e vedo, invitante il cellulare, quello che guardava impaziente la prima sera che abbiamo trascorso insieme. Lo so bene che è una violazione della privacy, ma l’ho ugualmente preso e dato un’occhiata ai messaggi. Nulla di male trovarne alcuni di una certa TiZI che dichiara il suo amore, terribile leggere solo l’incipit di altri, di altre donne che hanno certe idee strane su cosa vorrebero fargli, desideri di altri incontri, passione di altre donne che mi colpisce con una bella doccia fredda.
Abbandono il Sihgnor Ni nel suo letto addormentato, e chiudo la porta alle mie spalle. Scendo di corsa e di corsa entro in macchina, un’altra sigaretta accesa mentre scorrone veloci le parole appena lette, i miei pensieri su me stessa, su quanto io sia stata ancora una volta una sciocca a non capire, a farmi scopare da un altro che pare si diverta a conquistare le donne.
E’ di certo un problema, ma a me piacciono quelli che sono bastardi nel DNA!
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2009, 19 Maggio
Come daccordo stasera aperitivo. Donata è in fibrillazione, peggio di me, che a dire la verità sono fresca come una rosa, se escludiamo l’ascella pezzata, che sono stata un’ora in macchina sotto il sole cocente, che qua adesso è estate, e da stamattina mi ha tartassata di domande: allora stasera uscite? E che cosa ti metti? Ma ti ha chiamatooooooooooooo? E che cazzo Donà. Se chiama bene altrimenti ciao, ha rotto tanto che voleva uscire con me, chiamerà!
E infatti chiama mentre sto a pranzo, la mia bella insalatona davanti, il capo di fronte, Donata alla mia destra sghignazza quando mi alzo come una scheggia, dico con la bocca piena: scusate un attimo ed esco fuori, saranno pure fatti miei con chi parlo…o no? In effetti anche no, dato che poi racconto tutto…si, racconto tutto io!!
Quindi stasera appuntamento…quindi forse è meglio se vado a fare una doccia e rendermi quantomeno presentabile!
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2009, 9 Aprile
Corro, corro sul lungomare, la musica a palla nelle orecchie. Corro veloce, corro e sento il mio respiro affannato. Butto l’aria con la bocca, non ce la faccio ad arrivere fino alla fine, ma devo, lo voglio fare, voglio stremarmi, tornare a casa e non avere più forze residue, buttarmi sotto al doccia, mangiare qualcosa e crollare a letto fino a domattina. Corro e canto in mente le canzoni degli Interpol, i pugni chiusi stretti, perchè sono triste. Corro e dimentico le lacrime di un’ora fa in macchina, lacrime per me, per non poter esaudire i miei desideri, desideri sempre sbagliati! Corro e non penso. Corro, gli occhi che incrociano quegli degli altri, sguardi che non sostenmgo mai, preferisco guardare il mare. Corro e arrivo alla mai meta, la fine del lungomare. Rallento il passo, si calma il respiro. Faccio un pò di esercizi, stretching soprattutto. Guardo le macchine che passano, dall’altro lato della corsia c’è una fila, famiglie, uomini, coppie, vecchietti, donne sole, amiche, sale la tristezza, la malinconia. Faccio esercizi, i Killers e il loro sound anni 80, mi piacciono. Alzo lo sguardo, passa un ragazzo, lo guardo da dietro…è lui! Cazzo è Luca, il Supremo…mi paralizzo, non respiro, perchè ho la piena consapevolezza che non può essere lui, io vorrei non fosse così, io vorrei e non vorrei. Lo guardo, torna indietro, non è lui e io, come una sciocca, comincio a piangere. Incontrollabili le lacrime scendono, so che non dovrei, che faccio la figura della pazza depressa. Dò le spalle alla strada, guardo il mare e piango, A Strange Education dei Cinematics, quella con cui mi sono svegliata quest’estate accanto a lui, nel mio letto, quando pensavo che non sarebbe mai arrivato il futuro, quando credevo sarebbe durato in eterno. Non può essere, mi ripeto, nel vano tentativo di calmarmi. Non posso essere ancora così legata a lui, al suo ricordo, non posso ancora desiderarlo dopo tutto quello che è successo, non può essere così, perchè non riesco ad andare avanti, perchè?!? Corrono veloci le persone e mi superano, sento l’aria che spostano, mentre il mio sguardo è fisso nel vuoto, la mente è corsa veloce da lui e io non so riportarla indietro.
