Sono stanca. Forse sono solo tremendamente annoiata. Magari sono solo queste temperature estive e umide. La mattina vorrei potermi girare dall’altro lato del letto e continuare a dormire. Mi sta prendendo davvero male andare a lavoro, mi pesa più che mai, mi sento in gabbia e la via di fuga è davvero lontana…Sono triste e voglio scappare da questa casa e dimenticare tutto quello che mi fa stare male, le telefonate a mio padre, il silenzio profondo dall’altro capo del telefono, mia madre, l’amore…a volte desidero morire…
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Sul traghetto per Greenwich
2009, 2 GiugnoSabato mattina abbiamo preso un targhetto per Greenwich. Una bella giornata di sole un pò di vento primaverile. Io e Roberta abbiamo chiaccherato parecchio, la mia vita sentimentalmente incasinata e con qualche sfiga alla Bridget Jones, la sua più regolare, solo con altre problematiche. Il traghetto è pieno di turisti, di londinesi che approfittano delll sabato soleggiatoper allontanarsi dal centro, di inglesi in vacanza, anche se loro non festeggiano la nascita della repubblica come in Italia, quindi non usufruiscono del ponte come me!
Osservo tutto e tutti attentamente da dietro gli occhiali da sole, mentre mi rendo conto che qui c’è una quantità incredibile di bei ragazzi, altro che uomini dal fascino mediterraneo!
Ma non è di questo che voglio scrivere. Sul traghetto ho come una folgorazione e capisco che io non riesco a fidarmi degli uomini. Ho paura che mi mentano, che mi prendano in giro, che mi facciano soffrire. Si, perchè pare che loro ci godano a prendermi per il culo, e anche quando non lo fanno e sono sinceri con me,, in realtà prendono per il culo mogli o fidanzate, cui generalmente garantiscono la presenza notturna o un confortevole, benchè fasullo, ti amo.
I capelli mossi dal vento, la brezza fluviale e non riesco a non pensare a mio padre, primo della lista, il Signor Ni, ulrtimo in ordine cronologico. Devo riacquistare fiducia in loro o continuare ad approfittarne per meri fini sessuali e qualche chiacchera di tanto in tanto.

Vino rosso, musica, patatine e sigarette
2009, 16 MaggioEllen Alien, Mendetz, Apparat, Bloc Party in sottofondo
Ogni sigaretta accesa è sintomatica di un’altra goccia che cade nel vaso della sopportazione. So che presto anche questo sarà pieno. Temo il traboccare dell’acqua, la piena di parole che usciranno fuori e che provocheranno un’altra catastrofe, come i tracimamenti dei fiumi, i terremoti che lasciano crepe difficilmente recuperabili. Nella mia stanza, Ellen Allien, Mendetz, Apparat, Bloc Party in sottofondo, non sovrastano i rumori che provengono dalla cucina, il classico focolare della famiglia borghese italiana, per questo io voglio una fottuta living room con angolo cottura!! Niente problemi a casa mia, qualora dovessi trovarla. Si, perchè se sono tutte come quella che ho visto questo pomeriggio, e cioè con la maiolica azzurrata, la carta da parati dello stesso tono e la cucina in muratura ricavata in un balcone verandato con le piastrelle color acqua marina e il bagno rosa (!), credo che opterò per l’acquisto di un BMW serie 1 ed andrò a vivere in una casa di mia madre in collina, dato che lei non si deciderà mai a lasciare mio padre.
Per ora io continuo a ballare da sola e mi sta bene così, non chiedo altro stasera!! Solo altro vino, musica, patatine, una sigaretta se voglio e ancora musica!!

Accade
2009, 15 MarzoAccade poi che per un’inezia, una parola sbagliata, la parola bugiardo, mio padre s’infuri, alzi la voce, perda il controllo, si arrabbi con mia madre e vada via.
Accade così, senza preavviso, che io debba assistere al silenzio di mia madre che, ancora una volta, non ha preso una posizione ed è rimasta muta, seduta ad ascoltare le parole che mio padre le rovescia addosso.
Accade mentre io e mia sorella siamo allibite di fronte a quest’ennesima lite familiare nata senza un vero perchè. Mute entrambe, intimorite dall’ipotesi di fare accalorare ulteriormente mio padre. C’è solo un blando tentativo, ma la sua ira è tutta rivolta a mia madre, così noi ci arrendiamo.
