Oggi ultimo giorno in agenzia di Giuseppe. Domenica partirà per Fano, dove starà per due mesi. La giornata a lavoro è praticamente volata tra milioni di problemi. Lui è rimasto barricato nella sua stanza quasi tutto il giorno, riemergendo solo per pranzo. Un pranzo fatto all’inpiedi al bar. Io ammutolita dalla stanzhezza, lui e Marco che tentavano di farmi sorridere. C’è riuscito solo il banconista, porgendo a Giuseppe una tazzina vuota: il suo caffè molto stretto! Il pomeriggio è volato ed io sono stata catatonica fino alle cinque, quando avevamo finito ed erano andati tutti via.
Io e Giuseppe da soli in ufficio. Lui doveva sistemare i sospesi, io gli arretrati! Siamo rimasti fino a dopo le sei del pomeriggio, poi in macchina;, ci vediamo al solito posto. Io vado avanti e scoppio a piangere in macchina. Piangevo senza perchè, o forse il perchè c’era. Il fatto che si era instaurato un bel rapporto, fatto di complicità e doppi sensi che non hanno portato da nessuna parte, per fortuna, e che ci hanno fatto legare abbastanza.
Posso dire che mi conosce, che mi ha capita, che, senza leggere il mio blog, è riuscito a penetrarmi. L’ho aspettato ferma nella corsia di emergenza, i bassi che facevano rimbombare l’abitacolo della macchina, un occhio allo specchietto retrovisore, lui che arriva, abbaglia e io che riparto dietro di lui. Un paio di lacrimoni escono quasi incontrollati, mi guardo nello specchietto, gli occhi rossi, speriamo non se ne accorga, uso la sciarpetta per ascigarmi gli occhi. Per fortuna in ufficio mi ero lavata la faccia ed avevo eliminato il trucco. Sarei stata un mascherone inguardabile e lui mi avrebbe chiesto perchè avessi pianto.
Accosta. Spegne la macchina, lo guardo scendere dalla sua macchina e salire nella mia. Mi sento in imbarazzo, deve esserci puzza di sigarette, lui dice che è il mio odore, io non voglio sia così, non voglio sia questo che ricordi di me. Abbasso il finestrino. Mi guarda e resta in silenzio. Io non riesco a parlare e lotto con me stessa per sostenere il suo sguardo senza piangere.
Comprati il BMW, stasera che fai? Esci, devi uscire, non chiuderti nella solitudine; hai allentato con le tue amiche dopo che sei stata a Modica? Si vede che sei triste, e forse è questo che ti rende affascinante.
E io volevo solo piangere. Invece ho preso una sigaretta e l’ho accesa, perchè questo è l’unico modo che conosco per dissimulare e non piangere, non l’avrei potuto fare davanti a lui, l’avrei messo in imbarazzo, non avrei saputo spiegargli perchè stessi piangendo, non volevo nè comprensione nè compassione, non sarei riuscita a smettere e l’avrei messo in imbarazzo. Così sono rimasta in silenzio, non trovavo neanche le parole per dire le mie solite cazzate per sviare il discorso. In silenzio ho lasciato che continuasse a guiardarmi, ho continuato a guardarlo, perchè passeranno due mesi prima che potrò farlo ancora, prima che potrà farlo di nuovo, e mi mancherà, anche se non gliel’ho detto.
Mi ha dato un bacio sulla guancia prima di scendere dalla macchina, ho rimesso in moto e sono andata via, liberandomi da tutta la tristezza accumulata, liberandomi di tutte le parole che avrei voluto dirgli e che ho taciuto. Gli ho mandato un messaggio quando ho svoltato per una traversa mentre lui andava dritto: Una sigaretta per non piangere davanti a te. Mi spiace che parti e so che mi mancherai. Poi ho spento il telefono, per evitare una sua chiamata, ma lui non l’ha fatta.
Persevera l’amaro in bocca, per lui che mi legge così, per me che non so reagire, per tutto quello che vorrei e per cui non so lottare