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2009, 3 Aprile
Oggi ultimo giorno in agenzia di Giuseppe. Domenica partirà per Fano, dove starà per due mesi. La giornata a lavoro è praticamente volata tra milioni di problemi. Lui è rimasto barricato nella sua stanza quasi tutto il giorno, riemergendo solo per pranzo. Un pranzo fatto all’inpiedi al bar. Io ammutolita dalla stanzhezza, lui e Marco che tentavano di farmi sorridere. C’è riuscito solo il banconista, porgendo a Giuseppe una tazzina vuota: il suo caffè molto stretto! Il pomeriggio è volato ed io sono stata catatonica fino alle cinque, quando avevamo finito ed erano andati tutti via.
Io e Giuseppe da soli in ufficio. Lui doveva sistemare i sospesi, io gli arretrati! Siamo rimasti fino a dopo le sei del pomeriggio, poi in macchina;, ci vediamo al solito posto. Io vado avanti e scoppio a piangere in macchina. Piangevo senza perchè, o forse il perchè c’era. Il fatto che si era instaurato un bel rapporto, fatto di complicità e doppi sensi che non hanno portato da nessuna parte, per fortuna, e che ci hanno fatto legare abbastanza.
Posso dire che mi conosce, che mi ha capita, che, senza leggere il mio blog, è riuscito a penetrarmi. L’ho aspettato ferma nella corsia di emergenza, i bassi che facevano rimbombare l’abitacolo della macchina, un occhio allo specchietto retrovisore, lui che arriva, abbaglia e io che riparto dietro di lui. Un paio di lacrimoni escono quasi incontrollati, mi guardo nello specchietto, gli occhi rossi, speriamo non se ne accorga, uso la sciarpetta per ascigarmi gli occhi. Per fortuna in ufficio mi ero lavata la faccia ed avevo eliminato il trucco. Sarei stata un mascherone inguardabile e lui mi avrebbe chiesto perchè avessi pianto.
Accosta. Spegne la macchina, lo guardo scendere dalla sua macchina e salire nella mia. Mi sento in imbarazzo, deve esserci puzza di sigarette, lui dice che è il mio odore, io non voglio sia così, non voglio sia questo che ricordi di me. Abbasso il finestrino. Mi guarda e resta in silenzio. Io non riesco a parlare e lotto con me stessa per sostenere il suo sguardo senza piangere.
Comprati il BMW, stasera che fai? Esci, devi uscire, non chiuderti nella solitudine; hai allentato con le tue amiche dopo che sei stata a Modica? Si vede che sei triste, e forse è questo che ti rende affascinante.
E io volevo solo piangere. Invece ho preso una sigaretta e l’ho accesa, perchè questo è l’unico modo che conosco per dissimulare e non piangere, non l’avrei potuto fare davanti a lui, l’avrei messo in imbarazzo, non avrei saputo spiegargli perchè stessi piangendo, non volevo nè comprensione nè compassione, non sarei riuscita a smettere e l’avrei messo in imbarazzo. Così sono rimasta in silenzio, non trovavo neanche le parole per dire le mie solite cazzate per sviare il discorso. In silenzio ho lasciato che continuasse a guiardarmi, ho continuato a guardarlo, perchè passeranno due mesi prima che potrò farlo ancora, prima che potrà farlo di nuovo, e mi mancherà, anche se non gliel’ho detto.
