Terra bruciata, quello che c’è attorno a me, quella che gli altri non vedono, quella che mi esclude dal resto del mondo, quella che involontariamente si è espansa sempre più, incontrollabilmente, senza che io abbia fatto qualcosa.
Io non ho fatto nulla per trattenere la gente. Io non ho fatto nulla per farla andare via. Io non ho fatto nulla.
Non so quindi spiegare come mai sia accaduto, perchè a trentun’anni io sia sola. Non saprei neanche da dove cominciare, dovrei andare indietro nel tempo, troppo indietro, ma sarebbe comunque inutile, non c’è una spiegazione. Le amiche, che poi non dovevano esserlo neanche tanto, sono scomparse poco a poco, chi per una telefonata non fatta, un appuntamento mancato, una parola sbagliata, un’incomprensione…non dovevano essere delle vere erano amiche, allora. Gli amici…gli uomini non sono mai amici delle donne, provano quasi sempre a portarsele a letto e quando ci riescono saluti e baci, quando non ci riescono tagliano i ponti per non rinnovare, ad ogni incontro, la coscienza del due di picche subito!
Sola quindi mi trovo a parlare con Giuseppe fuori dall’ufficio. Mi è venuto vicino, prima, mi ha cinta con un braccio e mi ha sussurrato all’orecchio di non provocarlo. Io avevo una mano occupata a tenere dei fogli, l’altra paralizzata in grembo, gli ho risposto: Guarda le mie mani, non sto facendo niente, e niente avrei fatto, non mi sarei fatta baciare, non dopo quello che mi ha detto qualche mese fa, lui ha scelto sua moglie, io non potrei mai essere nient’altro che una storia che nasce ed è già morta, finita, e io so che non è questo quello che voglio. Sola mi trovo ad ascoltarlo mentre mi parla, come un amico fa con una persona cui vuole bene, del rapporto che ha con sua moglie, di quanto stiano bene, della sfida che è rappresentata dal matrimonio, la convivenza, stare insieme tutti i giorni. E io, da sola combattevo con l’odio per lui, per quello che ha e che io non ho, quella felicità in cui non riesco comunque a credere. Da sola lo ascoltavo mentre mi diceva cosa pensa di me, che sono una bella ragazza, che sono più seria di quanto credesse, che dovrei avere avere più rispetto per me, che dovrei uscire, che da soli si rischia di impazzire e mentre parlava io non riuscivo a guardarlo in faccia. L’ho interrotto: Scusa, ma non ce la faccio ad ascoltarti ancora, se resto scoppio a piangere, scusami…a domani.
Da sola sono salita in macchina e ho cominciato a correre su quella strada, sperando di arrivare presto, sperando di riuscire a piangere, sperando che tutto questo finisca presto, ripetendomi, di nuovo, che io sono già da sola, che io sono già impazzita, ma questo non lo sa nessuno.