Accade quindi che lui vada via a fare due passi. Che se ne vada pure affanculo, penso io, può anche non tornare più, stronzo! Che se ne vada da quella grandissima puttana con cui se la fa in questo periodo, chi se ne fotte! Tanto in questa casa la sua presenza è come quela di un dittatore che tutto sa, che tutto vuole dirigere e controllare, che non accetta il confronto, che non ammette mai di sbagliare, che non chiede scusa, perchè lui ha sempre ragione!
Accade in ultima battuta che io mi volti a guardare mia madre, ancora sprofondata nel suo silenzio, che le dica che così non può andare avanti, che cazzo, non può farsi trattare così, che se lui alza la voce, altrettanto deve fare lei, che non può permettergli queste perpetue mancanze di rispetto, che…Mia madre si mette a piangere e io sento un odio grandissimo che monta dentro di me.
Accade di domenica sera. Accade che non so più se sia normale che io lo odi, accade che non posso odiare mio padre, accade che tutto mi pare inutile, accade che non trovo un motivo, una ragione che avvalori la mia vita, accade che più che mai vorrei andare via, accade che vorrei essere morta per non dover affrontare questa vita di merda, quest’atmosfera, i risvegli, le lacrime, i silenzi…
Accade che vengono meno tutte le basi e lecertezze e io sono di nuovo allo sbando.

Voglio un motivo
2009, 14 FebbraioSilenziosamente ho guardato fuori dalla finestra. Macchine veloci che vanno chissà dove. Ho trattenuto il fiato e stretto i pugni per non pensare. Ho dimenticato e amato. Ho ciecamente creduto alle bugie che più mi ferivano. Ho amato e odiato. Ho irrispettosamente parlato di mio padre e della sua vita. Ho aspettato un uomo indeciso e sposato, solo perchè lo amavo. Ho messo al primo posto sempre gli altri pur proclamandomi egoista. Ho finto mentre facevo l’amore con il mio ex e con gli altri che sono venuti dopo. Ho fumato una canna solo per potermi coricare e dormire un sonno senza sogni. Ho bevuto fino ad ubbriacarmi per sentirmi libera e dire quello che pensavo davvero. Ho mentito a tutti. Ho preso un coltello e ho tagliato piano la pelle dei miei polsi per curiosità, vedere cosa accadeva, provare un dolore diverso da quello interiore. Mi sono truccata prima di andare a letto, rossetto rosso per un ultimo bacio con la sigaretta notturna. Ho mangiato le unghie per nascondere le mia mani. Ho attraversato la strada con gli occhi chiusi e le dita incrociate. Ho spento il telefono e premuto sull’accelleratore. Ho pianto senza perchè. Ho riso senza motivo per distrarmi dal resto. Ho detto la verità e non sono stata creduta. Sono stata me stessa e mi sono sentita inadeguata. Ho sorriso e cantato canzoni a squarciagola. Ho la pelle d’oca e gli occhi rossi. Ho la frangia per nascondermi. Sono scappata. Mi sono persa e mi sono ritrovata. Mi nascondo per avere consapevolezza della solitudine per riapparire quando mi manca il respiro. Mi sono proclamata Crudelia, ho giurato di diventare cattiva, voglio essere cinica, voglio imparare a disprezzare, essere fredda, glaciale, fare scorrere tutto oltre, voglio essere indifferente, voglio un motivo per spiegare l’abbandono!

Mediocre
2009, 14 FebbraioLa mattina dopo l’addio mi sveglio con gli occhi pieni di lacrime. Riflessioni lasciate a metà stanotte si fanno strada attraverso i raggi di sole che illuminano la mia stanza. La mia vita che, se paragonata a quella degli altri, appare vuota e inutile. La mia vita vuota ed insoddisfacente. Un lavoro per cui non ho le qualifiche, solo conoscenze superficiali, un profondo senso d’inadeguatezza e centinaia di dubbi sul valore di tutto, di me. E io non so darne uno a questa vita.
Calde scendono le lacrime. Le dodici di un mattino soleggiato, ancora in pigiama io non riesco a smettere di piangere e non ce la faccio, lo so, ad affrontare questa vita, mentre mi ripeto che non voglio più guardarlo negli occhi, perchè lui come gli altri, è riuscito a ferirmi.