Mi ha dato un bacio sulla guancia prima di scendere dalla macchina, ho rimesso in moto e sono andata via, liberandomi da tutta la tristezza accumulata, liberandomi di tutte le parole che avrei voluto dirgli e che ho taciuto. Gli ho mandato un messaggio quando ho svoltato per una traversa mentre lui andava dritto: Una sigaretta per non piangere davanti a te. Mi spiace che parti e so che mi mancherai. Poi ho spento il telefono, per evitare una sua chiamata, ma lui non l’ha fatta.
Persevera l’amaro in bocca, per lui che mi legge così, per me che non so reagire, per tutto quello che vorrei e per cui non so lottare
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2009, 1 Aprile
Terra bruciata, quello che c’è attorno a me, quella che gli altri non vedono, quella che mi esclude dal resto del mondo, quella che involontariamente si è espansa sempre più, incontrollabilmente, senza che io abbia fatto qualcosa.
Io non ho fatto nulla per trattenere la gente. Io non ho fatto nulla per farla andare via. Io non ho fatto nulla.
Non so quindi spiegare come mai sia accaduto, perchè a trentun’anni io sia sola. Non saprei neanche da dove cominciare, dovrei andare indietro nel tempo, troppo indietro, ma sarebbe comunque inutile, non c’è una spiegazione. Le amiche, che poi non dovevano esserlo neanche tanto, sono scomparse poco a poco, chi per una telefonata non fatta, un appuntamento mancato, una parola sbagliata, un’incomprensione…non dovevano essere delle vere erano amiche, allora. Gli amici…gli uomini non sono mai amici delle donne, provano quasi sempre a portarsele a letto e quando ci riescono saluti e baci, quando non ci riescono tagliano i ponti per non rinnovare, ad ogni incontro, la coscienza del due di picche subito!
Sola quindi mi trovo a parlare con Giuseppe fuori dall’ufficio. Mi è venuto vicino, prima, mi ha cinta con un braccio e mi ha sussurrato all’orecchio di non provocarlo. Io avevo una mano occupata a tenere dei fogli, l’altra paralizzata in grembo, gli ho risposto: Guarda le mie mani, non sto facendo niente, e niente avrei fatto, non mi sarei fatta baciare, non dopo quello che mi ha detto qualche mese fa, lui ha scelto sua moglie, io non potrei mai essere nient’altro che una storia che nasce ed è già morta, finita, e io so che non è questo quello che voglio. Sola mi trovo ad ascoltarlo mentre mi parla, come un amico fa con una persona cui vuole bene, del rapporto che ha con sua moglie, di quanto stiano bene, della sfida che è rappresentata dal matrimonio, la convivenza, stare insieme tutti i giorni. E io, da sola combattevo con l’odio per lui, per quello che ha e che io non ho, quella felicità in cui non riesco comunque a credere. Da sola lo ascoltavo mentre mi diceva cosa pensa di me, che sono una bella ragazza, che sono più seria di quanto credesse, che dovrei avere avere più rispetto per me, che dovrei uscire, che da soli si rischia di impazzire e mentre parlava io non riuscivo a guardarlo in faccia. L’ho interrotto: Scusa, ma non ce la faccio ad ascoltarti ancora, se resto scoppio a piangere, scusami…a domani.
Da sola sono salita in macchina e ho cominciato a correre su quella strada, sperando di arrivare presto, sperando di riuscire a piangere, sperando che tutto questo finisca presto, ripetendomi, di nuovo, che io sono già da sola, che io sono già impazzita, ma questo non lo sa nessuno.
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2009, 31 Marzo
Io a volte davvero non mi capisco! Non capisco come diavolo faccio a d attrarre solo ed esclusivamente uomini sposati! Davvero deve essere una magia al contrario, quindi una stregoneria, un maleficio. Ma ciò che ha davvero del perverso e che mi lascia sempre senza parole, sono le MIE reazioni!