Mediocre mi sento questo sabato mattina, come ieri notte mentre meticolosamente toglievo i residui di trucco dell’ultima giornata lavorativa di un’altra settimana senza riuscire a guardarmi allo specchio.
Mediocre io che a trentun’anni ho preferito accontentarmi di un lavoro per cui non ho studiato, un lavoro di cui capisco ben poco, lasciando dietro di me l’unica cosa che sapevo fare bene, lasciando che la mia vita venisse guidata da scelte che mi sono state imboccate da mio padre quando ero ad un bivio ed era necessaria una decisione che io non riuscivo a prendere.
Mediocre io che mi sento un outcast perchè non riesco atrovare un posto nel mondo e preferisco chiudermi in questa stanza, il computer una finestra sul mondo, parole che mi vengono in soccorso per aiutarmi ad esprimere l’indicibile.
Mediocre la mia convinzione di essere unica che nutre illusioni che s’infrangono nell’impatto con la realtà.
Mediocre, nient’altro…

Dopo cena
2009, 2 FebbraioNel rituale casalingo, quello della vita con i miei genitori, ci sono nuove abitudini da rispettare. Una tra queste è quella di cenare tutti insieme. La domenica, poi, si pranza e si cena insieme. Poco male, si dirà, la famiglia felice attorno alla tavola domenicale che si scambia opinioni, quattro chiacchere allegre, si gusta il non tanto frugale pasto che mamma ha preparato sin dal mattino presto, ci si alza satolli e soddisfatti della propria famiglia, di aver goduto di un pò di calore umano, felici di avere delle persone che ci amano e che si amano, delle persone sincere negli affetti e nelle parole…
Almeno è questo che le favole disneyane, la morale borghese, la pubblicità Mulino Bianco e Barilla ci hanno inculcato sin da piccoli. Manca però una componente del quadretto domenicale della famiglia felice a pranzo, il falso perbenismo borghese, quello che nasconde i peccati, che copre i silenzi, che maschera l’indicibile…
Qualche mese fa avevo scritto di un msg letto per caso sul cellulare di mio padre. L’amarezza di dover scoprire che ha un’altra donna guerreggiava con odio e amore, il dolore per mia madre, il desiderio di urlare, sbattere tutto per aria, andare via, scappare lontano. Era la prima volta che un sospetto prendeva corpo, che diventava realtà.
Ho metabolizzato. Sono rimasta in silenzio per un pò, limitando i contatti con mio padre, cercando di stare un pò più vicina a mia madre, convinta come sono che lei sappia tutto.
Dal 22/11 sono passati due mesi. Ieri sera, dopo cena tutti si sono alzati da tavola. Mio padre è andato a vedere la televisione in un’altra stanza, mia madre si è messa un pò al computer, mia sorella volava da Roma a Catania. Sola in cucina mi passavo lo smalto sulle unghie, piccola vanità femminile! Ho messo su l’acqua per la camomilla otturna, ho visto il telefono di mio padre ed è stato un attimo. L’ho preso, ho aperto la cartella dei msg, ne ho trovati altri. Suoi, di lei, il sangue mi si è gelato nelle vene, ma lo sentivo pulsare forte nelle vene, paralizzata sulla soglia della porta della cucina controllavo che non arrivasse nessuno dei due.
Cazzo, lo odio! Ma posso odiarlo? L’ho visto piangere perchè la sua vita fa schifo, perchè sente di averla sacrificata, perchè proclama di essere infelice, perchè, a suo dire, quello che ha fatto per me e mia sorella non è servito a nulla, siamo due ingrate…Se ci penso trovo solo una frase da dire:
CAZZO PERCHE’ NON TE NE VAI?
Si, cazzo, perchè non prende tutto il suo coraggio e si va a fare un’altra vita? Perchè non smette quest’aura di falso perbenismo borghese del cazzo e ci lascia stare, lui e i suoi cambi d’umore, dovuti solo al fatto che vorrebbe essere altrove? Perchè non la pianta con le sue prediche del cazzo e non se ne va? Staremmo tutti molto meglio, credo, io non dovrei odiarlo, lo rispetterei solo di più, perchè non posso odiarlo. Mi fa solo una gran pena, lui e mia madre…
Così nel calore del mio sangue che scorreva veloce nelle mie vene ho deciso che semmai dovesse ricapitare di avere quel cazzo di telefono tra le mani, mi ricopio il numero di questa grandissima puttana, la chiamo, le dò un appuntamento e le dico che se lo ama davvero come scrive, brutta troia, che se lo prenda, che se lo porti via, che se lo goda lei, che qui è una vita a metà per tutti, una vita che io non riesco più a vivere così.

E il male che mi ha fatto gli è tornato tutto indietro
2009, 17 GennaioSabato mattina, mi sveglio illudendomi di aver sentito il telefono suonare, che sia lui, che sia rinsavito, che sia venuto da me dopo aver letto il msg che gli ho mandato stanotte mezza ubbriaca? No, ovviamente, sono solo le campane della chiesa di san Giorgio, quella che si vede dalla finestra del bagno. Va bene anche così, mi dico, meglio non avere distrazioni, devo finire il trasloco e mio padre arriverà tra un’oretta per portare via la maggior parte delle mie cose.
Stranamente non ho il magone, mi sa che ho metabolizzato ormai l’idea della partenza, il fatto di dover iniziare un nuovo capitolo della mia vita, e lui pare sia proprio scomparso dai miei pensieri, almeno stamattina. Lo è almeno fino a pranzo, quando mi vedo con Bianca e le racconto delle evoluzioni. Si, lui è partito, se n’è andato da quella troia torinese e sono stati insieme dieci giorni, è un bastardo, non è venuto neanche a salutarmi ieri in ufficio. Mi annoio da sola a ripetere sempre la stessa storia, così finiamo di pranzare e facciamo un ultimo giro di ronda dalle parti di casa sua, ammiriamo il mio regalino…Bianca vede la sua macchina posteggiata nel cortile. Quella cazzo di BMW che mi tormenterà a vita.
Chiamalo, chiamalo, ma è inutile, tanto non mi ripsonderà…Allora mandagli un msg. Inutile anche questo, se non risponde al telefono figurati se legge il msg. Va bene, allora aspettiamo ancora che secondo me adesso esce, dice Bianca fiduciosa…Abbozzo un msg, Bianca scruta il portone ed esclama: Sta uscendo qualcuno! E’ LUI!! Ho i battiti accellerati, mi sta uscendo il cuore fuori dal petto, è l’ultima volta che lo vedo e non posso fare a meno di dire che mi piace, ancora, Alan, Vuc’s perdonatemi!!
Esce dal cancello automatico, mi attacco al telefono, Bianca rimette in moto, inseguilo, suonagli, abbagliagli, fallo fermare, devo venire io da te per farmi salutare? fermati va…è un inseguirsi di input, il cuore mi sta scoppiando. Si ferma e scende. L’hai lasciata tu quella scritta? L’ho vista adesso con la coda dell’occhio, che c’è scritto? Recito i due versi e lui mi dice che adesso il male l’hanno fatto a lui…
Non capisco, immagino i soliti cazzi con la moglie, ma qui non possiamo parlare, io non posso andare in macchian con lui, quindi ci precede e finiamo in una stradina poco battuta.
Scendo, mi avvicino e gli chiedo cosa sia successo…In due parole: la troia torinese ha lasciato memorizzato il suo username e password sul suo pc, lui ha dato una controllatina alle sue mail, ha trovato una corrispondenza inequivocabile con un altro e foto compromettenti. lei l’ha tradito. Lei gli ha fatto quello che lui ha fatto a me. Lui è distrutto, mi abbraccia e sento che sta per piangere, ma non piange per me, cerca in me conforto, perchè io sono l’unica a sapere, l’unica che può capire.
Io non so che dire, ricordo solo le sue parole dopo il distacco forzato a settembre, che stava bene con me, che lo capivo appieno, che fare l’amore con me era la cosa che aveva desiderato dal primo momento che mi aveva vista, che avrebbe parlato con l’avvocato, e poi i baci rubati sul collo, noi due a letto un sabato mattina, l’ultima persona che vedevo prima di addormentarmi, la prima a vedere l’indomani…
Ho la mente annebbiata. Mi spiace, ma non posso fare a meno di dirgli che lei gli ha fatto quello che lui ha fatto a me, nè più nè meno. Lo abbraccio, gli sussurro all’orecchio che è lui il padrone della sua felicità e che deve lottare per ottenerla, che se la ama deve riprendersela, decidere se stare ancora con sua moglie o da solo, che io lo amo ancora, ma che ho capito che di questo amore lui non se ne fa niente…
Risalgo in macchina, Bianca mi guarda, le dico tutto, le faccio vedere il bracciale che mi aveva dato a natale e che gli avevo lasciato in macchina. Ha insistito perchè lo tenessi. Io non capisco ancora bene. Cerco nella borsa il Golden Virginia, rullo una sigaretta e Bianca me la frega dalle mani. Ne rullo un’altra per me.