Io, infatti, non riesco a dire di no, non riesco a dare voce ai miei pensieri che suonano press’a poco così: ma brutto coglione, perchè non te ne torni a casa e ti vai a fare una bella scopata con tua moglie, porti fuori il cane, fai fare i compiti a tuo figlio, porti tutta la tua famiglia a cena fuori o a mangiare una pizza…insomma, perchè stare qui a tentare di corteggiarmi non te ne vai affanculo?!? Queste frasi mi rimangono attorcigliate nella lingua, così io ringrazio per l’invito e…accetto!
Questo è successo anche questo pomeriggio! Ho accettato un invito ad andare a prendere un caffè con uno dei supervisori ai lavori in agenzia, nonostante la fede in bella mostra nell’anulare, una costante dei miei accompagnatori!! Così, mentre eravamo lì, seduti al bar, io un aperol, lui un bitter, io sorbivo sorridente e abbastanza stufata i suoi complimenti, lui ammiccava facendomi capire di avere già avuto altre storie extraconiugali, io che pensavo che potevano essere delle disperate, lui che dichiarava esplicitamente che tutte le volte che veniva in agenzia mi aveva osservata attentamente, io che mi domandavo silenziosamente cosa cazzo ci vedono in me gli uomini, che se mi guardo allo specchio non mi trovo affatto carina, figuriamoci bella! Lui che diceva di aver chiamato più di una volta ma che io non rispondo mai al telefono, io che ringrazio la mia buona stella per non avermi fatto rispondere quando c’era lui dall’altro capo del telefono, tanto per evitare qualche magra figura, della serie ma con chi parlo, chi sei, no, io non ti conosco, non mi ricordo!!
Insomma, uno pseudoaperitivo che desideravo finisse il più presto possibile! Lo desideravo solo perchè non credevo mio avrebbe poi chiesto, una volta scesa dalla sua macchina: ma allora ti posso chiamare? Mi puoi chiamare anche tu…che tristezza!! Che poi da un lato mi ha fatto tenerezza, dall’altro lato, se ci penso bene, m’incazzo pure, perchè allora davvero fanno tutti schifo gli uomini, almeno quelli che vanno alla ricerca di conferme fuori, che hanno bisogno di costanti massaggi dell’ego, passandosi il capriccio di portare una ragazza al bar o a cena fuori, tanto per impressionarla, per fare colpo! Con me non attacca! Ma loro non lo capiscono! Io voglio le follie, le cose da innamorati, mica quell’una tantum come negli abbonamenti alla linea adsl oppure i bonus statali, io voglio la costanza, l’esclusiva, il sempre, la quotidianità. Se non può essere questo non voglio altro!
Mi passerò certo qualche altro capriccio, tanto per avvalorare ulteriormente la tesi che i maschi fanno schifo e per farmi una scopata, sperando ne valga la pena (e il pene soprattutto!!) dato che non si batte chiodo dal 18 gennaio (!!), senza dare comunque troppa corda a queste strane storie che mi capitano e ai vari uomini con cui devo confrontarmi, cercando un antidoto alla stregoneria di cui sono vitttima, o forse è un semplice malocchio?!!
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2009, 4 Marzo
Un’altra giornata del cazzo anche quella di oggi! Per fortuna sto per archiviare anche questa, e spero, per la mia integrità e la mia sanità, di non crollare. Si, perchè il crollo è alle porte e io non so se e fino a quando riuscirò a stare in piedi.
Le mie giornate, ultimamente, cominciano con un ormai classico non voglio andare a lavoro mamma…frase che poi ripeto in macchina fino alla nausea mentre guido per raggiungere il mio posto di lavoro, frase che sospiro tra un cliente e l’altro, frase che è un motto ormai. Ma il fatto che io non voglia andare a lavoro non è indice di pigrizia. A Modica era un piacere la mattina svegliarmi ed uscire per andare a lavorare. Qui sta diventando ormai una tortura che si ripete quotidianamente. Perchè tra clienti e colleghi io non riesco a trovare un equilibrio. Mi sento sempre più un pesce fuor d’acqua, affatto integrata, guardata a vista, ripresa di continuo dal capo, oggetto della curiosità di Donata, ignorata da Marco. Praticamente a lavoro io non parlo più, non scherzo più con i clienti, non c’è quell’atmosfera di cazzeggio e confidenza che avevo con Raffaella e Toti.