Tanto è finita, adesso è davvero finita, quindi basta…io spero per te che tu possa trovare una persona normale…
Ecco cosa mi dice Bianca salutandomi. Io entro nella mia macchina, vado a finire il trasloco. Non piango, giuro che non ho versato neanche una lacrima. Sono solo amareggiata per le sue bugie, per la totale assenza di sincerità, per aver fatto marcire così i miei sentimenti, perchè a lui non interessava un cazzo di me, per la mia ingenuità che mi resa così fragile e adesso molto più dura.
Non so, adesso, cosa provo per lui, ma non posso negare che è quasi come se fossi stata vendicata. Non sono crudele, mi spiace sapere che soffre, ma solo così capirà davvero quello che mi ha fatto, il male che mi ha fatto…ma ormai è finita.
Gli mando un ultimo msg:
Ti auguro di trovare una donna che ti ami come ti ho amato e continuo ad amarti io. Mi chiedo se sia la fine di tutto, il tempo mi darà una risposta…
a seguire solo silenzio e un nuovo inizio.

La cena…
2009, 15 GennaioLe 19:10 di sera, sono in macchina, ferma davanti un ferramenta, devo comprare una bomboletta di svitol, uno di quegli quegli spray che servono a sbloccare le serrature, dato che rischio di restare chiusa fuori di casa stanotte, e, viste le temperature, non mi pare il caso!! Spengo la radio e sento squillare il cellulare. Il suo numero. Guardo perplessa e mi domando: rispondo o non rispondo? Quattro squilli…rispondo!
Lui. Non lo sentivo dal 31/12, perchè non considero le telefonate di lavoro. Mi chiede del trasloco, a che punto sono, come mi sto organizzano. Rispondo, ma non controllo il mio istinto e gli dico, serenamente, che non mi aspettavo affatto questa chiamata, visto e considerato il modo in cui c’eravamo lasciati a fine anno. Mi dice del msg inviatomi quando ero a Roma…Continuiamo a chiaccherare, riprende il discorso del bracciale, non è stato giusto che io non l’abbia accettato. Beh, perchè, tu non me l’hai più dato, se me lo porti io l’accetto, o l’hai riciclato? STRONZA! Pure!! Beh, in sostanza dovrebbe rientrare domani sera e fooooorse ci vedremo venerdì…
Io non lo so, io non capisco, io non ho il tempo di fermarmi per pensare, io sono in stramegaritardo!! Entro nella bottega, compro quello che mi serve e corro all’appuntamento con Vincenzo. Aperitivo d’addio, o arrivederci? BOH!
Le 20:35, con i primi due bicchieri all’attivo vado a prendere Raffaella e andiamo al ristorante per questa cena con i colleghi, il cattivo umore è decisamente passato, sono più socievole e pronta al divertimento. Margaret scende dalla macchina del capo con in mano un pacchetto…gioielleria!! Figo, il mio regalo!!!
Insomma, la cena procede bene, mangiamo varie specialità della cucina romana, se mia madre sapesse che ho pure assaggiato la trippa, e mio padre, se gli dicessi che ho mangiato l’abbacchio, mi toglierebbero dallo stato di famiglia, dato che a casa, praticamente storco sempre il muso quando mi si presentano davanti queste pietanze!! Beviamo due bottiglie di vino, ridiamo prendendo per il culo la vittima che verrà al mio posto, povero ragazzo che brutta pubblicità gli sto facendo, ma anche chi se ne fotte!!! Finiamo di cenare e andiamo in una saletta fumatori. I colleghi hanno provveduto a fare nmettere una canzone: Bocca di rose di De Andrè, un chiaro riferimento a me, che bastardi!! Scherziamo un pò e finalmente riappare il pacchetto magico…
Prima apro il biglietto. Leggo la dedica di Raffaella, mi salgono le lacrime, anzi, i lacrimoni. Ma non piango. Cazzo, Margaret mi sta fissando, si aspetta questo, le mie lacrime, brutta stronza, e io non piango!!! Mi riprendo, leggo la dedica di Toti, che si salva con le sue parole dalle cattiverie che mi aveva detto questo pomeriggio. Faccio un breve discorso, li ringrazio, ma mi rendo conto che non riesco a spiegare che sono stata bene con loro, che in questo anno e dieci mesi sono stati come una famiglia per me, perchè il mio capo mi ruba la parola e comincia a fare una filippica (pippa!!) sul lavoro di squadra e sta cazzate varie…che si fotta!!!