Qui tutti sembrano concentrati SOLO sul loro lavoro, SOLO sulla loro vita, SOLO sulle loro cose da fare, mi sento male! E trattengo a stento le alcrime che incontrollate arrivano sul ciglio degli occhi, così, senza motivo, senza un perchè. E io non resisto, non ce la faccio proprio a fare questa vita, a fare questo lavoro.
Per me la mattina, ogni mattina, è un trauma la sveglia che suona e mi ricorda che dovrò trascorrere otto ore in un posto dove non voglio stare, un luogo che è la mia prigione, un posto dove non riesco ad essere me stessa, un posto che mi annulla. Sto dimenticando chi sono, mentre glia ltri vanno avanti.
Raffaella mi ha confidato che secondo lei il Supremo ha una storia con un’altra…buon per lui mi dico e le dico, quasi a volermene convincere, dato che in fondo mi brucia la conclusione di questa storia. Lui e la sua indecisione che mi hanno travolta, mi hanno privato di quanto di bello avrebbe potuto regalarmi tutto l’amore che provavo per lui, se solo avessi avuto la possibilità di viverlo davvero. Ma per lui quello non era amore, non quello con la A maiuscola.
Al ritorno a casa sono passata in libreria per comprare un regalo a mio padre che oggi festeggia l’onomastico, con la scusa anche per vedere che fine avcesse fatto Saro che, dopo l’invito ad andare a casa sua per un film, era poi scomparso. Mi dice che si sta rivedendo con la sua ex. Bene, buon per lui, peccato solo che fino a due giorni fa mi avesse detto che era giunto alla conclusione che quella storia fosse finita, che lui con lei non voleva tornare, perchè era finita. Frega un cazzo, dato che andava bene solo per una scopata di tanto in tanto. Resto però senza parole di fronte alle contraddizioni maschili. E menomale che siamo noi donne quelle indecise, quelle che non sanno MAI quello che vogliono!!
Probabilmente sono io ad essere sbagliata. Io che tento SEMPRE di razionalizzare tutto e dare una spiegazione ai comportamenti, alle frasi, a ciò che mi accade. Io dovrei imparare a fregarmene di quello che accade attornoa me, concentrarmi solo ed esclusivamente su me stessa, farmi scivolare addosso quello che non mi piace e trattenere quello che invece mi fa stare bene…solo che non ci riesco!
Alle 14.37 mi è arrivato un msg: La femminilità che trasmetti è seconda solo a te. Francesco. Un bel complimento che io non so gestire, che non so come leggere, cui non so come reagire…eccomi punto e a capo!! ARG!
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2009, 25 Febbraio
Nonostante l’avessi trattato malissimo, ieri Giuseppe mi ha scortata durante il tragitto di ritorno, mentre cercavo dentro di me le lacrime o un motivo per sorridere. Arrivati in città ho accostato la macchina nella piazzola dove di solito ci fermavamo a chiaccherare per ringraziarlo, nonostante le sue battutacce, nonostante il mio pessimo umore. Collega, ma va tutto bene, hai una faccia… dice sorridendo un pò beffardo. A pensarci bene il cattivo umore era scaturito anche da alcune sue uscite pomeridiane: la collega rimarrà da sola, che ormai suona più come una profezia dai più preannunciata e a cui io tento in tutti i modo di oppormi. O ancora che avevo al faccia piuttosto sbattuta, stanca oltre che mezzo sfregiata a causa del mio maldestro uso delle strisce depilatorie…
Preda ad una strana voglia di riparare ieri sera gli ho masterizzato un cd. Mi rendo conto che la gente non può essere vittima dei miei sbalzi d’umore, nè tantomeno lui può fare da capro espiatorio solo perchè da uomo sposato ha deciso che non tradirà sua moglie e quindi non accadrà nulla con me. Va bene, va benissimo, quindi io non posso essere gratuitamente dura e scortese con lui. Non fa una piega!
Per fortuna si è trasferito nella stanza del capo, in ferie per tutta la settimana, così non lo vedrò ogni volta che alzerò la testa! Meglio così, mi ripeto, e stamattina guidando per andare a lavoro ero anche piuttosto serena, non avevo la solita ansia da incontro di tutte le mattine.
Dopo pranzo lo chiamo: sei solo, posso venire? Vengo io? No, vengo io, aspetta…riconosco di avere un carattere di merda e mi spiace per ieri. Solo questo, ah, ti ho masterizzato un cd, tieni…ciao e scappo in sala, voltandomi prima un secondo e scorgendo i suoi occhi che, come un bambino guarda un regalo, una sorpresa, leggono curiosi i titoli delle 18 tracce…
Un modo per “riparare” il mio, ma mi chiedo poi, quando vengo investita dalla sua freddezza e dalla sua indifferenza, a che cosa sia servito, cosa mi apsettavo da questa mia apertura…per fortuna mi è venuto il ciclo, e anche se adesso ho il più classico mal di schiena, quantomeno sono più serena…
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2009, 21 Febbraio
Ieri a lavoro abbiamo fatto mezz’orario per lasciare spazio agli operai che dovevano rimettere a nuovo l’agenzia. Ne ho approfittato per una passeggiata a Modica ed andare a trovare Raffaella e Toti, avevo mandato un msg anche a Luca per un caffè, ma nel corso della giornata non eravamo riusciti a parlarci.
Prima di mettermi in macchina ho preso un caffè al bar con Giuseppe. Uomo indeciso che mi guarda negli occhi, per capire, forse, fino a dove può arrivare il desiderio, la spinta che ci fa stare vicini, l’attrazione che ci sta facendo giocare un gioco piuttosto pericoloso. Il pericolo sta nel fatto che prima o poi cederemo, prima o poi accadrà qualcosa, nonostante lui mi abbia promesso di smetterla con le battute, lo sfiorarsi delle mani, gli occhi negli occhi. Lui non ci riesce, io neanche! Ma io sento la sua paura, la sua indecisione che fa in modo che il lunedì riparta il loop di sguardi e frasi per finire il venerdì pomeriggio…
Toti l’ha definita ansia da prestazione, noia di una persona con la quale è si sposato da sei mesi, ma probabilmente fidanzato da anni, desiderio di novità e paura delle conseguenze. Raffaella sostiene che uno dei due si brucerà…io voto per me! Lui la sera dissimulerà tornando da sua moglie.
Ho visto Luca, il fantomatico lui di tanti post, il Supremo…Ha qualche perplessità, dopo tutte le cose che ci siamo detto sul messenger qualche settimana fa, ma ora siamo insieme, lo volevamo entrambi, altrimenti io non gli avrei chiesto di vederci, e lui non avrebbe accettato. Seduti di fronte, mangia una fetta di torta alla frutta, lo guardo e lo ascolto, vagamente distratta perchè tento di capire se provo ancora qualcosa per lui. Ma non riesco a mettere a fuoco i miei sentimenti. Di sicuro c’è dell’affetto e lui? Chissà cosa pensa lui ora di me, cosa prova…Restiamo insieme una mezz’ora abbondante, ma ad un tratto finiscono le parole e restiamo in silenzio.
Ritorno a casa. Guido e sento di essere distratta. Sto pensando a lui, a Giuseppe, a questo fine settimana. Tento di mettere in ordine i pensieri, quando in realtà vorrei cacciarli tutti via, ma non ne sono capace.
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