Asciugate le lacrime vado a pagare il conto. Carta di credito…non passa. Ok, provo con il bancomat. Non funziona…Che sfiga del cazzo!! Raffaella mi presta 100 euro, paghiamo e andiamo via.
Mezze ubbriache io e Raffalla saliamo in macchina, l’accompagno io, ma prima urge una piccola deviazione. Stasera saremo Thelma & Louise. Ma, siccome sto raccontando a fatti avvenuti, siccome sono in ufficio e i cari colleghi mi stanno lasciando qui, il post lo perparerò stasera a casa e lo pubblicherò domani mattina, quindi, Vuc’s, mio caro, dovrai pazientare altre 24 ore!!

Prima di partire
2009, 1 GennaioMi sono svegliata alle 9 e credevo fosse già l’ora di pranzo. Mi sono affacciata al balcone. L’Etna piena di neve, freddo pungente, il cielo terso; una bella giornata. Piango. Cazzo, piango affacciata al balcone mentre sento mia madre avvicinarsi per farmi gli auguri. Tiro dentro le diue lacrime che sono venute giù e le dò un bacio. Poi è il turno di mio padre. Non riesco a nascondere le lacrime, gli porgo quindi la fronte e solo per un bacio. Cazzo, ma perchè piango? Vado a fare pipì e non ce la faccio proprio a smettere. Sto crollando, ho davanti le ultime sue parole di stanotte: dolce notte mi ha augurato, come aveva fatto alcuni mesi fa. Dico allo schermo freddo del pc smettila, smettila e lasciami stare per favore, che io così impazzisco, che io non so come prenderti, che io posso trattenere ma poi scoppio e mi sento una merda.
Preparo il caffè, riscaldo il latte e tiro fuori ii biscotti per fare colazione, sempre senza riuscire a smettere. Vado poi a fare una doccia, devo lavare i capelli, mica posso andare a Roma conciata così. esco dal bagno. Mio padre è uscito, mia madre si dedica alle consuete faccende di casa. E’ in camera da letto. Il sole illumina tutto. MAmma, io non voglio partire, sono triste e non voglio fare niente. Niente di niente. Ricomincio a piangere e non riescoa fermarmi. Mia madre mi guarda e non sa cosa dirmi, accenna al trasferimento, ma non è questo il problema. Io vorrei dirle tutto, raccontarle di questo amore, del fatto che lui ami un’altra, di questi ultimi quattro mesi di vana attesa, della paura che ho di restare da sola per sempre, di diventare coma la zia, di ammalarmi, di non avere nessuno, di quanto credo sia inutile la mia vita. Io ho un crollo e non mi so rialzare, non trovo un motivo per andare avanti. Non voglio più partire o comunque non voglio fermarmi per il periodo progettato.
Mia madre mi abbraccia, la vedo preoccupata, ha capito bene o male il mio malessere, anche se alla fine io non abbia detto niente di che per spiegare il mio stato d’animo. Mi convince a non annullare il viaggio. Ma cambio la data di ritorno. In culo ai soldi, chisenefotte, servono a garantire la serenità e un pò di tranquillità. Così, anche se non ho una Mastercard, posso affermare che la felicità non ha prezzo anche se hai una VISA!!
Mi preparo quindi a questa piccola fuga dall’isola. E’, in effetti, necessaria. Devo recuperare un pò di serenità. Restando qui non farei altro che stare in sua adorante attesa. Così, invece, non avrò tentazioni di sorta. Mi allontano o forse scappo. L’importante è partire per un pò e al ritorno sarò diversa…
